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Umbria, risparmio idrico per i nuovi edifici

Obbligatorio il recupero e il trattamento delle acque piovane

vedi aggiornamento del 18/05/2009
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12/01/2009 - È l’Umbria la regione leader nella tutela energetico ambientale per le nuove costruzioni e le ristrutturazioni integrali. Con la Legge Regionale 17/2008 è stata data attuazione alle disposizioni della Finanziaria 2008 sul risparmio idrico e l’uso delle fonti alternative (Leggi tutto).

Da quest’anno il rilascio del permesso a costruire deve essere subordinato non solo alla certificazione energetica dell’edificio, ma anche alle caratteristiche strutturali dell’immobile per il risparmio idrico e il reimpiego delle acque meteoriche.
 
L’Umbria impone il recupero delle acque piovane quando la superficie del tetto dell’edificio è superiore a 100 metri quadri e in presenza di aree verdi pertinenziali irrigabili con estensione superiore ai 200 metri quadri. È previsto il recupero e il trattamento delle acque anche nei parcheggi con superfici impermeabili e capienza da 50 posti auto in su.
 
Le acque recuperate sono riciclate a vantaggio di aree verdi pubbliche e private, usi domestici, reti antincendio e autolavaggi. Con gli strumenti urbanistici in via di definizione si fissano le percentuali minime di permeabilità dei suoli, da calcolare sull’intera superficie dei nuovi insediamenti, che non devono essere inferiori al 60% nelle aree residenziali e al 40% nelle altre.
 
In base alla nuova legge regionale deve essere garantita energia elettrica da fonti rinnovabili pari a 1 kW per ogni unità abitativa e 5 kW per edifici industriali e attività artigianali, agricole, direzionali e commerciali. Diventa quindi necessario installare nelle nuove costruzioni pannelli fotovoltaici in grado di coprire il 50% del fabbisogno di acqua calda sanitaria.
 
Sono esclusi dalle nuove disposizioni gli edifici dei centri storici soggetti a vincolo ambientale e paesaggistico, così come quelli per cui viene accertata l’impossibilità tecnica nel raggiungimento delle soglie minime.
 
La norma distingue inoltre la certificazione di sostenibilità ambientale, rilasciata dall’Arpa, dalla certificazione energetica. La prima comprende i risultati della seconda e va allegata ai rogiti, mentre è facoltativa per gli interventi edilizi dei privati, che possono comunque ottenere contributi, incentivi fiscali o la riduzione degli oneri di urbanizzazione secondaria. (riproduzione riservata)
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Altri Commenti

Ing. Oreste Di Pierro

Sin da ragazzo ho sempre pensato che grande quantità di acqua sotto diverse forme viene fatta scorrere verso il mare senza utilizzo o recupero. In natura, penso, la quantità di acqua che può piovere dal cielo è proporzionale a quanto, in superficie e sotto tutte le varie forme, si produce di evaporazione per cui se le superfici desertificate o inutilizzate venissero "bagnate" acqua da far evaporare (anche con quella del mare) si potrebbe aumentare la superficie evaporante; si aggiunga poi che la tecnologia attuale consente le accelerazioni del processo se si applica un sistema ad utiliozzo solare per lo scopo. Infine nelle costruzioni moderne si può fare molto di piu' con il riutilizzo delle acque usate o prodotte sotto varia forma; un esempio? Se le unità esterne (che producono condensazione) dei sitemi tecnologici venissero installate (entro il limiti di indifferenza al costo ed al rendimento) ad una certa quota, superiore a quella di previsto utilizzo, le acque di condensa potrebbero immagazzinarsi per l'uso (solo ad esempio) dello sciacquone del WC dove oggi si usa purtroppo acqua potabile (troppo preziosa per relegarla ad un compito sostituibile.

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