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Terremoto Abruzzo: lo scenario per la ricostruzione

Iniziata la conta dei danni al patrimonio edilizio. In arrivo progetti per 100 province italiane. Riaperto il confronto sulle norme tecniche.

vedi aggiornamento del 24/04/2009
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10/04/2009 - Si delinenano i primi drammatici bilanci sui danni al patrimonio edilizio causati dal terremoto in Abruzzo che ha toccato punte fino a 5,8 gradi della scala Richter. 

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Norme correlate

Ordinanza 09/04/ 2009 n. 3754

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Ordinanza 06/04/ 2009 n. 3753

Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri - Primi interventi urgenti conseguenti agli eventi ..

Decreto Pres. Cons. Min. 06/04/ 2009

Dichiarazione dello stato di emergenza in ordine agli eccezionali eventi sismici che hanno interessato ..

Decreto Pres. Cons. Min. 06/04/ 2009

Dichiarazione dell'eccezionale rischio di compromissione degli interessi primari a causa del terremoto ..

Legge dello Stato 27/02/ 2009 n. 14

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, recante proroga ..

Decreto Legge 30/12/ 2008 n. 207

Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni finanziarie urgenti

Decreto Ministeriale 14/01/ 2008

Ministero delle Infrastrutture - Approvazione delle nuove norme tecniche per le costruzioni

  I crolli hanno gravemente colpito il patrimonio artistico della città dell'Aquila, per il quale è stata attivata una task force dal Ministero dell’Interno. Iniziative analoghe sono state prese per le infrastrutture stradali e le comunicazioni.

Nonostante la mancanza di una classificazione ufficiale, è ipotizzabile che i danni materiali subito dalle zone colpite ammontino a 10 miliardi di euro, Interamente da ricostruire il centro storico del capoluogo abruzzese visto che sono andati distrutti circa i due terzi delle abitazioni, tra cui molti edifici storici. Cinquanta squadre sono già al lavoro per la mappatura del territorio. Dopo aver individuato le aree rosse, accessibili solo ai Vigili del Fuoco, inizierà il censimento dell’agibilità.

 
Sono circa 80 mila gli edifici da monitorare, costruiti tra il 1945 e il 1971. Una valutazione esaustiva richiede però che terminino le scosse e che siano ritracciati i proprietari degli immobili per le autorizzazioni. Necessario anche il recupero dei dati catastali, i cui archivi elettronici e cartacei risultano inagibili. Iniziativa analoga per i beni artistici, il cui restauro sarà probabilmente affidato ad equipe statunitensi.
 
Il CNI, Consiglio nazionale degli ingegneri, sta seguendo fin dalle prime ore gli eventi del terremoto abruzzese, dando vita ad una vera e propria unità di crisi. Si è infatti offerto di coordinare i professionisti che arriveranno da tutta l'Italia nelle zone colpite per valutare l'agibilità di tutti gli edifici sotto la direttiva della Protezione Civile.
 
Molte le manifestazioni di solidarietà. Tra i conti corrente attivati per ricevere le donazioni dei privati a sostegno degli sfollati, spicca quello del Ministero per i Beni e le Attività culturali con cui è possibile scegliere l’opera d’arte specifica cui indirizzare i finanziamenti. In soccorso della cultura anche Cesmar 7, Centro per lo studio dei materiali per il restauro, che ha attivato il gruppo Reset per la messa in sicurezza dei beni artistici.
 
Gli aiuti economici saranno differenziati, senza confluire tutti nelle casse del Ministero del Tesoro. Per far fronte alle prime emergenze si sta attingendo alle risorse della Protezione Civile. Potrebbero poi cambiare le priorità del Governo sull’utilizzo dei 16 miliardi destinati dal Cipe alla costruzione delle grandi opere. È a disposizione il fondo da 5 miliardi previsto dal Cipe per le emergenze, la ricostruzione della Casa dello studente ne assorbirà 16 milioni. Il Governo ha finora stanziato 30 milioni di euro, ma si prevede l’accesso alle risorse dell’Unione Europea.
 
Per il Presidente del Consiglio Berlusconi la ricostruzione razionale deve passare attraverso le “New Town”, agglomerati urbani funzionali che non devono sostituirsi ai centri storici da recuperare e non corrono il rischio di trasformarsi in ghetti, come invece ipotizzato da molti architetti e rappresentanti delle istituzioni. Necessaria per Berlusconi la responsabilizzazione degli enti locali, motivo alla base di “100 progetti per 100 province”, da realizzare sotto la supervisione della Protezione Civile.

Dopo la dichiarazione dello Stato di rischio, dello Stato di emergenza e di una ordinanza con i primi interventi urgenti, il Consiglio dei Ministri potrebbe concentrarsi anche su una accellerazione in tema di normativa antisismica.

