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Dissesto idrogeologico, a breve la mappa degli interventi prioritari

Prestigiacomo: necessaria una grande operazione-sicurezza per l’ambiente italiano e per chi vive nelle zone a rischio

vedi aggiornamento del 10/12/2010
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11/01/2010 - Con la pubblicazione delle norme attuative per la definizione del Piano straordinario sul dissesto idrogeologico, “sarà finalmente possibile avviare l’elaborazione degli interventi urgenti per il riassetto del territorio. In tempi brevissimi saranno individuati gli interventi prioritari nelle zone a più alto rischio”.

Lo ha affermato qualche giorno fa, in una nota, il Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, aggiungendo che saranno “definite le modalità di finanziamento con accordi con gli enti locali, nell’ambito delle somme già stanziate ed a disposizione del Ministero dell’Ambiente, e si potrà quindi procedere alla nomina dei commissari che dovranno assicurare la realizzazione delle opere in tempi certi con procedure pienamente trasparenti”.
 
La Legge Finanziaria 2010, all’articolo 2, comma 240, ha infatti destinato al Piano Straordinario contro il rischio idrogeologico 1 miliardo di euro, già assegnato dal Cipe con la delibera del 6 novembre 2009 a valere sul Fondo infrastrutture e sul Fondo strategico per il Paese a sostegno dell’economia reale. Le situazioni a più elevato rischio idrogeologico saranno individuate dalla direzione generale competente del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti le Autorità di bacino e il Dipartimento della protezione civile. Le risorse potranno essere utilizzate anche tramite accordo di programma sottoscritto dalla Regione interessata e dal Ministero dell’Ambiente che definirà anche la quota di cofinanziamento regionale a valere sull’assegnazione di risorse del Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS) che ciascun programma attuativo regionale destina a interventi di risanamento ambientale.
 
“Ma questo primo piano straordinario - ha concluso Prestigiacomo – non potrà che essere l’inizio. La realtà del dissesto idrogeologico che interessa territori dell’80% dei comuni italiani, richiederà negli anni a venire impegni costanti per far sì che nel medio-lungo termine possa essere realizzata una grande operazione-sicurezza per l’ambiente italiano e per le popolazioni che vivono nelle zone a rischio”. (riproduzione riservata)
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Altri Commenti

Nicola

Non sarà assolutamente facile ripristinare tutti gli abusivi per via delle loro situazioni precari a livello urbano e territoriale... la colpa non và solo al costruttore, ma anche ai progettisti ed ai controlli... inutile salvare il non salvabile... necessita lo sfratto e incentivi per la ricostruzioni in luoghi sicuri, rafforzare le aree a rischio e aumentare i controlli edilizi, urbanistici e di sicurezza.

Silvia

Sara' una operazione difficile , in quanto chi ha costruito lungo i torrenti senza risoettare le distanze minime di salvaguardia, chi ha costruito su versanti che possono franare, chi ha costruito sui fiuni incanalati, etc, come si saneranno queste sutuazion?

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