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Sicurezza sul lavoro: ‘salva-manager’ al centro dello scontro

L’opposizione: si deresponsabilizza il datore di lavoro e si riduce la tutela della sicurezza dei lavoratori

vedi aggiornamento del 22/09/2009
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17/06/2009 - È in corso, in Commissione Lavoro del Senato, l’esame del disegno di legge contenente disposizioni integrative e correttive al Decreto Legislativo 81/2008, il Testo Unico della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Ancora una volta il terreno di scontro tra maggioranza e opposizione è stato quello dello scenario prefigurato dagli articoli 2-bis, relativo alla presunzione di conformità alle norme per chi adotta sistemi di gestione aziendale, e 10-bis, cosiddetto “salva manager”.
 
L’articolo 2-bis - ha spiegato il relatore Carmelo Morra – prevede che la corretta attuazione di norme tecniche e buone prassi equivalga alla conformità alle prescrizioni di legge, mentre la certificazione (fatta da enti bilaterali e università pubbliche e private) dell’adozione e dell’attuazione dei modelli di organizzazione e di gestione aziendale e l’impiego di “macchine marcate CE” determinano una presunzione di conformità alle prescrizioni del Dlgs 81/2008.
 
L’articolo 10-bis (che introduce l’articolo 15-bis) delimita i responsabili delle violazioni delle norme sulla prevenzione degli infortuni e introduce alcune condizioni, ai fini dell’imputazione della responsabilità a tutti i soggetti per i quali le singole norme comminano le sanzioni. Tale articolo – ha continuato Morra – sembra limitare o quantomeno specificare il principio di cui all’articolo 40, comma 2, del Codice Penale, secondo il quale non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo. È lo stesso relatore a invitare la Commissione a valutare se tale disposizione sia conforme alla direttiva n. 89/391/CEE concernente la responsabilità del datore di lavoro in materia di sicurezza.
 
Il senatore Giorgio Roilo (PD) ha definito il ddl “un vero e proprio snaturamento del Testo unico” che accoglie le pressioni di Confindustria e deresponsabilizza il datore di lavoro riducendo i livelli di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. L’articolo 2-bis è a suo avviso inaccettabile perché confonde l’obbligo del rispetto della normativa (la cui responsabilità è individuale, come stabilito dall’art. 55 del Testo Unico) con l'adozione di sistemi di organizzazione e di gestione (intesi come utile supporto per rispettare gli obblighi prevenzionistici), che è volontaria e collettiva. Inoltre - ha affermato -, la certificazione dei sistemi di organizzazione e gestione viene affidata a soggetti che non hanno niente a che vedere con queste problematiche quali enti bilaterali e università, che possono certificare la bontà dei contratti di lavoro e non certo la conformità alle norme.
 
Secondo la senatrice Manuela Granaiola (PD), il provvedimento ha il sapore di una “controriforma”, perché abbassa i livelli di tutela dei lavoratori e offusca la cultura della prevenzione, oltre a confliggere con le norme comunitarie e costituzionali. L’Esecutivo e la maggioranza – ha fatto notare – non si limitano a semplificare ed integrare, ma disegnano un quadro normativo diverso, che deresponsabilizza i datori di lavoro, frantumandone le responsabilità in mille diversi rivoli di fatto difficilmente gestibili (responsabilità del preposto, dei progettisti, dei fabbricanti, dei fornitori, degli installatori, del medico o dello stesso lavoratore). Spariscono le responsabilità per non aver fatto il possibile per evitare situazioni di pericolo e la responsabilità dell'impresa viene totalmente assorbita dalla presenza di eventuali responsabilità colpose di uno o più subordinati.
 
Anche lo schema sanzionatorio viene pesantemente modificato: vengono diminuite le pene, e quelle detentive possono essere sostituite con pene pecuniarie, mentre alcune sanzioni penali si trasformano in sanzioni amministrative.
 
Ma il vero scandalo, ad avviso della senatrice, è rappresentato dagli articoli “salva manager”: sostanzialmente il datore di lavoro non ha mai colpa, le responsabilità ricadono sui preposti alla sicurezza e sul lavoratore stesso che, secondo la logica dello schema in esame “doveva stare più attento”. Per molti aspetti il provvedimento è vergognoso, e riporterebbe la situazione a livelli peggiori di quelli antecedenti il Testo Unico di Prodi.
 
Infine il senatore Paolo Nerozzi (PD) fa notare che le norme in questione hanno anche una forte valenza comunicativa e il messaggio che la modifica proposta vuole enunciare è essenzialmente politico ed è - a suo giudizio - di liberalizzazione dei comportamenti. D’altro canto, nelle audizioni, le organizzazioni sindacali dei lavoratori hanno espresso grande preoccupazione mentre le parti datoriali hanno manifestato - a suo avviso - una sostanziale non attenzione a problemi di così grande delicatezza. Esistono principi e valori sui quali non si può mediare, ed un Governo che si comporti diversamente si assume una forte responsabilità morale – ha concluso. (riproduzione riservata)
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Altri Commenti

LUIGI

IO CREDO CHE LA PATENTE A PUNTI E UNA COSA CHE SI POTEVA EVITARE NEL SENSO CHE DOVEVA ESSERE IL COORDINATORE A CONTROLLARE E A PRENDERE PROVVEDIMANTI IN CASO DI ANOMALIE, MA IL COORDINATORE NON FARà MAI NIENTE PER NON ANDARE CONTRO IL COMMITENTE PERCHè E LUI A SCEGLIERE IL RESP.DELLA SICUREZZA...E SECONDO ME PERCIò HANNO FATTO LA PATENTE A PUNTI.

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