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Abruzzo, gli effetti del sisma sotto la lente dei tecnici

Gli ingegneri sismici di ReLUIS: modalità costruttive inadeguate a garantire la sicurezza in zona sismica

vedi aggiornamento del 26/04/2010
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22/04/2009 - Dopo le prime fasi dei soccorsi alla popolazione, l’Abruzzo è diventato un grande laboratorio in cui geologi, ingegneri sismici, docenti universitari stanno analizzando gli effetti che il terremoto ha prodotto sugli edifici.
 
Nei giorni scorsi un team di tecnici del Dipartimento di Ingegneria Strutturale dell’Università di Napoli Federico II, che fa parte di ReLUIS, la rete dei laboratori universitari di ingegneria sismica, ha collaborato con la Protezione Civile alle verifiche sugli edifici a L’Aquila e negli altri comuni interessati dal sisma.

Il gruppo composto dai Professori Edoardo Cosenza e Gaetano Manfredi e dagli Ingegneri Iunio Iervolino, Andrea Prota, Paolo Ricci e Gerardo M. Verderame, sotto la supervisione del Professor Mauro Dolce del Dipartimento della Protezione Civile, ha analizzato i principali crolli e i diversi meccanismi di collasso delle costruzioni sia in muratura che in cemento armato.
 
Abbiamo chiesto agli ingegneri Iunio Iervolino e Gerardo Verderame di illustrarci i risultati dei sopralluoghi.
 
Il crollo della Casa dello Studente di via XX Settembre (foto 3) è stato uno dei più disastrosi in termini di vite umane. Le cause del collasso dell’edificio sono riconducibili alle caratteristiche del sottosuolo o a carenze strutturali? “Il collasso delle strutture è sempre una combinazione dell’interazione del sottosuolo con la struttura, quindi le cause non sono scindibili a priori. Tuttavia, da un esame - per forza di cose - estremamente superficiale, sembra che la Casa dello Studente non avesse le caratteristiche tipiche delle costruzioni antisismiche di moderna concezione, essendo stata costruita in un’epoca in cui la normativa sismica non era avanzata come oggi.”
 
Da un primo esame delle macerie della Casa dello Studente emergono, a vostro parere, particolari inadeguatezze dei materiali o del sistema costruttivo? “Al collasso potrebbero aver contribuito vari fattori, tra i quali una scarsa qualità costruttiva in termini di dettagli costruttivi. Tuttavia, tutte queste cause vanno verificate con studi ed indagini approfondite;  pertanto, allo stato non è possibile dare un giudizio completamente fondato. Altre costruzioni in cemento armato nella stessa area della Casa dello Studente, hanno subito danni molto evidenti ma senza crollare.”
 
A Pettino alcuni edifici sono sprofondati di quasi un piano e i pilastri appaiono slittati verso l’esterno (foto 1 e 2). Si tratta di una conseguenza del fatto che sono costruiti su una faglia attiva o di metodi costruttivi inadeguati? “Questo tipo di danno/collasso riflette una modalità progettuale e una modalità costruttiva di vecchia generazione e inadeguata a garantire la sicurezza della costruzione in zone di livello sismico come quella dell'Appennino centrale. Questo meccanismo di collasso, definito di piano soffice, è ben noto a chi si occupa di costruzioni esistenti in zona sismica, edificate nel secondo dopoguerra in Italia, e non è, purtroppo, inaspettato. La morfologia planimetrica poco compatta e la distribuzione irregolare delle tamponature al piano terra potrebbe aver influenzato la formazione del meccanismo di collasso. Va anche notato che sembra che a Pettino ci siano stati fenomeni di amplificazione locale delle onde sismiche, dovuti alle caratteristiche degli strati più superficiali del sottosuolo, tale da rendere il terremoto più dannoso per le strutture in quel luogo.”
 
