08/01/2007 - Sono proseguiti, anche durante le festività natalizie, gli incontri e i dibattiti sulla riforma delle professioni. Lo scorso 27 dicembre il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ha ricevuto il Presidente della CIU (Confederazione Italiana di Unione delle Professioni Intellettuali) Corrado Rossitto, per discutere del disegno di legge di riforma delle professioni approvato dal Consiglio dei Ministri il 1° dicembre 2006.

Dell’incontro ha dato notizia, con un comunicato, lo stesso Ministero che fa sapere anche che “Rossitto ha confermato il sostegno della sua Confederazione al ddl sia perché vi è l’obbligo di applicazione, entro ottobre 2007, della direttiva europea in materia (2005-36-CE) sia perché il provvedimento governativo interpreta sostanzialmente il dispositivo comunitario, a cui la stessa CIU ha collaborato a Bruxelles, nella fase di formazione, ad alcuni articoli”.
“D’altronde - ha fatto presente Rossitto al Ministro Mastella – la riduzione delle barriere monopolistiche a favore di una maggiore concorrenza sono elementi decisivi per la crescita economica e per nuove opportunità, dei professionisti italiani, sul mercato europeo, nonché per la protezione dei consumatori secondo la strategia di Lisbona”. In particolare la CIU ha sottolineato come il Consiglio europeo (all’articolo 2 della direttiva 36), stabilisce che la prestazione intellettuale prescinde dal modo in cui la professione viene svolta se, cioè, a titolo dipendente o indipendente.
Ricordiamo che il ddl messo a punto dal Ministero della Giustizia prevede: il riconoscimento pubblico della associazioni professionali, cui sono affidati i compiti di certificare le competenze degli iscritti; il riordino degli ordini professionali esistenti e l’accorpamento di quelli affini; l’eliminazione del divieto di la pubblicità informativa; l’attuazione di misure per promuovere l’ingresso dei giovani nella professione.
Nei prossimi giorni riprenderanno alla Camera le audizioni dei rappresentanti delle professioni, organizzate per area di competenza e aperte non solo ad ordini e associazioni professionali, ma anche ad Antitrust, Censis e Cnel. Le Commissioni riunite Giustizia e Attività produttive stanno infatti esaminando quattro proposte di legge di riforma delle professioni, presentate dai deputati Siliquini, Mantini, Vietti e Laurini.
Ricordiamo infine che dal 1° gennaio scorso i codici deontologici devono essere conformi a quanto disposto dall’articolo 2 del decreto Bersani (DL 223/2006) in materia di tariffe minime e pubblicità. Il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ha modificato il proprio codice eliminando il riferimento alle tariffe e introducendo, tra gli elementi tra quelli che il professionista può comunicare ai clienti, le caratteristiche del servizio e i prezzi.
Anche il Consiglio Nazionale dei Geologi ha provveduto, nella seduta del 19 dicembre 2006, a modificare il codice deontologico per adeguarlo al decreto Bersani.
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Lidia Malara | viva la concorrenza
domenica 14 gennaio 2007 - 11.17
Voglio aprire un locale per insegnare tango argentino insieme a un'amica che insegnerebbe danza. Ho trovato un magazzino adatto accanto a un'altra scuola di danza. La mia amica dice che la scuola vicina le farebbe troppa concorrenza. Preferisce andare altrove. Io insegnerei il tango e credo invece che la vicinanza scatenerebbe una reciproca e benefica concorrenza. Vedendo cosa fa l'altro ci sarebbe la spinta a fare sempre meglio e a inventarsi cose nuove. Alla fine ogni scuola di danza cercherebbe di personalizzare la propria offerta privilegiando il meglio delle maestranze che ha a disposizione, puntando sulla qualità del servizio e l'efficienza dell'organizzazione nonché la chiarezza della pubblicità per rendersi più appetibile ai potenziali clienti che, sennò, possono provare alla porta accanto. Finora i liberi professionisti in Italia sono stati "liberi" di fare ciò che volevano in tutti i sensi: liberi di farsi le regole, aggirarle, abusarne e trasgredirle, liberi di non pagare le tasse, liberi di stabilire quanto valgono le loro prestazioni. Un antropologo direbbe "strutture sociali e politiche da terzo mondo". Un italiano non ha bisogno di leggere "Riti di passaggio" di Van Gennep. Non ha bisogno di sforzarsi per immaginare remote strutture sociali iniziatico-esoteriche, basta guardarsi intorno. D'altra parte non è un mistero che l'Italia con la sua struttura socio-economico-antropologica istintiva è un'interessante isola di primitività in un contesto europeo tutto moderno più prossimo alle inclinazioni dell'umanità che non a quelle istintive degli animali. Non è nemmeno un mistero che non sono solo gli antropologi americani a studiarci per questa peculiarità regressiva dello strano genio italico (dei fasti passati oramai sta pure finendo la rendita).
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