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Studi di settore, via all’analisi dopo la raccolta dati

Insoddisfazione: manca una valutazione differenziata della crisi

vedi aggiornamento del 08/05/2009
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05/03/2009 - Giro di boa sugli studi di settore. Si è conclusa l’operazione del questionario on line per il monitoraggio della misura in cui la crisi economica ha colpito i contribuenti, come previsto dal DL Anticrisi 185/2008, convertito dalla Legge 2/2009.

In base ai dati raccolti dal Sose, società per gli studi di settore che fa capo al Ministero per l’Economia, l’Agenzia delle Entrate effettuerà le dovute valutazioni in merito alle imposte che devono essere corrisposte dalle attività autonome.
 
L’Amministrazione fiscale e la Società per gli studi di settore hanno avviato, dalla fine del 2008, un’osservazione costante degli effetti della recessione economica che sta investendo tutti i settori produttivi del Paese. Appare infatti di fondamentale importanza la comprensione del fenomeno in atto e i riflessi sulla generalità degli operatori economici. Soltanto attraverso una profonda comprensione è infatti possibile un adeguato intervento sugli Studi e ottenere la giusta rappresentatività degli stessi, oltre che un equo prelievo fiscale.
 
Le informazioni contenute nei questionari serviranno a fotografare l’attuale situazione economica avvalendosi anche della dichiarazione Unico 2009. Di facile compilazione, le domande si basano sulle conoscenze specifiche maturate dagli imprenditori e integreranno altre notizie di natura economica e contabile provenienti da banche dati e flussi telematici già disponibili, grazie alla collaborazione dalle associazioni di categoria.
 
La Sose ha registrato oltre 2 mila collegamenti giornalieri al proprio sito web, dato che conferma il successo dell’operazione di revisione. Alla fine di questo percorso potrà essere delineato un quadro di riferimento cui tutti gli operatori, anche quelli più deboli, potranno fare capo in una situazione congiunturale piuttosto critica.
 
La situazione di normalità cui gli studi si riferiscono deve essere messa in relazione con tempo, luogo e soggetto in esame. Operazione che non sarebbe stata effettuata secondo quanto sostengono piccole e medie imprese e associazioni di categoria. I parametri usati dalla Sose non valuterebbero le caratteristiche dei diversi territori, associando città a forte vocazione produttiva, come Milano o Bologna, ad alcune province siciliane, “colpevoli” di contare un alto numero di laureati e sportelli bancari.
 
Gli studi di settore, riconosciuti come strumenti di grande utilità, dovrebbero quindi essere affinati. Per il riconoscimento dell’impatto diversificato esercitato dalla crisi e una valutazione corretta delle differenze non solo tra le aree geografiche, ma anche all’interno di una singola area urbana. (riproduzione riservata)
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Altri Commenti

edoardo (società di servizi)

Direi che gli studi di settore sono anticostituzionali, dato che la Repubblica democratica Italiana è fondata sul lavoro. Gli studi di settore li considero una seconda contabilità, allora lo stato ci dice quanto dobbiamo dichiarare , si pagano i contributi ed evitiamo di pagare il commercialista ed altri oneri economici e pratiche burocratiche che gravano sul contribuente. Ad esempio succede frequentemente di avere delle spese vive per un sopralluogo da un cliente (benzina , vito, alloggio, ect), con esito negativo; settimane senza alcun cliente pero con spese fisse od aggiuntive. queste spese come vengono considerate dagli studui di settore? GUADAGNI? CHIUDIAMO L'AZIENDA e ci guadagnamo molto di più (ma SENZA LAVORO)

LINO

Gli studi di settore vanno aboliti, sono iniqui, assurdi, sbagliati, sciocchi e contribuiscono non poco alla CRISI. Si possono mantenere solo per le grandi aziende e società...ma per i singoli detentori di partita iva sono da cancellare e non riproporre mai più.

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