08/07/2009 - Inizia oggi all’Aquila il G8 2009, il Vertice degli 8 Grandi della Terra, quest’anno presieduto dall’Italia, che vedrà riuniti Canada, Federazione Russa, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Stati Uniti e Unione Europea.
I temi principali del Summit sono: la risposta alla crisi economico-finanziaria globale; la definizione di nuove regole per le attività economiche; l’attenzione alla dimensione sociale e del lavoro; la lotta al protezionismo e la liberalizzazione del commercio internazionale; la risoluzione delle crisi regionali, la sicurezza alimentare e la lotta ai cambiamenti climatici.

Per discutere di questi temi la Presidenza italiana ha coinvolto anche i Paesi emergenti, l’Africa e le principali Organizzazioni internazionali.
Il contrasto dei cambiamenti climatici è una delle priorità della Presidenza italiana, secondo cui è necessario definire una risposta globale in cui, alla leadership e all’impegno dei Paesi industrializzati, si affianchi il contributo attivo dei Paesi emergenti e in via di sviluppo, secondo una condivisione equilibrata delle responsabilità. In questo senso il G8 dell’Aquila, che ospiterà anche la prima riunione a livello di Leader del Forum delle Maggiori Economie su Energia e Clima (MEF) il 9 luglio, sarà una tappa fondamentale per preparare il successo della Conferenza delle Nazioni Unite di Copenhagen del prossimo dicembre.
I più importanti scienziati e climatologi mondiali hanno chiesto ai leader del G8 di impegnarsi a ridurre le emissioni entro il 2020. In una lettera indirizzata ai Ministri e ai Presidenti degli Stati che prenderanno parte al G8 e al MEF (Major Economies Forum), climatologi e politici, con il sostegno di diversi senior government climate science advisors, spingeranno per un’azione politica più efficace ed energica volta a ridurre le emissioni di Co2, “un rischio inaccettabile”. L’intenzione di questa iniziativa è sensibilizzare i leader mondiali a diminuire del 70% circa le emissioni di carbonio. Tra le altre cose, gli accademici sottolineano l’importanza di raggiungere un tetto massimo di emissioni entro il 2020 e di iniziare una riduzione significativa dell’effetto serra prima del 2020.
“Questo è un momento cruciale per discutere di problematiche climatiche in vista del Forum di Copenhagen a dicembre, finalizzato a realizzare un accordo globale”, ha spiegato Michael Oppenheimer, professore di Geoscienze e di Relazioni Internazionali alla Princeton University, uno dei firmatari della lettera aperta ai leader delle economie più industrializzate e più influenti.
“Gli scienziati di tutto il mondo sono chiamati a inviare segnali forti ai leader del G8 e del MEF perché, insieme alle altre Nazioni ad alto inquinamento atmosferico, contribuiscano significativamente alla riduzione del rischio global warming e combattano la minaccia dei cambiamenti climatici. Questi Paesi dovrebbero promuovere la crescita di un’economia a basso uso di carbone e favorire una prosperità in casa come all’estero.
Queste le principali richieste ai leader del G8 e del MEF:
1. Ammettere che l’attuale riscaldamento globale di 0.8°C rispetto ai livelli di pre-industrializzazione ha già avuto un impatto significativo e che l’aumento della temperatura di 2°C potrebbe creare grossi rischi e avere conseguenze irreversibili.
2. Impegnarsi a ridurre le emissioni di CO2 - e di conseguenza l’effetto serra – non più tardi del 2020 e di almeno il 50% entro il 2050 (il livello di riferimento è quello del 1990).
3. Per i Paesi sviluppati l’impegno di riduzione delle emissioni deve essere dell’80% entro il 2050 (il livello di riferimento è quello del 1990) con appropriati obiettivi intermedi da conseguire in vista del Summit a Copenhagen.
4. I Paesi in via di sviluppo devono impegnarsi, in vista del vertice di Copenhagen, a sviluppare un programma di efficienza energetica, a ridurre la dipendenza dal carbone e tagliare le emissioni di Co2 nei prossimi 20 anni. Si dovrebbe poi delineare una strategia di crescita sostenibile, arrivando così a una sostanziale riduzione delle emissioni.
5. Ammettere che l’impatto dei cambiamenti climatici esistenti dovrebbe portare a una riduzione delle emissioni di Co2, prima nei Paesi industrializzati. Questi dovranno, quindi, aiutare i Paesi in via di sviluppo a perseguire obiettivi di crescita sostenibile e di un’economia più attenta all’ambiente attraverso azioni mirate e un importante supporto finanziario per la riduzione e contenimento della deforestazione.
Fonte: Weber Shandwick, Ufficio stampa European Climate Foundation
(riproduzione riservata)
Software per la progettazione in AutoCAD di impianti di riscaldamento a pannelli radianti
Offerta: € 489,00
Inserisci un commento alla news