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Scheda Evento

Into the Open: Positioning Practice

Padiglione U.S.A. alla Biennale di Venezia

VENEZIA, dal 14/09/2008 al 24/11/2008

L'avvicendamento dei popoli, il cambiamento dei confini nazionali e le disparità nello sviluppo economico mondiale, accentuati dall'esplosione della migrazione e dell'urbanizzazione, hanno indotto conflitti e condizioni che mettono in dubbio i metodi dell'architettura tradizionale. In una situazione caratterizzata da impasse territoriali e istituzionali, gli architetti, gli urbanisti e gli attivisti delle comunità devono intervenire nelle situazioni "superando i confini del costruire". Con questo non si vuole affatto disconoscere il valore dell'architettura in sé, ma approfondire la complessità di ogni singola situazione. In mostra vengono cos“ esplorate le modalità originali grazie alle quali questi protagonisti affrontano la sfida del progettare le condizioni necessarie per fare emergere nuove architetture. Si tratta di progettisti che sono nel frattempo diventati attivisti, ideatori, strumenti di una politica urbana condivisa e attuatori di una ricerca urbana unica nel suo genere. Questi nuovi progettisti si contraddistinguono per la loro enfasi su un'economia dello sviluppo inventiva e interdisciplinare, che superi in maniera creativa le divisioni tra istituzioni, enti, giurisdizioni e che recuperi le risorse che rimangono nascoste tra le pieghe del privato, del pubblico, del settore non-profit. Negli Stati Uniti, in assenza di grandi progetti per infrastrutture pubbliche, le iniziative locali riacquistano potere e divengono luoghi dinamici per l'esplorazione e il formarsi di nuove forme di socialità e attivismo. Attraverso questa concezione allargata della pratica architettonica e delle sue responsabilità si possono offrire nuove prospettive alla soluzione dei problemi più complessi. I confini sociali, culturali e territoriali, a nostro avviso, possono essere intesi come una nuova cornice entro la quale andare a definire i problemi dell'architettura. Abbiamo, perci˜, identificato un gruppo eterogeneo di progettisti operanti in vari contesti ma caratterizzati da un approccio creativo al lavoro e alle persone con cui lavorano. Il principio che ci ha guidati in questa scelta intende sottolineare le modalità attraverso le quali gli architetti, gli urbanisti e gli attivisti rivendicano un proprio ruolo nel plasmare la comunità e l'ambiente costruito. La nostra speranza è che questa tassonomia porti a una miglior comprensione della pratica architettonica degli Stati Uniti e a nuove forme di partecipazione sociale. Sono stati scelti sedici diversi progettisti dediti a una pratica che coinvolge attivamente, con vari livelli di partecipazione, le rispettive comunità di riferimento. Per mantenere il proprio status l'architettura deve rispondere alla fluidità degli stimoli culturali, alle sfide socio-economiche e alle fratture ambientali che definiscono il nostro. In questa mostra l'architettura si rivela capace di generare nuove forme di socialità e attivismo che ci aiutano a superare le divisioni ideologiche. Testo a cura di William Menking, Commissario degli Stati Uniti e Curatore Aaron Levy, Curatore Andrew Sturm, Curatore Progettisti: The Center for Land Use Interpretation the Center for Urban Pedagogy (CUP) Design Corps Detroit Collaborative Design Center Gans Studio The Heidelberg Project International Center for Urban Ecology Jonathan Kirschenfeld Associates Project Row Houses Rebar Rural Studio Spatial Information Design Lab/Laura Kurgan Studio 804 Smith and Others The Edible Schoolyard/Yale Sustainable Food Project Estudio Teddy Cruz

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