Ariostea è al SAIEDUE Living - Bologna 14/18 marzo 2006
Padiglione 36 - Stand B41
Ariostea, azienda nota per la produzione di marmi e pietre ricreati in fabbrica con materie prime naturali e tecnologie innovative, partecipa alla venticinquesima edizione di Saiedue Living che si terrà presso il quartire fieristico di Bologna dal 14 al 18 marzo 2006.
Saiedue Living " Saloni Internazionali dell’Architettura, delle Finiture d’Interni, del Recupero e delle Tecnologie per l’Edilizia " si è confermato negli anni come la più completa preview internazionale dell’eccellenza in termini di tecnologia e design per serramenti, partizioni, pavimenti, scale, automatismi, pitture e prodotti per il recupero.
Un appuntamento quindi di grande interesse per il mondo del progetto e un’occasione di aggiornamento a cui i prescrittori non possono mancare, come dimostrato dai dati di affluenza.
Nel 2005 hanno partecipato a Saiedue Living oltre 130.000 visitatori (di cui più di 20.000 progettisti. Architetti, ingegneri, geometri, interior designer), che hanno confermato con la loro presenza l’interesse verso una manifestazione considerata come l’unica in grado di fornire informazioni tecniche specifiche sulle novità del settore componenti e finiture per l’edilizia.
Come sempre, lo stand Ariostea è aperto a progettisti, arredatori, professionisti che desiderano conoscere ed apprezzare i marmi e le pietre high tech: padiglione 33 stand B41 da martedì 14 a sabato 18 Marzo.
Ristrutturazione del PalaVela di Torino
Nel 2002 è stato indetto un concorso internazionale per la ristrutturazione del Palavela di Torino e per la sua trasformazione
in impianto sportivo dedicato al pattinaggio artistico e allo short track, in vista delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006.
L’ormai storico edificio era stato realizzato negli anni 1959-1961 come padiglione espositivo per il centenario dell’Unità
d’Italia. Il progetto base per l’appalto concorso, redatto dagli architetti Annibale e Giorgio Rigotti, prevedeva una struttura
a vela con sei punti d’appoggio, modificata poi dal progetto vincitore del concorso, concepito dal Prof. Franco Levi con
una nuova struttura su tre punti d’appoggio, come è ancor oggi.
Il PalaVela colpisce per la particolare forma e per le dimensioni: l’edificio ha una base esagonale inscritta in un cerchio di 150
metri di diametro, ed è costituito da una struttura in cemento armato realizzata su tre archi accostati, ruotati tra loro di 120 gradi
ed ancorati a terra su tre dei sei vertici dell’esagono. Un’opera in cui si fondono architettura ed ingegneria e che è divenuta
nel tempo un riferimento per la città di Torino.
Il bando di concorso del 2002 prevedeva il restauro
del PalaVela e la localizzazione al suo interno di un
impianto per le specialità olimpiche di pattinaggio
artistico e short track, con tribune per 8.000/10.000
persone, locali accessori e servizi, nonché il riutilizzo
dell’impianto al termine delle Olimpiadi come struttura
polivalente gestita dal Comune di Torino.
Il progetto, ideato dall’architetto Gae Aulenti in
collaborazione con l’ingegner Arnaldo De Bernardi,
ha optato per la soluzione di realizzare un “edificio
nell’edificio”, con proprie caratteristiche formali,
indipendente strutturalmente dalle volte esistenti,
ma che rispettasse la loro geometria e unitarietà,
come era nelle intenzioni del progetto originario. Le
volte in cemento armato diventano elemento di
riferimento visivo sia dall’interno che dall’esterno.
Questa decisione è risultata inoltre essere in
sintonia con le richieste funzionali e distributive
della committenza.
Il nuovo edificio è composto da due corpi
accostati, con copertura a quote diverse, collegati
tra loro da una copertura spaziale reticolare. Un
corpo è destinato agli spettatori, l’altro alla
famiglia olimpica, agli atleti e ai media, per un
totale di 8.250 spettatori. Al centro si trova la
pista di pattinaggio dalle dimensioni di 30x60
metri, delimitata da una fascia bordo pista di 3
metri.
La scelta di costruire un edificio con coperture
a due livelli differenti è strettamente connessa
alla geometria della vela esistente, che permette
di avere le altezze maggiori in corrispondenza
delle parti centrali degli archi. Ne risulta un
edificio asimmetrico dentro ad un altro edificio
che ha una propria configurazione assiale, che
con esso entra in dialogo mostrando prospettive
nuove al variare del punto di vista del complesso.
L’Ardesia Bordeaux high-tech è stata a scelta in
alternativa alla pietra di cava, in quanto garantiva
disponibilità in grandi quantitativi con costanza
cromatica e qualitativa. L’originale tonalità cromatica
di questo materiale mette in risalto sia le facciate
dell’edificio verniciate di rosso che le volte in cemento
della vela. Buone prestazioni antisdrucciolo sono
assicurate su tutta la pavimentazione dalla struttura
leggermente a rilievo della superficie.
Poiché si desiderava mantenere uniformità fra le superfici interne ed
esterne, l’Ardesia Bordeaux high-tech è stata adottata anche per la
pavimentazione all’interno della struttura, che si articola su tre livelli da
quota 0.00 a quota +8.00 e comprende, oltre alle tribune, tutti i locali di
supporto all’attività sportiva e di servizio per gli spettatori e i media.
L’intera opera è stata realizzata in
conformità ai massimi standard di
sicurezza e di accessibilità e con una
cura meticolosa per la migliore resa del
ghiaccio, delle luci e dell’acustica.
