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21/12/2006 - Prosegue il dibattito sulla nuova formulazione del “Conto energia” delineata dalla bozza di decreto sugli incentivi al fotovoltaico messa a punto dal Ministero dello Sviluppo Economico.
Il decreto, ricordiamo, fissa le tariffe incentivanti (art. 6), differenziandole in base alla modalità operativa (e non, come nella prima versione, alla data di entrata in esercizio) e alla tipologia dell’impianto: le tariffe vanno dai 30 centesimi per gli impianti con moduli ubicati al suolo o su edifici, non operanti in regime di scambio sul posto, ai 42 centesimi per impianti con moduli integrati negli edifici.

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Silvano Benitti
non può essere 0,38 euro/kWh, dato il ragionamento esposto di critica alle tariffe proposte dal Ministero. Forse voleva scrivere 0,48?
Marco
Durante l'intervento al PV Tech di Assago In Ottobre, il prof. Silvestrini ha anticipato una revisione al ribasso delle tariffe incentivanti con la ragione che queste devono essere "politicamente sostenibili". Peccato che ai livelli anticipati (€ 0,30 - 0,42) le tariffe non siano "economicamente" sostenibile. E' facile dimostrare infatti che anche con un investimento iniziale di € 4,00 / kWp "chiavi in mano" (un prezzo limite oggi non ancora ottenibile), per ottenere un IRR > 9 % (un tasso coerente con il profilo di rischio dell'investimento) è necessario installare l'impianto in una località con almeno 1.600 kWh/kW netti (cioè detratte le perdite di sistema ca. 15%). Il che equivale ad escludere le tutto il Centro Nord. Ha senso limitare gli impianti alle Murge pugliesi? Quanto costerebbe il trasporto dell'energia? Quanto si disperderebbe in cadute di tensione? Altro confronto: in Germania l'incentivo è di € 0,55. Con un irraggiamento medio di 900 kWh/kW il valore dell'incentivo è pari a 495 €/kWh. In Italia avremmo 0,30 €/kWh per 1.400 kWh/kW (Centro Italia) pari a 420 €/kWh, cioè il 15% in meno. Tenuto conto che in Germania accettano tassi di ritorno del 7% (avendo maggiore esperienza e tassi bancari più bassi), quale investitore accetterebbe un ritorno di meno del 6% per di più con il capitale vincolato per almeno 12 anni e senza certezze sui ritorni? Non dimentichiamo che un impianto FV significa gestire almeno 6 contratti (banca, proprietario terreno, assicurazione, produttore sistema, manutenzione, gestione amministrativa, doppoia fatturazione Enel/GSE). In più le tabelle di irraggiamento e l'efficenza dei pannelli sono aspetti tutti da verificare. Chi investirebbe a meno del 9-10% con tanti incognite? Per quello che vale, la sostenibilità economica (a nostro giudizio) si ottiene con tariffe incentivanti minime di 0,38 €/kWh, che poi equivalgono sostanzialmente a quelle tedesche. Grazie e saluti. Marco Bonvini
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