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Barcellona: inaugurata la Torre Agbar di Jean Nouvel
ARCHITETTURA

Barcellona: inaugurata la Torre Agbar di Jean Nouvel

di Roberta Dragone
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Un grattacielo in acciaio e cristallo che si innalza sullo skyline della città per 142 metri

Vedi Aggiornamento del 12/07/2006
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19/09/2005 – Dopo circa quattro anni di lavori, è stata inaugurata venerdì scorso a Barcellona la Torre Agbar, frutto della collaborazione dei due architetti Jean Nouvel e Fermin Vazquez. Il progetto è promosso dal gruppo immobiliare Layetana.

Si tratta di un grattacielo in acciaio e cristallo che si innalza sullo skyline della città per oltre 142 metri con 32 piani di altezza. L’edificio sorge nel punto in cui confluiscono le tre grandi strade di Barcellona: l’Avenida Diagonal, la Meridiana e la Gran Via, in linea d’aria non troppo distante dalla Sagrada Familia di Antoni Gaudi.

Nel progetto convivono i due concetti opposti di leggerezza e solidità; la prima data dal generoso utilizzo del vetro, la seconda dal calcestruzzo, che costituisce il cuore dell’edificio.
La struttura della torre è costituita da due cilindri di calcestruzzo non concentrici, a pianta ovale, che si innalzano sino al 26° piano. Il cilindro esterno è in calcestruzzo, mentre quello interno, in cristallo e alluminio, ospita le scale, i montacarichi, gli impianti e gli ascensori; lo spazio tra i due elementi cilindrici è aperto, libero da pilastri. Dopo il 26 piano di altezza sorge la cupola in vetro e acciaio, i cui sei piani sono fissati al cilindro centrale senza toccare la parete esterna.

L’idea della facciata a doppia “pelle” nasce dalla volontà di seguire criteri bioclimatici. Il doppio strato di copertura consente, infatti, di creare uno scudo termico che isola sia dal caldo che dal freddo.

Peculiarità del progetto sono senza dubbio le 4.400 finestre in cristallo trasparente che vestono l’edificio, distribuite in maniera asimmetrica. A disegnare le finestre sono dei fori che, posizionati lungo tutta la facciata apparentemente in maniera casuale, evocano l’immagine di un frattale.
L’idea di una foratura “pixellata” viene da uno studio sull’esposizione solare; le lastre di vetro serigrafate sono infatti in grado di regolare l’incidenza dei raggi solari.
“La parte di muro che sta sotto – spiega inoltre Vazquez – è dipinta con quaranta tonalità diverse scelte da un artista amico di Nouvel. Questo fa sì che il suo colore cambi con il passare delle ore del giorno”. Le tonalità vanno dalla terra al grigio, dall’azzurro chiaro al verde.

“Non si tratta - spiega l’architetto francese - di un grattacielo nel senso americano del termine: è un singolare movimento ascensionale nella quiete della città. Non rappresenta uno slancio verticale nervoso come le guglie o i campanili che marcano il panorama orizzontale. Si tratta piuttosto di una grande massa fluida, un geyser a pressione permanente che ha forato il suolo”.

“La superficie dell’edificio – continua Nouvel – evoca l’acqua: liscia e continua ma al tempo stesso così vibrante e trasparente che si percepiscono in profondità la sua lucentezza e le sue sfumature. È un’architettura che viene dalla terra ma che non ha il peso della pietra”.


www.layetana.com


www.jeannouvel.fr
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