Queste caratteristiche rendono il
PalaVela un edificio efficiente sia come
impianto per le competizioni sportive che
come struttura polivalente per il dopo
Olimpiadi
Monastero di Siloe
Il progetto architettonico per il Monastero di Siloe è ispirato alle suggestioni
dell’architettura cistercense, che trova nell’universo simbolico il linguaggio più
idoneo ad esprimere la propria esigenza di assoluto. E’ attraverso la geometria
che l’architettura medievale esprime la propria arte, le sue forme sono
imitazioni di archetipi e il simbolismo intrinseco le riporta al principio
dell’universo. Ogni abilità creativa è finalizzata al “buon uso” dell’arte, che ha
come fine non la bellezza ma la perfezione. L’uomo medievale è colpito più dal
significato che illumina le forme che dalle forme stesse. Da qui la ricerca
sempre più raffinata del simbolismo inteso come linguaggio universale, il mezzo
che consente all’uomo di comunicare con le sfere superiori dell’esistenza. Nel
Monastero di Siloe ritroviamo un impianto razionale che si realizza nel modulo
individuato nel quadrato del chiostro, sinonimo della vita monastica. Il chiostro
è il simbolo dell’intimità con il divino, è il centro cosmico in rapporto diretto con
i tre livelli dell’universo, come viene definito da San Benedetto.
Tutte le abbazie cistercensi sono orientate verso la luce, verso Oriente: per
volere di San Bernardo, nelle chiese le pareti dovevano indurre nel modo più semplice ed immediato al pensiero della luce, perché soltanto la luce può rappresentare il divino.
All’interno del Monastero di Siloe, la luce entra con
forza diretta nel chiostro, scorre su tutto il perimetro dell’impianto con prese di
luce zenitali e, radente sulle pareti bianche, si diffonde all’interno dei luoghi del
culto e del lavoro quotidiano, scandendo il passare delle ore.
Per quanto riguarda il progetto architettonico, l’intervento è strutturato su una trama di percorsi collinari che portano al complesso monastico e alle sue
articolazioni interne. Obiettivo della progettazione è stato quello di realizzare un complesso edilizio inserito armoniosamente nel paesaggio incontaminato, sia
per la scelta delle forme, ma anche dei materiali destinati a mimetizzarsi sempre
più, con il passare del tempo, nell’ambiente.
Legno, pietra, rame, vetro, ferro, si compongono in geometrie semplici,
proporzioni bilanciate e linee precise per un complesso edilizio simile per
tipologia a un rifugio primitivo scolpito nella collina e modellato dal vento.
Il complesso monastico si articola sulla figura generatrice di un quadrato avente
i lati di circa 40 metri, al cui interno si distinguono l’area per il culto, le attività
ricettive associate ai servizi e la residenza dei monaci appartenenti alla
Comunità.
Al centro vi è il chiostro, un quadrato di 14 metri di lato sul quale si attestano a
sud il refettorio, a est la sala capitolare e la sacrestia, a nord il volume della
chiesa, a ovest gli uffici e la foresteria.
Nello sviluppo del progetto, l’architetto Edoardo Milesi ha operato nel rispetto
totale dell’ambiente circostante, scegliendo materiali a basso impatto
ambientale. Legno grezzo, pietra, intonaci dai colori delle terre. I materiali più
antichi esprimono una modernità al servizio di un cerimoniale antico e di uno
stile di vita sobrio, rispettoso del luogo.
Ad eccezione dei piani interrati realizzati in calcestruzzo armato, tutto il
complesso è realizzato con materiali e tecniche scelte per garantire la massima
permeabilità con il minimo spreco energetico. Così le murature sono in
termolaterizio di grosso spessore con parete esterna ventilata, i solai in legno,
il manto di copertura anch’esso ventilato in lastra di zinco-titanio.
In questo contesto a forte connotazione materica, trovano posto le pietre hightech
Ariostea, frutto di una tecnologia evoluta ma ancorate alla loro origine
naturale nelle materie prime che le compongono, nell’aspetto che riprende
superfici e cromie delle pietre di cava, nel processo di produzione rispettoso
dell’uomo e dell’ambiente in cui vive.
L’Ardesia Bordeaux high-tech con finitura strutturata si inserisce nel refettorio e
nelle aree comuni, mettendo in risalto l’intonaco bianco delle pareti e il legno
naturale dei tavoli, delle panche, degli infissi e delle travature del soffitto.
Sottolinea
invece il perimetro esterno del monastero un ampio marciapiede in Cardoso hightech
bocciardato, sobrio complemento alle facciate in sasso e in legno.
Nel complesso monastico, anche l’impiantistica è stata ridotta al minimo per
limitare i campi elettromagnetici. L’acqua viene prelevata da un pozzo
perforato a pochi metri dal monastero, accumulata in una cisterna sotterranea
e interamente restituita al luogo mediante un impianto di fitodepurazione, al
quale si affiancano un impianto di biodepurazione e uno per l’utilizzo
dell’energia eolica.
La semplicità formale del progetto concepito
dall’architetto Milesi per il Monastero di Siloe è il frutto di uno studio
approfondito della regola benedettina e dell’architettura medievale, a cui si è
affiancata l’applicazione puntuale dei principi dell’architettura biodinamica e
dell’ingegneria bioclimatica. In una sintesi ideale fra la sapienza antica e le
più moderne frontiere della bioarchitettura.

Cappella della Santissima Trinità
Un vecchio ovile con accanto una quercia secolare, su un grande prato pieno di
pecore, così si presentava il luogo dove è sorto il monastero. Come primo
segno della presenza monastica, l’ovile è stato trasformato in una Cappella
dedicata alla Santissima Trinità, con interventi minimi sulla struttura
preesistente e con l’aggiunta del presbiterio edificato ex-novo.
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