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08/01/2007 - Sono proseguiti, anche durante le festività natalizie, gli incontri e i dibattiti sulla riforma delle professioni. Lo scorso 27 dicembre il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ha ricevuto il Presidente della CIU (Confederazione Italiana di Unione delle Professioni Intellettuali) Corrado Rossitto, per discutere del disegno di legge di riforma delle professioni approvato dal Consiglio dei Ministri il 1° dicembre 2006.

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Lidia Malara
Voglio aprire un locale per insegnare tango argentino insieme a un'amica che insegnerebbe danza. Ho trovato un magazzino adatto accanto a un'altra scuola di danza. La mia amica dice che la scuola vicina le farebbe troppa concorrenza. Preferisce andare altrove. Io insegnerei il tango e credo invece che la vicinanza scatenerebbe una reciproca e benefica concorrenza. Vedendo cosa fa l'altro ci sarebbe la spinta a fare sempre meglio e a inventarsi cose nuove. Alla fine ogni scuola di danza cercherebbe di personalizzare la propria offerta privilegiando il meglio delle maestranze che ha a disposizione, puntando sulla qualità del servizio e l'efficienza dell'organizzazione nonché la chiarezza della pubblicità per rendersi più appetibile ai potenziali clienti che, sennò, possono provare alla porta accanto. Finora i liberi professionisti in Italia sono stati "liberi" di fare ciò che volevano in tutti i sensi: liberi di farsi le regole, aggirarle, abusarne e trasgredirle, liberi di non pagare le tasse, liberi di stabilire quanto valgono le loro prestazioni. Un antropologo direbbe "strutture sociali e politiche da terzo mondo". Un italiano non ha bisogno di leggere "Riti di passaggio" di Van Gennep. Non ha bisogno di sforzarsi per immaginare remote strutture sociali iniziatico-esoteriche, basta guardarsi intorno. D'altra parte non è un mistero che l'Italia con la sua struttura socio-economico-antropologica istintiva è un'interessante isola di primitività in un contesto europeo tutto moderno più prossimo alle inclinazioni dell'umanità che non a quelle istintive degli animali. Non è nemmeno un mistero che non sono solo gli antropologi americani a studiarci per questa peculiarità regressiva dello strano genio italico (dei fasti passati oramai sta pure finendo la rendita).
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