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Piano Casa Friuli, 5 anni di tempo per gli ampliamenti

Misure omogenee sul territorio regionale, esclusa la possibilità per i Comuni di porre limiti alla norma

vedi aggiornamento del 17/01/2011
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02/11/2009 - Diventa legge il Piano Casa del Friuli. Il testo del “Codice regionale dell’edilizia” è stato approvato dalla Commissione Lavori Pubblici e Ambiente con qualche modifica rispetto alla versione approdata in Giunta regionale. Alla base dei cambiamenti, la necessità di operare una riforma della disciplina urbanistica per consentire la riorganizzazione e il rilancio del settore edilizio.

Piano Casa Friuli, 5 anni di tempo per gli ampliamenti

Norme correlate

Legge regionale 11/11/ 2009 n. 19

Regione Friuli Venezia Giulia - Codice regionale dell’edilizia (Piano Casa)

Durata e validità: Le disposizioni che derogano agli strumenti urbanistici comunali e dispongono interventi di ampliamento volumetrico e ristrutturazione sono confluite in un unico capo, il VII. Rispetto al testo precedente, che non prevedeva alcun limite di tempo, la norma avrà una durata di 5 anni. Tutti i lavori dovranno iniziare entro questo periodo.
 
Destinatari degli interventi sono gli edifici a destinazione in tutto o in parte residenziale, alberghiera, ricettivo complementare e direzionale.
 
Consentita anche la ristrutturazione degli edifici rustici annessi alle residenze agricole, che dopo l’intervento devono cambiare la destinazione d’uso in residenza agricola.
 
Interventi ammessi: Sono consentiti ampliamenti fino al 35%, per un massimo di 200 metri cubi. In genere gli interventi possono derogare ai limiti di distanze minime e altezze massime, chance non ammessa nei centri storici, ma non possono portare all’aumento delle unità immobiliari.
 
Possibili le sopraelevazioni fuori dai centri storici, che non devono superare i 6 metri, pari a due piani. In questo caso è ammesso l’aumento delle unità abitative, a patto che siano rispettati i parametri sull’aerazione e la luminosità e dopo una pronuncia favorevole da parte delle autorità di tutela del vincolo.
 
I sottotetti possono essere recuperati a fini abitativi in concomitanza di interventi di ristrutturazione e restauro. Non è possibile invece l’aumento delle unità abitative né la modifica della sagoma dell’edificio.

Limiti: Impossibile derogare alle norme per la tutela dei beni culturali e del paesaggio, nonché alle disposizioni sulla sicurezza antisismica e antincendio. Le misure non si possono applicare su edifici oggetto di interventi edilizi abusivi, i cui procedimenti sanzionatori non siano stati conclusi entro il 30 settembre 2009, e aree a inedificabilità assoluta. 

 
Promosse le zone omogenee D, che ammettono l’ampliamento di edifici o unità immobiliari esistenti fino al 35% per un massimo di mille metri quadrati, nel rispetto delle altezze massime previste dagli strumenti urbanistici. Consentito anche l’aumento attraverso la realizzazione di solai interpiano.
 
La sostituzione edilizia è consentita negli ambiti sottoposti a pianificazione attuativa. Le Amministrazioni comunali possono stipulare convenzioni per la sostituzione di edifici non coerenti con le caratteristiche storiche, architettoniche, paesaggistiche e ambientali.
 
Comuni: Nel Friuli le possibilità di ampliamento coinvolgeranno in modo uniforme tutta la regione. A differenza che nelle altre leggi regionali, infatti, non è previsto per le amministrazioni municipali il potere di limitare l’applicazione delle misure sul proprio territorio. I Comuni, inoltre, non saranno più tenuti al controllo preventivo.
 
Semplificazione burocratica: Diventano più leggere le procedure di autorizzazione. Grazie a un inquadramento sistematico delle attività di edilizia libera, sarà sufficiente la Dia per manutenzioni ordinarie, rimozione delle barriere architettoniche, installazione di pannelli solari e fotovoltaici, realizzazione di pertinenze fino al 10% della volumetria esistente ed entro i 100 metri cubi. Le tettoie non potranno superare i 20 metri quadri.
 
Non mancano le critiche da parte dell’opposizione di centrosinistra, che mira a mantenere le comunicazioni all’ufficio tecnico sugli interventi realizzati, in modo che all’amministrazione rimanga una memoria delle variazioni sul territorio. Parere negativo anche sul depotenziamento dei Comuni, che contrasta con il principio di sussidiarietà e collaborazione tra amministrazioni.

Più positivo l'Assessore Galasso, che nel Piano Casa non vede solo uno strumento di riqualificazione, ma una norma innovativa per la tutela ambientale e la qualità della vita.
(riproduzione riservata)
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