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Ingegneri e architetti di Roma allo stesso tavolo

Impegno comune per contare di più nelle scelte relative alla professione

vedi aggiornamento del 19/09/2007
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18/07/2007 - I Presidenti degli Ordini degli Ingegneri (ing. Francesco Duilio Rossi) e degli Architetti (arch. Amedeo Schiattarella) della Provincia di Roma, hanno dato vita ad un tavolo permanente di lavoro per cambiare la prassi degli Ordini e promuovere la partecipazione effettiva del professionista nella realizzazione degli interessi comuni.


In un documento pubblicato sul sito web dell’Ordini degli Ingegneri, il Presidente Rossi ha illustrato le motivazioni e le finalità del tavolo. Innanzitutto c’è la necessità di entrare, passando dalla porta principale, nel circuito decisionale delle scelte che riguardano il futuro della professione: con l’azione “liberalizzatrice” del governo che ha già dato i primi frutti e con il dibattito ancora aperto a proposito della riforma degli Ordini Professionali - si legge –, occorre ricercare una strada sicura per il rilancio della professione.

La diffusa protesta contro il “Decreto Bersani” dell’anno passato ha generato un clima promettente per la rivendicazione di quanto riteniamo sia un diritto per noi e una garanzia per la committenza, , e cioè la possibilità di esercitare la professione in maniera serena con la consapevolezza che alle nostre grandi responsabilità legate all’esercizio professionale corrisponda la certezza di un riscontro sia in termini morali che materiali. Ma forse non è stato fatto tutto quello che era possibile per promuovere ed elaborare proposte.

Dopo circa un anno crediamo che sia ora di dare seguito a quella azione con un salto qualitativo che consenta alle professioni di cogliere l’occasione di partecipare.

Uno dei compiti costanti (“permanenti”) del tavolo sarà la ricerca e l’auspicabile individuazione delle scelte comuni e delle procedure con cui confrontarsi con i centri delle decisioni interferenti con le nostre professioni, evitando lo stillicidio delle riunioni dell’ultimo momento, delle posizioni assunte senza coordinamento, in modo a volte schizofrenico e pertanto incapaci di produrre risultati positivi

Pur avendo le qualità e i requisiti necessari per garantire idee e avere la voce per comunicarle, arrivati in prossimità del potere politico, abbiamo dovuto misurarci con la nostra reale indipendenza e abbiamo dovuto fare i conti con il peso condizionante dei vecchi modelli e delle vecchie regole della politica “pesante”, quella degli apparati. Si porta a casa un risultato che se va bene è deludente, ma “deve” andare bene.

L’effetto del risultato deludente si rende esplicito nella vita personale e nella vita professionale dove le parole, i programmi, le strategie, le aspettative e le speranze si scontrano ferocemente con i bassi stipendi dei colleghi giovani e non più giovani, con il demansionamento, con il danno esistenziale, con il mancato riconoscimento del ruolo professionale, con il ritardo nella liquidazione delle parcelle, con l’impossibilità di costruire un curriculum, con l’emarginazione dal mondo del lavoro, con l’inarrestabile corsa al ribasso per acquisire gli incarichi e in definitiva con la perdita del piacere ad esercitare la nostra professione fino al più grave effetto ormai emergente con chiarezza per me che presiedo l’Ordine professionale e cioè lo smarrimento della coscienza professionale comune e la conseguente lesione della coesione professionale fino ad arrivare allo smarrimento della solidarietà tra colleghi, tra persone, cioè, che fanno lo stesso lavoro.


Fonte: www.ording.roma.it (riproduzione riservata)
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