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Incarichi di progettazione: impossibile affidarli come consulenze

Tar Veneto: un’attività di progettazione deve essere sempre affidata attraverso una gara pubblica

vedi aggiornamento del 29/01/2009
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28/11/2008 - Un’attività di progettazione che comprende la redazione di elaborati grafici non può essere assegnata come una consulenza professionale ma deve seguire un procedimento concorsuale. Lo afferma il Tar del Veneto con la sentenza n. 3620 del 21 novembre 2008.

Incarichi di progettazione: impossibile affidarli come consulenze

Norme correlate

Sentenza 21/11/ 2008 n. 3620

Tar Veneto - Affidamento incarico per attività di progettazione - obbligo di espletare gara pubblica..

Decreto Legislativo 12/04/ 2006 n. 163

Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE ..

Decreto Legislativo 30/03/ 2001 n. 165

Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche.

Il caso è stato sottoposto al Tar da un gruppo di architetti che ha vinto un concorso per l’elaborazione di uno studio di fattibilità per la progettazione di Piazza Barche a Mestre (Ve), indetto dal Comune di Venezia il quale si riservava “di affidare al vincitore del concorso l’incarico di redigere la progettazione preliminare dell’opera pubblica”.
 
Dopo la conclusione del procedimento di scelta del proprio elaborato - spiegano i ricorrenti – l’Amministrazione Comunale non si sarebbe attivata al fine di realizzare quanto proposto, facendo sapere, dietro esplicita richiesta, di non aver approvato alcun “Masterplan” relativo alla piazza oggetto del concorso, nè di aver affidato incarichi a professionisti esterni.
 
Viceversa, i ricorrenti hanno appreso da un articolo di stampa dell’esistenza di “contatti” tra l’Amministrazione Comunale e un noto architetto spagnolo, finalizzati a conferire a quest'ultimo il ruolo di "art director" del progetto. Altrettanto casualmente i ricorrenti hanno saputo che il Comune aveva conferito al suddetto architetto un incarico professionale inerente la risistemazione della Piazza; di conseguenza hanno chiesto l’annullamento dell’affidamento e del relativo compenso per l’espletamento dell’incarico (di € 98.000,00).
 
Nel provvedimento del Comune – osservano i giudici – si afferma “che il concorso indetto per la progettazione di Piazza Barche non ha avuto seguito, essendosi modificata la situazione urbanistica e delle previsioni di linee di trasporto” e che “conseguentemente … gli Uffici della Direzione Sviluppo del Territorio ed Edilizia hanno elaborato nuovi indirizzi progettuali sull’assetto futuro di Piazza Barche; … tali indirizzi si dovranno concretizzare in un progetto; … per la sua complessità e per i costi, la realizzazione della nuova piazza non potrà avvenire con l’attuazione di un unico progetto, ma con la progettazione per stralci funzionali che dovranno essere tra loro coordinati”.
 
Quindi, gli elementi di cambiamento delle prospettive progettuali dell’area hanno indotto l’Amministrazione ad abbandonare le soluzioni proposte dai professionisti vincitori del concorso e a decidere di rendere “discontinua” la nuova progettazione con l’esito del concorso precedentemente svolto.
 
Secondo il Comune, l’incarico di “consulenza per il coordinamento progettuale degli interventi relativi alla qualificazione di Piazza Barche” è stato conferito all’architetto spagnolo ai sensi dell’art. 7, comma 6, del Dlgs 165/2001, che prevede che “per esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, le amministrazioni pubbliche possono conferire incarichi individuali ad esperti di provata competenza, determinando preventivamente durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione”.
 
Dalla lettura del disciplinare di incarico - osservano i giudici - si evince che i compiti affidati allo studio e non, quindi, alla persona fisica dell’architetto, consistono nella “definizione dell’assetto complessivo dell’area con particolare riferimento agli aspetti morfologici, architettonici e paesaggistici”, nella “definizione dei principali elementi, anche di arredo urbano, che dovranno caratterizzare l’area” nonché negli “elementi guida per la progettazione dei diversi elementi finalizzati a riqualificare l’area, a partire dall’inserimento della linea e della struttura tranviaria”. Inoltre, l’“incarico di consulenza” è espressamente “finalizzato alla concretizzazione di un progetto che definisca una nuova piazza come parco urbano a carattere prevalentemente pedonale e … (che) dovrà essere espletato tenendo conto degli indirizzi progettuali forniti dalla Direzione Sviluppo del Territorio e dell’Edilizia”.
 
