Il Cnappc a Berlusconi: necessario un ‘New Deal’ di ricostruzione

Occorrono programmi architettonici ed urbanistici che garantiscano la ‘sicurezza dell’abitare’

vedi aggiornamento del 08/10/2010
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14/12/2009 - Onorare le vittime della tragedia abruzzese o di quella messinese non può significare solo gestire l’emergenza, ma predisporre piani pluriennali per ridurre al massimo i danni degli eventi sismici o idrogeologici. Accanto quindi alla ottima prova della Protezione Civile occorrono programmi architettonici ed urbanistici che garantiscano il diritto  primario dei cittadini alla “sicurezza dell’abitare”.

Inizia così la lettera aperta che il presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori, Massimo Gallione, ha indirizzato al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

 
“La geografia del nostro Paese - prosegue la lettera – unisce straordinarie bellezze paesaggistiche ad una geologia complessa; l’intervento dell’uomo non può più pertanto essere disordinato e originato prevalentemente dalla speculazione e dal consumo di nuovo territorio come lo è stato negli ultimi sessant’anni. Gli architetti italiani vogliono essere parte attiva e propositiva di quelle forze riformatrici del paese che intenderanno rapidamente porre mano ad un piano di tutela e consolidamento dei nostri centri antichi e, soprattutto, di ricostruzione del patrimonio edilizio postbellico che ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza architettonica, urbanistica e strutturale.”
 
Secondo il Cnappc, occorre: - una rinnovata unità di intenti legislativa tra le istituzioni statali, regionali e comunali; - uno sforzo economico del comparto pubblico; - incentivi che promuovano l’intervento privato; - una responsabile accelerazione e semplificazione delle procedure amministrative; - investimenti nella ricerca architettonica e tecnologica per affrontare nuove problematiche strutturali ed energetiche.
 
È necessario quindi – secondo gli architetti – “rottamare” gli ultimi decenni di spreco, di inefficienza, di pericolosa spazzatura edilizia e ridare al Paese bellezza, sicurezza e dignità. Per raggiungere questo obiettivo è necessario un nuovo concetto di riforma urbanistica che non continui a governare il brutto, ma che programmi un vero sviluppo del contenimento dei consumi energetici, che affronti l’emergenza sismica e geologica, che ridia un senso civile e dignitoso alle periferie.
 
“Una grandissima parte dei 90 milioni di nuovi vani costruiti nel dopoguerra, sui 120 esistenti nel Paese – spiega Gallione –, hanno drammaticamente bisogno di tutto questo. Accanto ad alcune fondamentali infrastrutture, questa è la vera grande e prioritaria “Opera” di cui ha bisogno il nostro paese. Questa è una grande ed irrinunciabile occasione per l’industria e l’economia del nostro paese, così come lo sarebbe per la ricerca scientifica ed accademica e per le tante professionalità coinvolte.”
 
Gli architetti italiani – conclude la lettera – vogliono essere in prima linea in questo “New Deal” di ricostruzione di parte del nostro Paese e sosterranno tutte le proposte, alcune delle quali in parte già in Parlamento, che affronteranno questa grande Opera. (riproduzione riservata)
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Altri Commenti

remo cimini

Sono d'accordo col signor de sanctis nel fatto che non esiste il concetto di interesse urbanistico collegato al ben comune e alla qualità della vita. Manca nel nostro paese una cultura urbanistica e edilizia specie nella classe politica,la quale non ha fatto altro che alimentare l'interesse privato e la speculazione a danno della salaguardia del nostro patrimonio storico ed architettonico artistico e dell'ambiente. speriamo che gli italiani non narcotizzati dalla propaganda riescano ad avere un susulto di orgoglio.

giovanni de sanctis

in italia oggi non esiste il concetto di interesse urbanistico rierito e collegato al bene comune ed alla qualità della vita. Sembra difficile collegare il fare buona urbanistica con il vivere quotidiano nelle nostre città e nei nostri paesi; è invece molto sviluppato il concetto di proprietà senza pensare che la proprietà di ognuno è vicina di una seconda proprietà e così via.E quindi è interesse di ognuno organizzare gli spazi urbani. Questo concetto del vivere civile è inesistente:perciò è velleitario pensare che le persone che ci governano siano sensibili al tema esposto. Sono molto sfiduciato,la cultura è in disuso.

pasquale conti

Spero che questa iniziativa sia da sprone per una maggiore attenzione verso i problemi dell'urbanistica e dell'edilizia da parte del Governo. Fino ad ora il territorio, con condoni, piani casa etc.. è stato trattato con molta disattenzione e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Invito tutti, ed in particolare i colleghi architetti a sostenere con forza le richieste del CNAPCC.

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