10/01/2008 - Riprenderà la prossima settimana alla Camera l’esame del disegno di legge di riforma delle professioni messo a punto dai deputati Pierluigi Mantini e Giuseppe Chicchi.

Nei mesi scorsi sul testo si sono espressi, con opinioni contrastanti, il Comitato Unitario delle Professioni (CUP), il Coordinamento Libere Associazioni Professionali (Colap) (leggi tutto)
Non sono mancate dure critiche al testo da parte del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) che aveva parlato di “grave attacco all’ingegneria italiana” a seguito della proposta di accorpare in un unico ordine i laureati di primo livello e i tecnici diplomati (leggi tutto); parere contrario alla proposta è stato espresso anche dagli ingegneri junior (leggi tutto).
Intanto, il Centro Studi dei Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha pubblicato, nel dicembre scorso, le proprie osservazioni (allegate sotto) sulla proposta di legge Mantini-Chicchi.
Il PdL Mantini-Chicchi – si legge nella premessa al documento – definisce un sistema duale basato sulla dicotomia Ordini/professioni regolamentate - Associazioni/professioni associative; per le prime si prospetta una riorganizzazione fondata su accorpamenti e riduzione delle attività riservate agli iscritti (senza l’esplicita garanzia della permanenza degli Ordini e Collegi attualmente esistenti); per le seconde, il riconoscimento pubblico mediante iscrizione in un apposito Registro istituito presso il Ministero della giustizia e la possibilità di rilasciare attestati di competenza ai propri iscritti. Ordini e associazioni sono quindi sostanzialmente equiparati, non solo per compiti e funzioni ma anche a livello istituzionale.
Nel commento si segnala che all’Ordine professionale sono assegnati, esplicitamente per la prima volta, compiti di rappresentanza istituzionale dei propri iscritti mentre, per quanto concerne la libera negoziabilità dei minimi tariffari, il PdL introduce una specifica eccezione prevedendo che per le gare di progettazione di lavori ed opere pubbliche lo sconto sui minimi non potrà eccedere un terzo dei minimi tariffari previsti.
Viene giudicato invece del tutto estraneo allo spirito di un progetto di legge che vuole essere “di sistema”, quanto previsto dal Capo II ed in particolare dall’art. 5 che dispone l’unificazione delle categorie professionali di geometri, periti agrari e periti industriali nell’Ordine dei Tecnici laureati per l’ingegneria. La norma – spiega il Centri Studi CNI – impone ai laureati triennali di matrice tecnica l’obbligo di iscriversi al nuovo Ordine.
(riproduzione riservata)
Giuseppe | 11 febbraio 1929
martedì 15 gennaio 2008 - 13.07
Sono un giovane geometra, diplomato da 7 anni e lavoro in proprio da 2. Continuo sempre a mantenere una formazione professionale viva, facendo corsi e leggendo libri. Dal 1929 sono passati ben 79 anni e da allora la scuola ha fatto passi da gigante. Ho sempre studiato costruzioni e spesso i nostri compiti scritti si basavano sul cacolare una semplice struttura. Ora che lavoro non mi permettono di calcolare nemmeno un sarcofago 2m x 3m. Non chiedo tanto.. ma almeno di poter applicare le nozioni strudiate a scuola alla mia professione. Le semplici strutture, non aventi carichi elevati, aggetti e strutture spingenti, possono benissimo essere calcolate senza per forza andare all'università. Magari sarebbero opportuni dei corsi specializzati; Ma per rinfrescare la memoria, già sono cose che si sono studiate... Ho molto rispetto verso gli ingegneri e chi ha studiato più di me, che riesce a calcolare cose per me impossibili, ma non rispetto chi con superiorità, dice che io non sò fare determinati calcoli anche se semplici. Un tecnico che si rispetti conosce i propri limiti.
Antonio | lasciamo le cose al proprio posto
domenica 13 gennaio 2008 - 16.47
Sono diplomato perito industriale e contemporaneamente laureato in ingegneria (laurea triennale), iscritto al collegio dei periti industriali e libero professionista che esercita da svariati anni, intenzionato ad iscriversi all'ordine degli ingegneri alla sezione B. Credo che le cose debbano rimanere come sono, e quindi in disaccordo con la Mantini-Chicchi, in particolare la mia laurea l'ho sudata con tanti sacrifici e come me, penso che l'abbiano dovuto fare tante altre persone. Pertanto credo che non è giusto che i semplici diplomati attualmente iscritti ai collegi siano equiparati a coloro che hanno seguito un corso di laurea dando regolari esami e una tesi di laurea. Con la riforma si può verificare che un semplice iscritto che non ha mai esercitato si possa avvantagiare di tale situazione alla faccia di chi da diversi anni ha regolarmente esercitato pagando sul campo la propria professionalità, nonchè le tasse e i contributi previdenziali (peraltro molto salate), oltretutto ad avviso dello scrivente, la confusione tra le singole competenze sarà maggiore di quella esistente e ognuno cercherà di appropriarsi di professionalità che non gli compete. Quindi lasciamo le cose al proprio posto forse è la cosa migliore, oltretutto un laureato è un "Dottore" mentre chi non si è mai seduto su un banco universitario rimane un semplice Sig. e ad avviso del tutto personale, questo non può essere un modo per "laureare" chi non lo è.
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