“Delle due l’una” affermano i giudici: - o l’incaricato è stato chiamato per adempiere ad un processo del tutto inutile, cioè l’elaborazione di “elementi guida”, ossia linee di indirizzo della progettazione, sulla base di “indirizzi progettuali” già determinati dall’Amministrazione Comunale; in tal caso “non si vede davvero – osserva il Tar – quale apporto creativo si dovrebbe chiedere a persona (o a uno studio diretto da tale persona?) che è stata prescelta proprio in relazione alla sua indiscutibilmente elevata capacità professionale”; - oppure all’incaricato è stata in realtà affidata un’attività riconducibile ad una vera e propria attività di progettazione preliminare, in quanto ne reca gli elementi fondamentali, compresa la redazione di elaborati grafici.
 
Se è così, si è di fronte alla violazione degli artt. 57, 90 e 91 del Dlgs 163/2006 (Codice degli appalti) relativi alle procedure di affidamento delle attività di progettazione. Nel caso in esame, infatti, è stata attuata una procedura negoziata senza bando di gara e, in particolare, senza che il pur riconosciuto prestigio dell’architetto spagnolo sia talmente “esclusivo e infungibile” da sottrarlo al confronto con altri professionisti. Va aggiunto che, ove la prestazione richiesta al professionista non sia riconducibile ad una progettazione preliminare ma ad un mero “apporto di idee”, la regola della concorsualità non può essere violata, dal momento che la nozione di “affidamento”, e la conseguente necessità dell’evidenza pubblica comprendono espressamente anche i “concorsi di idee”.
 
Ciò significa che, non solo le Pubbliche Amministrazioni non possono affidare senza procedimento concorsuale alcun tipo di progettazione, ma che anche la preliminare acquisizione di idee finalizzate alla progettazione deve comunque essere acquisita e remunerata solo attraverso un procedimento ad evidenza pubblica. (riproduzione riservata)
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Altri Commenti

massimo

La questione è chiara da molto tempo ma nessuno vigila. Nel campo dei lavori pubblici come anche in quello della pianificazione urbanistica, i professionisti esterni, sotto le mentite spoglie di consulenti/collaboratori si prendono carico delle fasi progettuali, disposti a compensi incongrui ma comunque sicuri (incarichi fiduciari in barba alle procedure selettive). Il Neppotismo come criterio di selezione. I professionisti interni delle pubbliche amministrazioni si prendono i meriti e si spartiscono l'incentivo alla progettazione (modello ANAS). I funzionari che pretendono il rispetto delle regole passano per lentigradi e escono dalle simpatie dei propri dirigenti. I funzionari che si adeguano, risultano invece più efficienti e alla fine dei conti vengono anche premiati.

gola profonda

e per la redazione di un PRG? è un incarico che richiede elaborati no? e allora guardate a genova l'incarico diretto a chi è stato dato!! Vi evito la ricerca: Renzo Piano (genovese residente aParigi e iscritto all'Ordine di Milano elenco stranieri!!) Dimenticavo: lo fà gratis...........

Puccio Bellasio

Permane la volontà da parte di troppi amministratori di fare della cosa pubblica un proprio orto privato. Ciò si scontra con il codice degli appalti. L'Incarico fiduciario, che aveva la sua validità nel fatto che del professionista che aveva già dato buona prova, mi fidavo: il professionista aveva l'interesse a confermare tale serietà, lavorando bene. Facile barare e creare "giri" poco puliti. Adesso non si può più, ma con il combinato disposto del codice contratti e del decreto Bersani, è una forsennata corsa al ribasso, che non permette di lavorare avendo il TEMPO per pensare e progettare magari qualcosa di nuovo o migliore dal solito mediocre schifo. Così i segni di un'architettura e ingegneria di infima qualità, resteranno sul territorio per anni, creando spesso situazioni irreversibili. (interesse pubblico? si aggiunge onestà di intenti con uno scritto?) Le regole non spaventano chi sa fare il suo lavoro: Bersani ha tolto i minimi tariffari ma avrebbe dovuto avere il coraggio di imporre standard di progetto SERI (la ex 109 ora la d.l. 163 non li pone, di fatto: si può liquidare un progetto da vari mil di € con una manciata di tavole che dicono poco o niente - ho collaudato un'opera così da poco- o puoi trovare il RUP che chiede definizioni all'ultima vite per un progetto da 20.000€, magari perchè gli stai antipatico o per farsi bello agli occhi dell'assessore, tanto i professionisti sono cialtroni che non fanno un tubo e si arricchiscono, non lavoratori come - e più - degli altri) Gli standard dovrebbero essere indicati in sede di gara, come dovrebbe essere indicato l'importo su cui si chiede il ribasso. Ci si dovrebbe ricordare che il prezzo di un progetto fatto bene (davvero) si ripaga da solo con l amaggiore economicità dell'appalto. E che dire dell'appalto integrato? Bleah!

