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Eolico, in pericolo lo sviluppo dell’off-shore

Associazioni del settore unite per il coefficiente moltiplicativo a 1,60

vedi aggiornamento del 24/05/2010
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17/02/2009 - Pericolo per il settore dell’eolico off-shore. A denunciarlo sono le associazioni operanti nell’ambito dell’energia pulita come Aper, Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, Anev, Owemes e Ires Italia nelle considerazioni alle politiche energetiche in atto.

Oggetto delle proteste l’emendamento 25.2 del disegno di legge S. 1195, collegato alla Finanziaria 2009, recante disposizioni in materia di sviluppo, internazionalizzazione delle imprese ed energia in discussione al Senato dal 7 novembre. Secondo le associazioni del comparto eolico l’emendamento, che fissa i coefficienti moltiplicativi degli impianti, fa un passo indietro rispetto al testo dell'articolo 25.4, approvato dalla Camera il 4 novembre.
 
Nell’emendamento viene effettuata una distinzione tra gli impianti eolici su piattaforma fissa, i cui coefficienti sono fissati a 1,10, e quelli a piattaforma galleggiante, con coefficiente pari a 1,50. Fissato anche a 1,30 il coefficiente per i rifiuti biodegradabili e le biomasse. Le associazioni chiedono invece di lasciare invariato il testo precedente, che elevava il coefficiente da 1,10 a 1,60 senza distinzione di tecnologie.
 
Se approvate, le novità introdotte renderebbero insostenibili a livello economico e finanziario i progetti già presentati. Le associazioni mirano a lasciare di volta in volta l’applicazione delle tecnologie più concorrenziali al libero mercato, avendo presente che quelle a base fissa, oggi disponibili, non sono attuabili senza un coefficiente moltiplicativo di 1,60.
 
Le altre tecnologie sono invece ancora nella fase di studio e sperimentazione, ma dovrebbero consentire in seguito l’abbassamento dei costi complessivi. Differenziando i coefficienti diventerebbero concorrenti perché la tecnologia tradizionale fissa, che trova dei limiti nella profondità dei fondali o nella tipologia dei terreni, può essere applicata in aree differenti rispetto a quella galleggiante.
 
Entrambi i sistemi, sostengono le associazioni, dovrebbero usufruire del coefficiente a 1,60 in modo da poter garantire uno sviluppo per entrambe le tecnologie la sostenibilità economico finanziaria dei progetti senza entrare in conflitto. (riproduzione riservata)
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