Codice ambiente nel mirino degli enti locali
Il 21 giugno si discute la richiesta di sospensiva dell’Emilia Romagna. Diverse regioni decise a impugnare il decreto
08/06/2006 - È ancora sconosciuto il destino del nuovo Codice ambiente. Entrato in vigore il 29 aprile scorso e già corredato di 18 decreti attuativi, il provvedimento è nel mirino delle Regioni, che lamentano la mancata partecipazione nell’iter di stesura, e denunciano i rischi che deriverebbero da alcune disposizioni del decreto. Intanto il 21 giugno prossimo la Corte Costituzionale discuterà la richiesta di sospensiva presentata dalla Emilia Romagna; mentre molte Regioni hanno già annunciato l’intenzione di impugnare il provvedimento.
Se inizialmente Alfonso Pecoraro Scanio assicurava la decisa volontà di cancellare il provvedimento, ora l’obiettivo del Ministro sembrerebbe essersi spostato sull’ipotesi di specifici provvedimenti di blocco ed ulteriori revisioni.
Rifiuti, Tarsu, bonifiche, difesa del suolo e danno ambientale sono i capitoli più discussi.
Il nuovo codice esclude dalla disciplina dei rifiuti le materie prime seconde (residui di lavorazione delle attività industriali destinati al reimpiego nei cicli produttivi) - se combustibili o prodotti - ed i sottoprodotti.
Ulteriore aspetto controverso è quello relativo alle bonifiche dei siti inquinati, che le nuove norme subordinano ad accordi tra imprese e pubbliche amministrazioni.
Il nuovo codice introduce cambiamenti anche relativamente alla Tarsu: scompaiono sia l’attuale tassa (Dlgs 507/1993) che la tariffa “Ronchi” (Dlgs 22/1997), per l’introduzione di un nuovo criterio che tiene conto anche del reddito del contribuente. Il gettito della nuova tariffa non sarà più incassato dai Comuni, bensì dalle Autorità d’ambito territoriali (Ato); e la riscossione sarà affidata ai gestori del servizio. La decisione del passaggio delle competenze dai Comuni alle autorità d’ambito non può essere accolta con favore dai Comuni, per i quali la Tarsu rappresenta, dopo l’Ici, la più importante fonte di introiti.
La Regione Emilia Romagna ha già presentato una richiesta di sospensione del decreto, che la Consulta esaminerà il 21 giugno prossimo.
“Siamo costretti ad accedere ancora una volta alla Corte Costituzionale - dichiarava il presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani - perchè di fatto non è stato possibile avviare un confronto effettivo su temi così delicati per l’assetto del territorio”.
Le contestazioni della Regione fanno riferimento agli assetti delle Autorità di Bacino, alle tariffe del servizio idrico integrato e del servizio fognatura e depurazione, agli scarichi delle imprese agricole, alla gestione delle terre e rocce di scavo, alle procedure per la gestione dei rifiuti.
Sino ad oggi sono state dieci tra Regioni e Province autonome a presentare i ricorsi. Mentre tante altre hanno già annunciato che sono ormai pronte ad impugnare il decreto.
“Il problema – precisa l’assessore calabrese Diego Tommasi, in qualità di coordinatore della Commissione “Ambiente e protezione civile delle Regioni” – non è incentrato non solo sulla richiesta di sospensione dei provvedimenti attuativi e di ripristino delle norme abrogate dal decreto 152/2006, ma anche sull’impostazione di una nuova politica di concertazione tra Stato, Regioni e Formazioni sociali. Obiettivo: fare dell’ambiente un settore prioritario dell’interesse nazionale, in termini di tutela e di sviluppo economico sostenibile”. (riproduzione riservata)
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