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Minimi tariffari, la sentenza della Corte UE non scioglie i dubbi

È consentito fissare minimi, ma il divieto assoluto di deroga limita la libera prestazione dei servizi. Bersani e ordini professionali divisi sull'interpretazione

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vedi aggiornamento del 09/06/2009

07/12/2006 - Con la sentenza del 5 dicembre scorso, la Corte di Giustizia Europea interviene sul tema delle tariffe professionali degli avvocati.

La sentenza riunisce due cause simili (C-94/04 e C 202/04) relativamente alle quali i giudici italiani avevano posto alla Corte del Lussemburgo la questione della conformità tra le norme nazionali relativi alla tariffa degli onorari di avvocato e le regole comunitarie in materia di concorrenza.
I giudici europei hanno stabilito che, in base agli artt. 10, 81 e 82 del Trattato dell’Unione Europea, è consentito fissare minimi tariffari per gli onorari degli avvocati a cui, in linea di principio, non sia possibile derogare.

Tuttavia, vietare in maniera assoluta di derogare agli onorari minimi costituisce una restrizione della libera prestazione dei servizi. Spetta al giudice verificare se tale divieto di deroga risponda realmente agli obiettivi della tutela dei consumatori e della buona amministrazione della giustizia, che possono giustificarla, e se le restrizioni che essa impone non appaiano sproporzionate rispetto a tali obiettivi.

Si tratta di due concetti apparentemente contrastanti che hanno dato luogo ad interpretazioni diametralmente opposte.

Il Ministro per lo Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, in una nota diffusa dal suo Dicastero, plaude alla sentenza sintetizzandola come una bocciatura del sistema obbligatorio delle tariffe minime. “Si tratta – secondo Bersani – di una ulteriore conferma della bontà della scelte fatte dal governo italiano con il decreto sulle liberalizzazioni, che anticipatamente aveva soppresso in via generale il regime tariffario, preso in esame dalla Corte”.

Di segno totalmente opposto l’interpretazione che gli avvocati danno della stessa sentenza: secondo il Consiglio Nazionale Forense “la Corte UE smentisce il Governo italiano e conferma la legittimità dei minimi tariffari degli Avvocati”. “I recenti provvedimenti nazionali – si legge nel comunicato - si basavano sull’indimostrato assunto, oggi smentito dalla Corte, che l’eliminazione di qualsiasi regolazione fosse imposta dal diritto comunitario e si traducesse invariabilmente ed automaticamente in vantaggio per il cittadino/consumatore”.

Ciascuna delle parti ha enfatizzato l’aspetto più in linea con le proprie posizioni; la legittimità di fissare minimi, che però costituiscono una restrizione della libera prestazione dei servizi sembrerebbe una contraddizione irrisolvibile. Forse la risposta è contenuta nel punto in cui la Corte rimette ai giudici italiani la facoltà di verificare se la fissazione di minimi risponda ad obiettivi di tutela dei consumatori e di buona amministrazione della giustizia. Entra in gioco quindi la necessità di applicare dei criteri di valutazione della qualità delle prestazioni professionali.

Sebbene la sentenza si riferisca agli onorari degli avvocati, il tema desta l’interesse di tutte le categorie professionali, dal momento che negli ultimi mesi il decreto Bersani e il disegno di legge di riforma delle professioni hanno affrontato il problema.

E proprio il ddl di riforma delle professioni, messo a punto dal Ministero della Giustizia e approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri il 1° dicembre scorso, sta per approdare in Parlamento.

Il provvedimento, il cui testo ufficiale del disegno di legge è stato diffuso ieri dal Ministero, inizierà, probabilmente la prossima settimana, l’esame da parte delle Commissioni Giustizia e Attività produttive della Camera.

(riproduzione riservata)

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Normativa sull'argomento

8 Commenti

alessandro | appalto pubblico a corpo su restauro come fare

martedì 20 gennaio 2009 - 09.11

Ho un quesito. Appalto publico, restauro, appalto a corpo con stati d'avanzamento al raggiungimento del 10% totale. La contabilità deve compotrare un misurazione puntuale come se fosse un appalto a misura (procedura sicuramente più consona ad un lavoro di restauro) o viceversa mi baso sulla percentuale d'incidenza delle singole lavorazioni fino al raggiungimento del SAL? E che tipo di contestazioni da parte dell'appaltatore mi devo aspettare?

Pier Luigi Corradi | Appalti pubblici e meritocrazia

lunedì 11 dicembre 2006 - 16.04

Caro Ing. Moscatelli, mi sembra che il settore degli appalti pubblici, in Italia, non sia proprio da prendere ad esempio. Le Imprese per sopravvivere devono acquisire appalti con ribassi che poi non sono in grado di sostenere. I lavori prima rallentano e poi si fermano. La qualità dei risultati è sotto gli occhi di tutti. Il sistema legislativo vigente nel settore dei pubblici appalti - basato sul massimo ribasso - ha distrutto l’impresa italiana, quella che nei decenni scorsi ha costruito grandi opere nel mondo. Chi si rivolge ad un medico ad un avvocato (o anche ad un artigiano per rifare il bagno di casa) mirando al prezzo più basso? Penso nessuna persona di buon senso. Nele settore privato il problema non esiste perchè fortunatamente la gente usa la propria testa. Quando siamo invece nel settore pubblico invece le cose cambiano radicalmente. Questione di responsabilità. La meritocrazia può venire praticata solo se le premesse e le condizioni lo consentono. Le imprese di costruzioni storiche sono state distrutte dal sistema dei ribassi indiscriminati. Ora passiamo ai servizi come se nulla sia accaduto? Ma a chi giova ciò? Certo, se fossi una grande azienda, troverei giovamento dall’utilizzare ingegneri a 5 €/ora o, meglio, utilizzare personale tecnico in paesi terzi dove, con pochi dollari, posso avere quei progetti che Le richiedono ore di lavoro. Con queste realtà ci si può mettere in concorrenza ?

