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NORMATIVA

Rischio idrogeologico, in CdM un decreto per la sicurezza

di Paola Mammarella
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Ministro Prestigiacomo: necessari tre mld per monitoraggio e ripristino del territorio

Vedi Aggiornamento del 18/02/2010
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16/10/2009 – Novità in materia di rischio idrogeologico. Avviato nel Consiglio dei Ministri di ieri l’esame generale di un apposito schema di decreto legge, presentato dal Ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo, in grado di attivare interventi e risorse a tutela della pubblica sicurezza. L’analisi più approfondita del testo, riferisce il Ministro, è stata invece rinviata al prossimo CdM “per problemi con il Ministro dell’Economia”.
 
Obiettivi : Il Dl si propone di scongiurare il ripetersi di eventi alluvionali simili a quelli di Messina attraverso la rapida realizzazione di un sistema coordinato di monitoraggio e intervento nelle aree a rischio.
 
Modalità d’azione : Previste tre strutture con funzioni di coordinamento, attuazione e vigilanza. Oltre alla messa a punto di un piano strategico per la delimitazione delle zone pericolose da parte di una commissione, composta da rappresentanti del Ministero, della Protezione Civile, della Conferenza Stato – Regioni e Stato – Città, che avrà a disposizione 60 giorni dal suo insediamento. Una struttura tecnica si occuperà invece del coordinamento, mentre per l’attuazione potranno essere nominati commissari straordinari. La vigilanza sarà affidata a una commissione di garanzia.
 
Risorse necessarie : In base alle stime effettuate dal Ministero, occorrono 3 miliardi di euro per la salvaguardia delle aree a rischio idrogeologico. Una cifra impegnativa, che potrebbe essere coperta accendendo uno o più mutui con la Cassa depositi e prestiti o la Banca europea degli investimenti.
 
A riprova della maggiore attenzione dedicata all’assetto idrogeologico giungono anche gli orientamenti della Corte di Cassazione , che con la sentenza 40034/2009 , depositata in cancelleria mercoledì scorso, mette un freno alle costruzioni che rischiano di franare.
 
Nella pronuncia della Corte, emessa pochi giorni dopo la tragedia di Messina, è stato stabilito infatti che devono essere posti sotto sequestro i fabbricati privi di un sistema drenante in grado di facilitare il deflusso delle acque. Ricordiamo che è stata proprio la carenza di simili strutture a causare vittime e danni strutturali dopo l’alluvione in Sicilia. La sentenza della Corte si pone quindi come un monito per disincentivare l’abusivismo edilizio, a favore di forme di edilizia più responsabili e sostenibili.
 
Nella fattispecie presa in esame, la Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di alcuni fabbricati e impianti sportivi, ordinato dal GIP di Isernia. Il Tribunale del riesame della città aveva già rigettato il ricorso contro il sequestro dal momento che era in corso un evento franoso a valle degli edifici dovuto all’assenza di fognature e di un idoneo sistema drenante, ma anche al materiale di diporto inserito sotto i fabbricati per eliminare i dislivelli su cui erano stati costruiti.
 
Il sequestro è infatti l’unico modo con il quale si può evitare che la rovina degli edifici, costruiti in modo da provocare frane e smottamenti, coinvolga le persone. Allo stesso tempo l’unico uso che i proprietari possono fare delle loro abitazioni si limita agli interventi di messa in sicurezza.
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