01/03/2007 - Nella “società della conoscenza” è essenziale da un lato una riforma delle professioni e dei relativi servizi, dall’altro una valorizzazione dei mestieri ad alto contenuto di professionalità, per garantire la modernizzazione e una maggiore equità e competitività dell’Italia nell’economia globale. Questa la premessa dell’accordo programmatico tra Stato e Regioni in materia di professioni, arti e mestieri che le Regioni propongono nel documento “Strategie per la valorizzazione della risorsa professionale nelle arti, mestieri e professioni. Indicazioni per le politiche regionali”.

L’elaborazione della proposta programmatica - si legge nella premessa – parte dalla constatazione della notevole consistenza del mercato del lavoro professionale in Italia, diviso tra una gran parte di lavoro dipendente o assimilabile e una quota di professionisti che esercitano in forma imprenditoriale o in forma autonoma in senso stretto. La mancanza – rilevano le Regioni – di un quadro nazionale univoco di riferimento per la materia delle professioni ha dato luogo, a partire dal d.lgs. 30/2006, ad un notevole contenzioso con lo Stato sulla ripartizione delle competenze.
È stata quindi ravvisata dalle autonomie l’opportunità di promuovere, nell’ambito delle proprie sfere di competenza, sia in materia di professioni che in materia di istruzione e di formazione, politiche dei saperi professionali, politiche delle qualifiche e del riconoscimento delle competenze e politiche di sviluppo del capitale sociale territoriale. C’è l’esigenza quindi di regolamentare l’esercizio professionale a livello regionale, soprattutto per le professioni non ordinistiche, per le nuove professioni e per le professionalità tipiche del territorio: tale regolazione dovrebbe essere vista soprattutto in relazione alla promozione dell’innalzamento del valore e della qualità delle prestazioni professionali e dei servizi, a tutela dei cittadini-clienti.
Sulla base di queste premesse le Regioni e le Province Autonome propongono:
- la valorizzazione del ruolo delle professioni, attraverso politiche della formazione superiore;
- l’aggiornamento e la formazione continua dei professionisti, in cooperazione con gli Ordini e altre associazioni di rappresentanza;
- il sostegno all’iniziativa imprenditoriale delle nuove professioni, anche attraverso incentivi alla creazione di impresa e all’innovazione;
- il completamento della filiera dell’istruzione e della formazione professionale e dei percorsi di aggiornamento come già avviene per molte realtà ordinistiche;
- la creazione di forme di certificazione dell’aggiornamento.
Completa il documento una ricognizione della normativa in materia di professioni, dal decreto La Loggia (Dlgs 30/2006) alla legge delega attualmente all’esame del Parlamento.
E restando in tema di professioni, è da registrare l’avvio, previsto per i prossimi giorni, dell’indagine conoscitiva da parte delle commissioni riunite Giustizia e Attività Produttive della Camera.
(riproduzione riservata)
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