Suber Tres

Zone franche urbane, approvati gli aiuti in Commissione Europea

In arrivo 100 milioni di euro per l’imprenditorialità in quartieri difficili

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30/10/2009 - Piccole e microimprese, attività commerciali e piccoli studi per il rilancio economico di aree disagiate ad alto tasso di disoccupazione. È il fulcro di un programma di agevolazioni autorizzato dalla Commissione Europea per la costituzione di 22 zone franche, nelle quali l’imprenditorialità sarà sostenuta da sgravi fiscali e previdenziali.

Obiettivi: Le misure introdotte si propongono la lotta contro l’esclusione sociale in quartieri considerati difficili, selezionati in funzione del livello di disoccupazione e occupazione, ma anche del tasso di scolarizzazione e della popolazione di età inferiore ai 24 anni.
 
I lavori preparatori hanno coinvolto Cipe, Comuni e Regioni. Ideato con il governo Prodi, durante la stesura della Finanziaria 2007, il progetto di riqualificazione economica è stato ripreso dal Ministero dello Sviluppo Economico nel Piano per il Sud. Alle 18 zone individuate in un primo momento, si sono successivamente aggiunte tre città, di cui due settentrionali.
 
Agevolazioni: Le piccole e microimprese, con meno di 50 o 10 addetti, che sul modello francese avvieranno nuove attività in quartieri problematici, potranno usufruire di esenzioni Ires, Irap e Ici. Che saranno totali per i primi 5 anni e passeranno gradualmente dal 60% al 20% nei periodi di imposta successivi. La durata delle agevolazioni sarà di 14 annualità.
 
Le città destinatarie delle misure, erogate a partire da gennaio, sono Catania, Napoli, Taranto, Gela, Torre Annunziata, Massa Carrara, Quartu Sant’Elena, Andria, Crotone, Lamezia Terme, Pescara, Cagliari, Mondragone, Lecce, Rossano, Iglesias, Velletri, Erice, Matera, Campobasso, Sora e Ventimiglia.
 
Non mancano i dubbi sull’efficacia del progetto. Gli aiuti potrebbero favorire lo spostamento delle attività dalle aree produttive non incentivate, senza creare lo sperato incremento occupazionale. Allo stesso tempo i finanziamenti potrebbero essere deviati dalle zone con scarsi risultati a quelle più reattive. Secondo l’Unione Europea, inoltre, a fronte di 100 mila euro stanziati i risultati economici saranno limitati dalla bassa copertura geografica.
 
C’è invece chi già pensa ad estendere le misure. Come il Presidente della Valle d’Aosta Augusto Rollandin, che durante la Conferenza delle Regioni ha chiesto zone franche anche per la montagna. E chi, come in Campania, fiducioso nei risultati innescati dalle risorse governative, annuncia lo stanziamento di un ulteriore 20% di fondi per progetti di telesorveglianza e sicurezza urbana.  (riproduzione riservata)
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Altri Commenti

Antonio Avvisati

Bene le zone franche ma questo da solo non basterà, se i comuni interessati non decideranno di intervenire con opere pubbliche strutturali. Questi comuni sono stati scelti in base a una serie di criteri e di sofferenze soggettive dei territori interessati e proprio per tali gravi problemi, essi avranno bisogno di uno stravolgimento dei progetti e delle idee che li hanno portati a tali condizioni. Un esempio, il "quadrilatero delle carceri" di Torre Annunziata, distrutto dal terremoto del 1980 e la cui ricostruzione non è mai stata attuata, malgrado tutte le forme d'incentivo, non potrà mai decollare se l'amministrazione comunale non interverrà con delle strade che sventrino tale quartiere permettendo così alle imprese "esterne" di potervici installare in sicurezza.

Renato

Speriamo che con gli aiuti della CE le piccole imprese riescano ad emergere e dare un po' di lavoro agli italiani del Sud.

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