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Progettisti, nessuna parcella per opere irrealizzabili

Il disegno oltre ad essere corretto deve rispettare norme tecniche, rapporti di vicinato e qualità architettonica

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21/01/2010 - Non va corrisposta la parcella al professionista se l’opera è giudicata irrealizzabile. È la conclusione a cui è giunto con la sentenza 3444 del 16 novembre scorso il Tribunale di Bari, chiamato a pronunciarsi sulla domanda di pagamento avanzata da un tecnico dopo il respingimento della domanda edilizia.

Secondo il Tribunale, infatti, il disegno non deve solo essere realizzato in modo corretto. È necessario anche il rispetto delle norme tecniche, dei rapporti di vicinato e della qualità architettonica.
 
Il professionista in esame aveva disegnato correttamente un fabbricato, che però danneggiava l’area confinante. La commissione edilizia comunale aveva quindi espresso un giudizio negativo, consigliando un progetto comune per le aree adiacenti. Nonostante ciò aveva comunque chiesto il pagamento della parcella.
 
Dall’alto lato il committente si era opposto al pagamento, visto che la prestazione non era stata adempiuta. Questo orientamento è stato accolto dal Tribunale di Bari, che ha affermato che il professionista deve fornire un progetto non solo corretto, ma coerente con le specificità territoriali e la normativa vigente.
 
Il Tribunale ha infatti applicato il principio dell’obbligazione di risultato, che deve essere ben definito. La realizzabilità dell’opera deve essere accertata dal progettista insieme a confini, rischio sismico e caratteristiche geomorfologiche.
 
Secondo il Tribunale, inoltre, il professionista – creditore deve essere in grado di provare l'avvenuto conferimento dell'incarico e l'effettivo perfezionamento della prestazione professionale richiesta dal cliente.
 
L'ingegnere, così come l'architetto o il geometra, nell'espletamento della sua attività, pur essendo questa un'obbligazione di risultato o di mezzi, ha il dovere di usare la diligenza del buon padre di famiglia per cui l'irrealizzabilità dell'opera per inadeguatezza del progetto predisposto, seppur dovuta a colpa lieve, costituisce inadempimento dell'incarico. Con conseguente legittimità del rifiuto del compenso. (riproduzione riservata)
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Altri Commenti

tino

Salve, non penso che tutti gli architetti siano come il mio.Io credo che sia la minoranza, comunque veniamo ai fatti.Devo ristrutturare casa ed ho chiesto la dia assoldando un architetto molto pignolo,mi hà fatto il progetto (in pratica l'hò fatto io) e non ero soddisfatto x come l'aveva disegnato.GLI Hò FATTO NOTARE che in una cucina vi erano 4 aperture ed almeno una doveva essere chiusa, lui mi risponde che non era possibbile, un'altra apertura era in un bagno con affaccio sul cortile mi risponde sempre di nò senza darmene spiegazioni , dice che devo chiuderle a lavoro ultimato ( in pratica abusivo) i muratori hanno chiuso questi vani, e lui non è stato d'accordo mi a ribadito di attenermi al progetto , allora io x l'ennesima volta dico di fare una variazione del progetto. Ma lui si infuria e si dimette bloccando i lavori. Adesso io gli hò dato un acconto sul progetto e sulla direzione dei lavori. l'errore che ho commesso è che gli hò dati i soldi liquidi senza farmi firmare niente.ADESSO SE LUI PRETENTE IL SALDO come mi devo comportare. Spero in una vostra risposta . Cordiali saluti Tino

Silvia

Le Commissioni edilizie sono effettivamente all'altezza del loro compito di giudicatori?

Vincenzo

Tutto ciò mi sembra assurdo. Per avvalorare la mia tesi esporrò ciò che mi è successo due anni addietro nel comune di Lamezia Terme. Mi era stato dato incarico (come al solito verbale. Chi ti firma un contratto privato al sud??), per una manutenzione straordinaria di un edificio esistente e l'ampliamento di quest'ultimo. Più volte mi sono scontrato con i tecnici del comune di lamezia per questa questione. Loro asserivono che bisognava per forza costruire il nuovo ampliamento, distante dalla stada comunale, cinque metri, come era stabilito dal PRG vigente. Io, invence,facevo notare che poichè esistevano delle preesistenze valeva la consueta applicazione degli allineamenti. fatto sta che dopo un lungo andirivieni dagli uffici tecnici comunali, ho dovuto buttare la spugna, poichè secondo le decisioni dell'ufficio tecnico il mio progetto risultava irrealizzabile. Successe però che, dopo qualche mese dell'accaduto un altro tecnico con "CONOSCENZE" più importanti delle mie è riuscito a realizzare il progetto, con caratteristiche tipologiche ed estetiche molto simili al mio (probabilmente gli aveva passato qualche copia del progetto preliminare il committente) e con una distanza inferiore ai cinque metri stabiliti dal PRG, sfruttando l'opportunità di allineamento e preesistenza. Risultato: io non fui risarcito da nessuno perchè, il mio progetto fu definito irrealizzabile, mentre il tecnico che aveva "illeggittimi collegamenti" (come spesso capita in Calabria), non solo fu profumatamente pagato, ma agli occhi del committente risultava più esperto di me. Questa è la nostra Italia. Non sicuramente fondata sul lavoro (almeno quello onesto), ma su agganci politici illegali e spesso mafiosi.

