Cessione ramo azienda, chiarimenti in Cassazione
Il progetto di acquisto non può qualificarsi come cessione di impresa
26/01/2009 - Un progetto sull’acquisto del ramo di un’impresa non è sufficiente a qualificare la vendita come cessione di azienda. Sugli immobili alienati, infatti, si paga l’Iva e non l’imposta di registro. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza 685 del 14 gennaio, ha accolto il ricorso di una società Srl, rovesciando la decisione dei giudici di merito.
Il ricorso era stato presentato da una società contro l’Agenzia delle Entrate e il Ministero dell’Economia e delle Finanze in base alle posizioni assunte dalla Commissione Tributaria della Regione Emilia Romagna.
Il ricorrente lamentava la ricezione di un avviso di rettifica con cui era stata determinata una maggiore imposta e irrogata una sanzione per un atto, registrato nel 1995, assoggettato a Iva mentre avrebbe dovuto essere sottoposto a imposta di registro.
La Commissione Tributaria aveva infatti ritenuto che l’atto registrato nel 1995 e assoggettato a Iva, con cui il contribuente aveva acquistato fabbricati per la produzione industriale, costituisse trasferimento di ramo di azienda, perché integrativo della cessione registrata l’anno precedente e assoggettata a imposta di registro, con cui era stato trasferito un ramo di azienda costituito da impianti e attrezzature.
Secondo la Cassazione il ricorso è fondato dal momento che la valutazione della Commissione Tributaria Regionale sull’esistenza di un unico complesso aziendale si basa su elementi non pertinenti, come l’esistenza di licenze di costruzione e ristrutturazione aventi per oggetto gli immobili ceduti. Fatto da cui si desume l’inserimento in un progetto di allargamento aziendale, poi ceduto nel 1994.
L’esistenza di un progetto sull’acquisto del ramo di un’impresa non è da sola decisiva per l’individuazione della destinazione e della consistenza di un complesso produttivo. In precedenza, in una situazione simile, la Corte di Cassazione aveva già affermato che si era in presenza di una semplice cessione di beni e non di un ramo aziendale.
La cessione di un ramo di azienda aveva creato incertezze anche nel settore degli appalti pubblici. Problematica su cui si è pronunciato il Consiglio di Stato, affermando che l’eventuale venir meno dei requisiti di idoneità, conseguenti alla cessione, non può pregiudicare l’impresa, ma deve essere accertata dalla stazione appaltante (Leggi Tutto). (riproduzione riservata)
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