Ing. G. Moscatelli | Aprire il mercato alla meritocrazia non ai

domenica 10 dicembre 2006 - 22.45

Egr. Sig. Pier Luigi Corradi, non ho ben compreso la professione da Lei esertitata, comunque concorderà con la tesi che " le tariffe minime (Lei le applica?,ai privati?, al pubblico?) permettono ai pigri di ottenere lo stesso compenso di chi s'impegna" e che il primo vero grande problema da affrontare per recuperare dignità, un ruolo professionale e la qualità richiesta dal progetto(sono un ingegnere) è quello della “revisione e riqualificazione” delle procedure di affidamento di incarichi, procedure che dovrebbero essere legate principalmente alle capacità professionali dei tecnici. Procedure di gara realmente aperte, con l'applicazione di ribassi secondo la normativa vigente per le Imprese, per esempio, darebbero la possibilità ad un ingegnere/architetto di Reggio Calabria di aggiudicarsi un incarico del Comune di Milano, cosa che oggi non è di fatto possibile. Ritengo pertanto che il poter contrattare sull’onorario, ferma restando la garanzia di qualità dell’opera intellettuale, possa contribuire a togliere a "certi politici" ogni facoltà decisionale in ordine agli affidamenti di incarichi professionali, come avviene per le imprese, favorendo così una “vera” rotazione per competenze legata alle effettive capacità professionali. Cordialmente

Giuliana Barbano | Minimi tariffari e garanzia di qualità

domenica 10 dicembre 2006 - 20.15

Il minimo tariffario non è da solo una garanzia di qualità: infatti è solo una "conditio sine qua non" perchè la qualità possa esserci. Questo significa che al di sotto dei minimi non ci può essere qualità per ovvie ragioni. Dire che i minimi tariffari non garantiscono la qualità è pura retorica senza significato, sarebbe come sostenere che il prezzo elevato di un maglione non garantisca la composizione in puro cashmere: è assolutamente ovvio, ma se la materia prima ha un suo costo intrinseco, è evidente che se un maglione costa meno della materia prima non può essere autentico (oppure è rubato...)

giulio garutti | minimi e massimi tariffari dei parlamentari

domenica 10 dicembre 2006 - 09.36

Con la presente, sarei a proporre ai gentili lettori la seguente iniziativa: raccolta di firme finalizzata alla presentazione di un progetto di legge che comporti l'allineamento delle retribuzioni del personale "politico" quali parlamentari, senatori, sottosegretari ecc... utilizzando come valore di base la MEDIA delle retribuzioni dei parlamentari dell'Unione Europea e come correttore (in più o in meno) un bel coefficiente (variabile da 0 a 3 per esempio) parametrato secondo (frequenza alle sedute, proposte di legge seriamente praticabili, eventuali donazioni verso istituti di ricerca e beneficienza, serietà durante le operazioni di voto,e qualche altro che al momento non rammento); naturalmente il parametro potrebbe essere "armonizzato" a criteri europei. Meditate gente, meditate !!

Pier Luigi Corradi | Versione governativa infedele

venerdì 8 dicembre 2006 - 13.27

Letta la sentenza non mi pare possano sorgere dubbi circa quanto affermato in riferimento alla possibilità di stabilire minimi tariffari per talune attività professionali. Non capisco il motivo per cui un Ministro della Repubblica insista nel divulgare notizie che non paiono veritiere

Pier Luigi Corradi | Concorrenza sfrenata

giovedì 7 dicembre 2006 - 19.04

In uno stato dove centinaia di migliaia di professionisti offrono le medisime prestazioni basare unicamente la concorrenza sul ribasso indiscriminato porta inevitabilmente ad una lotta senza quartiere ove gli unici che potranno fare affari d'oro saranno i trafficanti internazionali di lavoro intellettuale. Tutto questo a detrimento delle fasce più giovani di professionisti che invecchieranno senza fare esperienza. I vecchi professionisti verranno chiamati sempre per raccogliere i pezzi di quanto sarà demolito da un regime speculativo della compravendita di servizi. Il futuro delle nuove generazioni di persone diligenti è seriamente compromesso. Chi può salvi i propri figli da questa ondata di pura demagogia

Pier Luigi Corradi | Concorrenza a senso unico

giovedì 7 dicembre 2006 - 18.57

Se è vero che non si devono fissare minimi tariffari per le professioni intellettuali, perchè al contrario debbono essere rispettati i minimi tariffari per le retribuzioni orarie dei lavoratori dipendenti?

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