Marco

Già proprio così troppo facile per un giudice!! Ma chi vive la professione ogni giorno sa bene che il cliente prima di firmare un contratto ci pensa bene, sempre che poi lo firmi... E poi per quanto riguarda questa benedetto danneggiamento dell'area confinante lo avrà deciso di sua sponte il professionista o sarà stato il committente a imporlo. Sì perchè nella maggior parte dei casi è proprio il committente che spinge il professionista a operare al di là della barriera della norma. Io mi sono sempre occupato di piccole cose ma è sempre stato così... fai una dia per un ampliamento, scopri che la casa è 6m anzichè 5,5m, dici al committente che c'è qualcosa che non va, e lui ti dice, ma sì chiuda un occhio e segni 5.5m. Allora che si fa? Si perde il cliente? Oggi come oggi non è proprio il caso visto che già così ci si riduce a fare cosucce che domani rinnegheremo!!! Quante volte vi è capitato? E poi quando le cose vanno male la colpa è nostra!!! E i soldi chi li vede? Sapete che vi dico? Che siamo i più stupidi!!! Provate a vedere come si comporta un avvocato, un medico o un notaio, ecc. Male o bene i soldi glieli dai. E subito!!!

Una

Ma quando è stata cambiata la definizione dell'impegno dell'architetto da obbligo di mezzi ad obbligo di risultato? E' la solita retorica comunista che ci cambia le carte in tavola facendo la rivoluzione senza che nessuno se ne accorga, o mi sono persa qualcosa? Mi risulta che responsabilità e potere debbano andare insieme, e che nessuno possa essere considerato responsabile di ciò che non è in suo potere. Ritengo anche folle santificare le commissioni edilizie a scapito dei professionisti, a volte accade che un genio debba costruire in un ottusissimo paesucolo in cui la commissione edilizia è costituita dall'intellighenzia locale...dipendere completamente da questa anche per il pagamento della parcella è a dir poco assurdo!

hilary

E' quello che chiedo a quei tecnici che promettono ( o meglio imboniscono) agli sprovveduti committenti chissa' quali opere realizzabili pur sapendole irrealizzabili, facendo fare super debiti con le banche . La colpa e' sempre di qualche funzionario del comune ; ( E' possibile) che non capisce niente o va' lubrificato. Un giorno di galera farebbe- riflettere

Filippo

La questione dei contratti, secondo me, è assurda in quanto un committente che firma gli elaborati, dichiarazioni e documentazione implicitamente commissionaq al progettista l'incarico.... detto questo bisognerebbe capire il problema (se ambientale o di altra natura) comunque le C.E. non dovrebbero più esistere, solo un gruppo di persone che pensano di fare gli scienziati, portare avanti pratiche di amici (conosco studi che hanno sempre una persona all'interno della commissione per avere un "peso" così da favorire le proprie pratiche). Sta di fatto che il male comune di noi progettisti (e non solo) è RECUPERARE liquidità.... facciamo pratiche, lavoriamo e poi sti clienti non PAGANO. tu non vai avanti con la documentazione.... ma quanto deve passare??? uno-due-tre anni??? e tu nel frattempo?? il mutuo arriva inesorabile, come l'affitto, bollette etc.... BISOGNA FARSI PAGARE UN 50% della parcella prima ancora di fare una riga.... così diventa vincolante per il professionista ed il cliente... ps.: e i notai?? non sbagliano? ho visto atti sbagliati per una leggerezza ma il cliente ha sempre dovuto aprire il suo portafogli oppure il libretto degli assegni.... sempre!!!!

antonio

Non è chiaro il dettato della commissione edilizia, ma la sentenza appare accettabile. Col decreto bersani è necessario un contratto scritto chiaro e preciso per farsi pagare, a ciò si ribellano gli avvocati che vorrebbero andare avanti con compensi a piè di lista, indipendentemente dal risultato e senza dimostrare di avere contrattualmente precisato al committente ogni possibile evoluzione/competenze. Per quanto riguarda il committente il fatto che firma la domanda di concessione non significa la condivisione delle anomalie. A mio parere il professionista deve documentare di avere compiutamente informato il committente delle anomalie presunte o vere poi rivelatisi. Non va escluso che il professionista non abbia sufficientemente studiato la fattibilità dell'opera, ritrovandosi poi vittima della propria superficialità o riduzione di impegno, poi sfociata nella non realizzabilità dell'opera stessa.