Rimane infatti aperto il confronto sulle norme tecniche da applicare alle costruzioni. L’entrata in vigore a pieno regime della nuova disciplina, contenuta nel DM 14 gennaio 2008, è slittata al 30 giugno 2010 dopo l’approvazione della Legge 14/2009, che ha convertito il DL Milleproroghe 207/2008. Il quadro normativo rimane quindi confuso, non prevedendo neanche controlli periodici sugli edifici di importanza strategica, per i quali le proroghe non dovrebbero valere. Maggioranza e opposizione hanno proposto di anticipare l’entrata in vigore delle norme tecniche, possibilità che sarà discussa quando arriverà alla Camera il decreto legge sul rilancio dell’edilizia, ora allo studio del Consiglio dei Ministri. In un primo momento nella bozza di “Piano Casa” erano state inserite misure di snellimento per le costruzioni in zone sismiche. A causa dei recenti avvenimenti oltre alla cancellazione delle semplificazioni e al divieto di interventi in deroga alle norme esistenti,verranno probabilmente applicate le misure antisismiche a tutti gli aumenti di cubatura.
 

 
Sulle tecniche da utilizzare per recupero e ricostruzione post-sisma si sono innescate polemiche anche all’interno dell’Ordine degli ingegneri. Il Professor Michele Mele, ordinario di Tecnica delle Costruzioni alla Sapienza di Roma, ha criticato l’approccio del Presidente Paolo Stefanelli, che a L’Aquila vorrebbe rendere di nuovo agibile i plessi dell’ospedale San Salvatore non danneggiati dal sisma. Dopo il passaggio dello sciame sismico si potrebbe procedere all’accertamento dei requisiti minimi per la riapertura. Decisamente contrario il Professor Mele, che pretende controlli approfonditi su tutta la filiera produttiva, passando dalla qualità di progettazione e realizzazione alla fase di direzione lavori e collaudo, per arrivare solo in un secondo momento alla valutazione sui materiali. Nel 1996 il presidente della commissione sulle incompiute sanitarie aveva giudicato il fabbricato irrazionale e di scarsa qualità. Risale infatti al 1967 l’anno di progettazione
 
Gli studi sulle proprietà delle materie prime utilizzate in edilizia hanno finora dimostrato l’elevata elasticità del legno, in grado di resistere ai test di simulazione messi a punto in Giappone, e dei laterizi, che secondo l’Andil sarebbero conformi alle regolamentazioni più avanzate.
 
La scelta del materiale può quindi essere considerata una condizione necessaria ma non sufficiente. “Il sisma - spiega Mele - è un input di energia per la costruzione, che deve essere in grado di resistere in vari modi. Senza la cura dei minimi dettagli, la casa crolla nonostante un ottimo calcestruzzo”. (riproduzione riservata)
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maurizio

speriamo di non rivedere la ricostruzione antisismica fatta da geomeri come in umbria

Lorenzo Rodorigo

Sugli edifici in c.a. i danni si sono veificati principalmente a causa della esplusione delle murature di tampogna. Per questo sarebbe opportuno fare le tamponature esterne con materiali leggeri del tipo "a pannello" e non più ad elementi (laterizi e/o altri tipi di blocchi). arch. Lorenzo Rodorigo

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Le nuove norme emanate nel 2005 non ancora in vigore, ma che stanno subendo una inutile e ferrugginosa trafila prima della loro definitiva approvazione, ritengo che sono perfettamente inutili. Costruire nuovi edifici applicando come metodo di calcolo le tensioni ammissibili in luogo degli stati limiti, è ben poca cosa, qualche innovazione positiva sicuramente porteranno, ma la cosa assai grave che non si pensa a mettere mano sulle costruzioni esitenti: Oltre il 90% delle strutture del patrimonio edilizio esistente è inadeguato e pericolante a cominciare delle strutture pubbliche. Pensiamo alle decine, centinaie, migliaia di case costruite abusivamente nell'arco di pochi giorni, le sopraelevazioni, gli ampliamenti realizzati dal dopoguerra ad oggi senza alcun criterio, la qualità del cemenno e del ferro adoprato 50 o 60 anni fa, i vincoli imposti dalle varie sovrintendenze e da decine di enti preposti solo a vietare o ad allungare i tempi i realizzazione di interventi anche strutturali di vitale importanza. Se vogliamo veramente evitare future stragi, diamo la posbilità a chiunque, in qualsiai posto d'Italia, salvaguardando le opere d'arte, ovviamente, e solo quelle, di demolire e ricostruire vecchi edifici con criteri moderni. Allora si le nuove norme troveranno concreta applicazione.

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