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Industria edilizia, produzione in calo nel 2009

Le previsioni di crisi di Confindustria, Anima e Feneal-Uil Cresme

vedi aggiornamento del 22/01/2009
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17/12/2008 - Previsioni di crisi per l’edilizia del 2009. Secondo le stime di Anima, centro studi che fa capo a Confindustria, il nuovo anno sarà caratterizzato da bilanci negativi per il settore degli impianti e macchine per l’edilizia.

La produzione scenderà complessivamente del 7,5%, mentre l’export perderà il 5,8%. A rischio anche il 3% dell’occupazione diretta. Dopo una crescita del fatturato, dovuta a un aumento delle esportazioni pari al 10,2%, si attende una inversione di tendenza per il prossimo anno.
 
Dagli studi effettuati l’export di macchine edili, stradali e minerarie subirà una contrazione del 18%, facendo scendere il fatturato di circa 3 miliardi di euro e provocando la perdita di 700 posti di lavoro nel settore. In base al quadro delineato da Feneal-Uil/Cresme si assiste a un forte calo delle ore lavorate, dovuto soprattutto alla bolla immobiliare e al decreto anticrisi, che ha messo in dubbio le detrazioni del 55% per l’installazione di impianti di climatizzazione e soluzioni eco-compatibili. (Leggi tutto)
 
Dopo la diminuzione del Pil dello 0,5% nel 2008 e dell’1,3% nel 2009 si potrà assistere a una ripresa graduale dalla fine del prossimo anno. Intanto, nel quarto trimestre del 2008 continua la flessione della produzione industriale, che registra un segno negativo del 4,2% rispetto allo scorso anno. Il terzo trimestre era stato caratterizzato da un calo congiunturale del 2,2%, che ha iniziato ad evidenziare la debolezza della domanda per tutte le componenti. Una tendenza confermata dalla diminuzione degli ordini sia interni che esteri.
 
Secondo Giuseppe Moretti, segretario generale di Feneal-Uil, nel 2009 si attende un buco nero dell’occupazione, che spazzerà via 200 mila posti di lavoro, il 60% dei quali appartenenti a lavoratori immigrati, più vulnerabili e meno tutelati dal punto di vista contrattuale. Considerevole la ricaduta sociale, cui si aggiunge una frenata anche nell’emersione del lavoro nero.
 
La crisi risulta particolarmente grave per l’edilizia privata residenziale e non. Per il 2009 si attende una riduzione del 12,9% nella produzione di nuove abitazioni e del 7,5% per le altre tipologie di edifici. La situazione è simile per le opere pubbliche.
 
Si rendono quindi necessari interventi forti in grado di contrastare la crisi economica delle costruzioni. La perdita nel settore abitativo e in quello dei piccoli lavori non potrà infatti essere colmata facendo affidamento soltanto sul finanziamento alle grandi opere, che dal 32% attuale passeranno ad occupare il 60% del mercato entro il 2011. (riproduzione riservata)
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