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Appalti: la Toscana cerca soluzioni alternative

Dopo la decisione della Corte Costituzionale sul Codice degli appalti

vedi aggiornamento del 08/04/2010
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06/12/2007 - Subito al lavoro per trovare una strada che consenta di salvaguardare al massimo lo spirito della legge regionale, ma anche offrire punti di riferimento in una realtà complessa e assai incerta per tutti i soggetti interessati.


È con questi obiettivi che la giunta regionale toscana ha immediatamente attivato i suoi uffici per capire cosa dovrà cambiare della sua legge sugli appalti, dopo la decisione della Corte Costituzionale che, pronunciandosi contro un ricorso delle Regioni sul Codice unico degli appalti, ha stabilito che la competenza in materia di subappalto deve rimanere allo Stato centrale (leggi tutto).

La sentenza dei giudici costituzionali è stato oggetto di una comunicazione in giunta da parte del vicepresidente Gelli, per un primo confronto sui nuovi strumenti legislativi che, già nelle prossime settimane, sarà opportuno portare al confronto con le categorie e coni soggetti politico-istituzionali. «Ovviamente dobbiamo prendere atto di quanto ha deciso la Corte, investendo una delle parti più innovative e coraggiose della nostra normativa, e ci impegniamo a metterci da subito al lavoro per trovare soluzioni concertate con enti locali e categorie economiche - spiega Gelli – Voglio comunque sottolineare che l’intervento della Corte costituzionale è sul terreno delle competenze, non dei contenuti della nostra legge».

Ed è proprio quest'ultimo il dato da cui riparte l’iniziativa della Regione Toscana, che si muoverà su due piani, uno per riscrivere le parti della legge che sarà necessario riscrivere, l’altro per spingere il governo ad adottare una normativa assimilabile a quella toscana. «Per quanto riguarda il primo terreno di impegno – spiega infatti Gelli - credo che occorra intervenire tempestivamente per impedire il blocco degli appalti e per dare corrette indicazioni alle stazioni appaltanti.

Quanto al secondo terreno, su questo intendiamo essere ben chiari e richiamare il governo nazionale alle sue responsabilità. Se i subappalti sono di competenza dello Stato centrale, allora ci si muova, e ci si muova alla svelta, per una legge nazionale in materia. Noi, da parte nostra, l’abbiamo sempre detto: non siamo certo gelosi della nostra legge». L’importante, così conclude Gelli, è che sia salvaguardato lo spirito della legge, nella convinzione che si tratti comunque di una legge essenziale.

«Rimaniamo infatti dell’idea di aver fatto una legge di cui ha bisogno non solo la Toscana ma l’intero paese. Quello dei subappalti è e rimane un nodo centrale che bisognerà in qualche modo sciogliere. Regole chiare, procedure trasparenti e uniformi, limiti rigorosi all’utilizzazione del subappalto, infatti, non costruiscono un laccio all’economia, ma il presupposto per un’economia sana, in grado di garantire che i lavori siano assegnati veramente a chi lo merita, che i lavori pubblici non siano terreno di affari della criminalità organizzata, che i cantieri siano sicuri. E su questo intendiamo andare avanti».


Fonte: www.regione.toscana.it (riproduzione riservata)
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Altri Commenti

marco

Finalmente lo stato ha mostrato i "denti" contro le anarchie regionali. In effetti è impensabile che si continui, come sta avvennedo per altri argomenti essenziali, tra cui la certificazione energetica, che ogni regione sia lasciata libera di legiferare come meglio crede. Dobbiamo ricordarci che "abbiamo voluto andare in Europa" e come cittadini e tecnici europei dobbiamo pretendere una legislazione certa che sia uniforme per tutti gli stati membri. Basta dunque con lo strapotere delle regioni, cui a mio avviso, con Legge dello stato andrebbe tolto il diritto di emettere leggi, il cui compito deve tornare allo Stato Sovrano, lasciando alle regioni solo le funzioni di controllo sull'applicazione delle leggi. Si dice spesso che l'Italia è Una, che qualcuno ha combattutto per renderla tale, speriamo che nel ns Parlamento qualcuno se lo ricordi e lotti per porre fine al desiderio di protagonismo regionale. Un feroce antimassone dei tempi passati.

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