Antonio

Sentenza giusta ma spero che anche al giudice quando sbaglia (è spesso capita) gli venga decurtato lo stipendio .... che è fisso.

lino

BENISSIMO AVANTI COSì...TOTALMENTE FUORI DI SENNO...CHE SENSO HA OGNI CONFINANTE DI UN LOTTO è LEGGERMENTE DANNEGGIATO DALLA COSTRUZIONE, MA SE IL PRG E LE LEGGI DELLO STATO CONSENTIVANO LA COSTRUZIONE E SE IL COMMITTENTE HA FIRMATO IL PDC INSIEME AL PROGETTISTA CHE SENSO HA NON PAGARLO???BENISSIMO DIREI AL QUEL GIUDICE CHE PER UN ANNO NON DEVE PERCEPIRE STIPENDIO PER QUESTA ASSURDITÀ' ...DI QUESTO PASSO è MEGLIO CHIUDERE...TUTTI I COMMITTENTI POTREBBERO IMPUGNARE UNA PAZZIA DEL GENERE!!!

Massimo Grisanti

Già la Corte di Cassazione a SS.UU. aveva sancito (mi pare nel 2007) che la prestazione del professionista (nella specie era un ingegnere) è un obbligazione di risultato e non di mezzi. Personalmente mi auguro che ne vengano altre di sentenze così perché non possono che aiutare a far crescere il livello delle categorie professionali, che - diciamocelo - è alquanto basso. Anche la chiamata a responsabilità economiche è un modo di selezionare meritocraticamente il lavoro professionale.

Francesco

é giusto ovviamente riportare una notizia di questo genere , ma il problema vero è come farsi pagare visto che se per un'inconveniente di questo genere (a mio parere giudicato correttamente) ci sono migliaia di parcelle che non vengono pagate ai progettisti di opere che si possono realizzare eccome,..............potrei parlare per ore ma la verità è che sia le ditte che in genere i committenti ad ora dell'uscita dei soldi dire che fanno storie è niente, e deve andare bene che si riesce a prendere 1/3 o 1/4 di quello che ti spettava che era a sua volta già scontato .

Lorenzo

Nel momento in cui il committente ha sottoscritto gli elaborati progettuali, l'incarico è, a mio avviso, correttamente affidato senza la necessità di un contratto per l'affidamento dell'incarico.

salvatore

Andrebbe meglio chiarito il contenuto del verbale della Commisione Edilizia. A volte (quasi sempre) la C.E. non si attiene scrupolosamente all'applicazione delle Norme del Regolamento Edilizio ma esprime pareri alquanto soggettivi e non oggettivi.Pertanto il professionista non ha colpe alcune per mancata diligenza o altro e andrebbe comunque pagato.Diversamente non dovrebbe accamapare alcun diritto di pagamento, anzi il Committente dovrebbe incamerarsi la cauzione per aver egli stesso subito un danno (lungaggine dei tempi, etc.etc.)

massimo

l'attività di progettazione è un obbligo di risultato per cui si condivide in buona parte il parere del giudice adito. Però conmunque deve essere riconosciuto al professionista per lo meno un rimborso per le spese effettivamente sostenute, fermo l'obbligo di adeguare il progetto alle prescrizioni della C.E. e accettate dalla committenza se permane ancora un rapporto fiduciale - in caso contrario deve comunque essere riconosciuto un equo compenso pe rl'attività intellettuale svolta per lucro cessante

Paolo

""....Il professionista in esame aveva disegnato correttamente un fabbricato, che però danneggiava l’area confinante.....", il committente ha controfirmato i progetti, ed era a conoscenza delle anomalie col confinante. Pertanto, la mancata concessione, e' da attribuire sia al progettista che al committente, Costui, una parte di parcella doveva corrisponderla.

Danilo

"Secondo il Tribunale, inoltre, il professionista – creditore deve essere in grado di provare l'avvenuto conferimento dell'incarico e l'effettivo perfezionamento della prestazione professionale richiesta dal cliente." Quindi se ho capito bene solo incarichi con contratti scritti?

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