Quali sono stati, tra quelli che avete osservato direttamente, i crolli più eclatanti, e perché? “A parte i catastrofici crolli che hanno raso al suolo alcuni edifici e che sono stati forieri di tragedie, il terremoto de L’Aquila rappresenta un caso-studio molto importante per l'ingegneria sismica Italiana e Euro/Mediterranea. Esso è, infatti, il primo terremoto italiano che ha un epicentro molto vicino ad una città costruita con le modalità con cui sono costruite molte delle città in zona sismica in Italia.” (riproduzione riservata)
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Altri Commenti

Giovanni

Le tecnologie non mancano,ma insiste in italia la cultura del calcestruzzo forse per motivi solamente di praticità.......!!!!! Al convegno ATE a cui ho partecipato al Dipartimento di Ingegneria Strutturale al Politecnico di Milano,ho constatato che non mancano assolutamente tecnologie alternative legate oltre che alla sicurezza anche al contenimento energetico!!!! Il sisma in abruzzo è stato però un evento eccezionale ed è semplice stare qui a commentare. Cosa ne pensate del Soft Storey riguardo all'eurocodice8 ? Un saluto siamo vicini alle popolazioni colpite.

aurelio

E' triste abitare sottoterra - anche se lo richiede la sicurezza Dove la mattiamo la qualità della vita ? I costi sarebbero altissimi e ci trasforemo in un popolo di talpe che vedono la luce del sole ( insostituibile ) soltano su di uno schermo video. Spero che la soluzione possa venire dall'impiego degli isolatori sismici e dal corretto impiego e posa in opera dei materiali da costruzione , dalla loro durabilità oltre che da una loro attenta costante vigilanza sul costruito

g***

secondo me dobbiamo ringraziare tuuta l'italia perchè hanno aiutato tutte quelle persone viottime del terremoto, ma soprattutto dobbiamo ringraziare tutti i vigili del fuoco che hanno contri9buito al ritrovamento delle persone che erano ancora sotto le macerie che aveva provocato il terremoto

Franco

Pensi davvero che la mancanza di una o due staffe possano aver provocato quello che si è potuto vedere per TV o sui giornali ? Io non credo proprio che il momento torcente che ha agito sul fabbricato (meglio su alcuni fabbricati) possa essere contrastato dalla mancanza delle staffe a cui alludi.

vincenzo nunziata

Sembra che ancora oggi si continui ad incolpare la MANCANZA DELLA NORMA SISMICA o la NON OSSERVANZA DELLE NORME quale principale causa dei crolli avvenuti; niente di più sbagliato. Per convincersi che le Norme non centrano niente basterebbe leggere i testi di alcuni grandi STRUTTIRISTI del passato quali Nervi, Morandi, Russo ecc., e conoscere le opere e i sistemi costruttivi che hanno superato brillantemente i 2000 anni di vita. La situazione sta in questi termini: innanzitutto bisogna dividere le opere in quelle costruite diciamo approssimativamente prima della 2^ guerra mondiale da quelle dopo. Le opere costruite prima della seconda guerra principalmente in muratura, salvo rare eccezioni erano fatte per resistere principalmente ai carichi verticali non perchè non si conoscesse il terremoto (già Vitruvio dava delle indicazioni "antisismiche") ma perchè le tecniche a disposizione ed i materiali erano quelli che erano ed inoltre l'evento sismico era ritenuto un evento eccezionale da accettare quasi come una calamità di cui ben presto si sarebbe persa la memoria. Di tali opere il Territorio Italiano possiede un patrimonio abitativo e monumentale che supera il 50% e pretendere di rendere antisismiche tutte queste costruzioni seppure si potesse fare tecnicamente e ne dubito fortemente non è plausibile. Le strutture costruite dopo la 2^ guerra mondiale, principalmente in cemento armato, invece dovevano essere in grado di resistere ad eventi sismici di media entità quale quello in Abruzzo in quanto si avevano e si hanno sia le conoscenze scientifiche sia i mezzi che i materiali idonei per costruire, indipendentemente dalle Norme, in quanto una certa resistenza sismica e da carichi orizzontali deve essere "sempre garantita" e queste cose lo STRUTTURISTA le sa, se ciò non è stato fatto l'UNICO RESPONSABILE del crollo e colui che ha progettato le strutture e controllato l'esecuzione.

Ilario

Dalle foto pubblicate si evince la totale assenza di staffature, in particolare nelle zone di nodo dove la loro presenza sarebbe dovuta essere molto evidente visto che, nelle zone sismiche, in prossimità dei nodi (incrocio travi - pilastri) le staffe (cerchiatura dei ferri) vanno intensificate proprio per contribuire a reagire a sollecitazioni dovute alle forze orizzontali (sisma). Di chi è la colpa? certamente del Direttore dei Lavori e del Collaudatore (in partocolare se collaudatore in corso d'opera) ma, anche e maggiormenta, dell'impresa esecutrice qualora il progetto esecutiva dell'opera le avesse previste.

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