Marco C.

Concordo con Silvio la questione sull'utilità degli Ordini. Per il concorso in oggetto invece sostengo da un lato come principio assoluto che sia più che corretto che sia realizzato da parte del vincitore. In tema di concorsi in generale sostengo anche il loro svolgimento limpido e trasparente, sia da parte di P.A. che da parte dei concorrenti. Relativamente a quest'ultimo punto, spesso in Italia ci sono troppi furbi da entrambe le parti. Il concorso di Piazza Barche è pieno di controversie sotto più punti di vista, se poi al sindaco o alla cittadinanza non piace credo sia anche giusto rivederne gli aspetti compositivi. Giunta precedente, giunta attuale...che dire? Bho! Spero solo che questa controversia si chiarisca presto e che sia realizzato un bel progetto.

ARCH. VINCENZO LA ROSA

Mi pare che a Los Angeles sia stata progettata una "copia" di Venezia, vedi anche Biennale, ma già altri hanno copiato l'italia...questo per dire che agli architetti italiani non manca nulla, e lo dice la storia, ma purtroppo, invece che elogiare i nostri bravi tecnici si sceglie sempre quello estero ed internazionale.....ok allo scambio di idee ed esperienze.....ma senza controlli significa solo fare clamore...e poi, riguardo agli ordini, per rispondere a qualcuno, mi sono già espresso in altra occasione, e lo ribadisco, credo che non servino proprio a nulla, anche loro sono uno spreco di denaro inutile, un po come tutte le macchine burocratiche. In ultimo credo che ai concorsi debbano partecipare solo i giovani, quelli che si definiscono "grandi", se capaci, si facessero commissionare dai ricchi la loro arte.

Alessandra Malt

Bè il fatto che ci sia collaborazione con un tecnico di un'altro paese mi fa piacere in quanto il confronto è crescita..se le idee sono migliori può essere un arrichimento..il fatto che il procedimento in sè sia stato scorretto non mi stupisce e mi chiedo: siamo sicuri che con i concorsi verrà veramente premiata l'idea migliore??o sarà solo una delle tante facciate...?Comunque in questo momento di crisi..ci sono meno confronti...e più raggiri..anche per poche centinaia di euro...

Sandro Veronese

Non sono un architetto , lo premetto perchè non vorrei essere considerato, come dire, di parte: ma dopo l'esperienza con il tristemente noto ponte di Calatrava, l'Amministrazione di Venezia non ha trovato di meglio che rivolgersi ancora ad uno spagnolo (non sarà mia Calatrava ?) Per gli smemorati ricordo che il ponte è alla fine costato 10 milioni di euro, vale a dire circa 10 milioni di vecchie lire a metro quadrato. L'assessore di Venezia (presidente della CNA di Mestre)di cui mi sfugge il nome e da me incalzato telefonicamente durante una trasmissione televisiva locale, disse che " lo stesso architetto spagnolo aveva ammesso di aver sottostimato un pochino, un pochino capite, il costo dei materiali." e l'assessore proseguì dicendo che comunque a lui il ponte piaceva. Ricordo che il costo preventivato dal famoso architetto spagniolo era di 2 milioni di euro. Alla fine il ponte è venuto a costare 5 volte. Alla faccia del pochino. Concludo che secondo il me in questo "affare del Ponte di Calatrava" c'è materia per un intervento della Magistratura sandro veronese

Renzo M.

La crisi c'è e non la inventano gli architetti...La vivono e la soffrono... La masticano... ognuno per conto proprio... Pirandello commenta...

Silvio

mi sembra assurdo che la difesa di principi sacrosanti sia affidata ai singoli, gli ordini così come sono non hanno più motivo di esistere..... in compenso arrivano inviti per settimane bianche.... ho l'impressione che coloro che dovrebbero garantirci siano più interessati a garantire se stessi.

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