Mestre: amianto sulle facciate di un condominio
Sorge il dubbio: quanti edifici sfuggono ancora al controllo?
07/07/2005 - L’incubo amianto sembra rimanere pericolosamente in agguato nonostante i numerosi provvedimenti normativi degli ultimi quindici anni. L’ultimo episodio si è verificato a Mestre, con la scoperta inaspettata della presenza di amianto nella finitura superficiale dell’intonaco di uno stabile del 1961 (vedi foto a sinistra). A denunciare la vicenda è Abstudioarchitettura di Mestre, cui sono state commissionate le operazioni di straordinaria manutenzione dell’edificio in questione.
La scoperta dell’inconsueta presenza dell’agente oncogeno ha comportato l’immediata sospensione dei lavori, necessaria perché le autorità ambientali - U.S.S.L. e A.R.P.A.V. - verificassero l’effettiva presenza delle pericolose fibre. Dato l’esito positivo di tale verifica, i committenti hanno successivamente ordinato un’imponente opera di risanamento, resa necessaria dalla friabilità dell’impasto che rendeva le fibre particolarmente volatili. Tutto ciò ha implicato una dilatazione non solo dei tempi (uno slittamento di quattro mesi), ma anche dei costi.
Sebbene si tratti dell’unico caso conclamato, è lecito domandarsi quanti altri edifici della stessa epoca potrebbero presentare lo stesso problema in Italia, e quanti siano stati effettivamente bonificati da imprese autorizzate al trattamento dell’amianto. È questo il motivo che ha indotto Abstudioarchitettura a rendere noto l’episodio.
“Lungi dall’intenzione di provocare inutile terrorismo – commenta l’arch. Andrea Borzì di Abstudioarchitettura - abbiamo il dovere di rendere noto il ritrovamento di consistenti quantità di amianto crisotilo sulle facciate di un condominio nel popoloso centro di Mestre (Ve) durante le normali operazioni di tinteggiatura a noi commissionate. Ritengo che questo sporadico ma significativo caso debba essere adeguatamente preso in considerazione come monito per tutti”.
L’allarme riguarderebbe anche l’ingiustificato utilizzo delle fibre in una finitura di facciata di un condominio, dal momento che il suo esiguo spessore ne esclude lo scopo di coibentazione termo-acustica, e l’assenza di strutture metalliche scarta l’ipotesi della protezione antincendio: “Se è pur vero – continua Borzì - che in passato il crisotilo, viste le sue notevoli caratteristiche di resistenza ed isolamento al calore, può effettivamente essere stato usato in speciali intonaci antincendio o ad alto potere coibentante (in locali tecnici, fonderie, cucine industriali, o attività produttive che necessitavano di tali caratteristiche), oppure in locali che necessitavano di particolari prestazioni di resistenza igroscopica o anticondensa (soffitti di piscine o stirerie, ecc.), appare curioso e strano che un normale intonaco civile di un palazzo per appartamenti, pur non avendo le necessità tecniche di cui sopra, sia stato arricchito da percentuali di fibra che in alcuni punti superava il 50%.
Inoltre, il trascurabile spessore di questo rivestimento esclude ogni possibilità di utilizzo a scopo di coibentazione, notoriamente affidata a materiali estrusi o espansi, che normalmente si presentano sotto forma di materassini, piuttosto che di sottili pellicole come nel caso in oggetto”.
La vicenda di Mestre dovrebbe mettere in guardia dal pericolo utenti e addetti ai lavori, prima dell’allestimento del cantiere, semplicemente alla luce del fatto che esiste una normativa (DPR dell’8 agosto 1994) che da oltre dieci anni impone ai gestori di immobili con accesso pubblico di commissionare ad imprese specializzate la compilazione del "censimento amianto". Se ciò non basta a tutelare la nostra salute, probabilmente la causa va ricercata nel fatto che tutti gli edifici privati non sono contemplati nella legge del 1994. Non solo. La paura più grande è che i lavori di bonifica siano effettuati da normali imprese che, non essendo autorizzate, smaltiscono l’amianto come normale rifiuto comportando enormi danni all’ambiente e ai cittadini.
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