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Autore:
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Dario Bertuzzi
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Editore:
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ALINEA EDITRICE
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Pagine:
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80
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Anno:
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2004
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Lingua:
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Italiano
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Prezzo di copertina: € 22,00 Prezzo Edilportale: € 18,70
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DESCRIZIONE
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Testi in Italiano e Francese. Al giorno d'oggi risulta difficile rivivere l'esperienza del Grand Tour. Allora, tra il XVIII e il XIX secolo, il viaggio poteva assumere il peso di un'impresa volta alla conquista della cultura presente in quel determinato territorio. I viaggiatori che attraversavano l'Italia dovevano affrontare le precarie condizioni della viabilità, fare i conti con le imboscate delle bande armate e con la difficoltà di organizzare il vitto, l'alloggio e i mezzi di trasporto. Erano viaggi vissuti come una 'prova iniziatica' in grado di temprare il carattere del viaggiatore, di risvegliare in lui qualità umane assopite da una vita condotta nell'agio e nel benessere della civiltà. Viaggi che talvolta si spingono ben oltre i confini della rete viaria, laddove la natura prospera rigogliosa e affonda le proprie radici nelle fondamenta di qualche civiltà antica ancora da scoprire. È questa la meta estrema di numerosi artisti interessati a indagare col supporto di tecniche agili e corrive la grandezza del passato. La pratica del disegno poteva avvenire attraverso lo studio, l'accurata trascrizione di quel determinato frammento di realtà, o con lo schizzo, steso quasi di getto per fissare una prima idea, per catturare una fuggente impressione. Verso il 1850 numerosi artisti potranno fissare attraverso procedimenti fotografici i resti delle grandi civiltà del passato. Sono i tempi eroici della fotografia perché composta da attrezzature difficili da trasportare per il loro peso e ingombro; perché i procedimenti chimici per lo sviluppo e il fissaggio erano ancora molto elaborati e per certi versi incompatibili con le difficili condizioni climatiche di certe terre.
In questa prospettiva culturale si colloca l'esperienza fotografica di Dario Bertuzzi, anche se del tutto spoglia di quelle avventure che hanno reso celebre la letteratura di viaggio. Ormai il fenomeno del Grand Tour è del tutto tramontato e ha lasciato al suo posto il turismo di massa in grado di trasformare la meta dei suoi viaggi in una nuova geografia del consumismo. Eppure, nonostante il fenomeno si stia manifestando sia livello globale che locale, ci sono ancora terre sublimi sfuggite alla rete dell'industria turistica, anche se le sue maglie vanno restringendosi fino a comprendere entro la propria logica economica tutte le risorse presenti nel territorio. Bertuzzi è consapevole del processo in corso e avverte tutto il significato dell'azione fotografica che verifica l'esistenza di questa realtà dimenticata dalla recente storia dell'uomo e la vive con la stessa intensità dei primi fotografi delle civiltà antiche. Solo i tempi divergono e con loro i contesti culturali che attribuiscono valori diversi alla stessa dimensione archeologica. Le fotografie di Bertuzzi non intendono documentare in termini scientifici ed esaurienti i frammenti sparsi al suolo per poi ordinarli e ricomporli. La sua opera sembra piuttosto localizzarsi sulla dimensione archeologica del sito colta in tutta la sua profonda stratificazione.
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