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Piano Casa, ancora fermi gli effetti anticrisi

Limiti e ritardi delle delibere comunali espongono a rischio flop le misure di rilancio del settore edile

vedi aggiornamento del 20/01/2011
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02/03/2010 - Piano Casa bloccato e incapace di produrre gli effetti anticongiunturali sperati. È la lamentela avanzata da Ance, Associazione nazionale costruttori edili, e da altri rappresentanti di categoria, allettati da misure che avrebbero dovuto movimentare circa 60 miliardi di euro, fermate invece da vincoli amministrativi e burocratici.

Secondo Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance, è paradossale che proprio le leggi regionali per la semplificazione delle procedure e il rilancio dell’edilizia si siano trasformate in una nuova serie di vincoli, che potrebbero portare a commettere irregolarità sanabili successivamente con un nuovo condono.
 
È emblematico il caso della Campania, che non ha ancora ufficializzato le linee guida per l’applicazione della legge. A Napoli la mancata approvazione della delibera comunale per l’impossibilità di raggiungere il numero legale mostra il flop della norma.
 
Visto che la legge regionale fissa solo dei criteri generali senza prevedere misure e limiti specifici per gli ampliamenti, il rischio è quello della totale deregulation. Enti locali e sindacati chiedono la proroga per far slittare di qualche mese i termini di applicazione. Ricordiamo infatti che la legge regionale, entrata in vigore il 30 dicembre 2009, ha lasciato ai Comuni 60 giorni per fissare limiti o estensioni connessi con le specificità territoriali, rendendo possibile la presentazione delle domande a partire dal primo marzo. L’allungamento dei tempi ritarda l’effetto anticongiunturale, possibilità alla quale si oppongono le associazioni di categoria. D’altra parte i Comuni, per la maggior parte in campagna elettorale, chiedono di poter deliberare con maggiore tranquillità su questioni delicate come gli interventi straordinari di ampliamento e riqualificazione.
 
A Nola il timore delle speculazioni edilizie ha fatto bocciare l’articolo 7, che prevede la possibilità di recuperare zone dismesse in favore dell’edilizia sociale.
 
In Piemonte le delibere hanno posto ulteriori paletti. Torino oltre a escludere le aree destinate a servizi, viabilità, interessate da fasce di rispetto o classificate come zone boscate, ha posto dei limiti all’utilizzo del piano pilotos. La città di Alba ha invece tagliato fuori gli edifici a schiera.
 
È restrittiva a causa della particolare morfologia territoriale la delibera di Venezia, nonostante l’alto grado di permissività del Piano Casa veneto. Atto a cui si somma quello di Vicenza, che non ammette deroghe agli strumenti urbanistici comunali riguardanti le distanze tra edifici. Significativi i limiti posti da Rovigo, dove sono esclusi dagli interventi i fabbricati che ospitano attività industriali o artigianali inquinanti o rumorose. A Treviso, invece, le zone D produttive e quelle destinate a servizi di interesse generale, F, non possono beneficiare degli incentivi volumetrici previsti dalla legge regionale. (riproduzione riservata)
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Altri Commenti

Antonio

Speriamo che con le elezioni regionali di oggi, ultimo giorno per votare, vinca il PDL, così con un cambio di politica alla reg. Campania, si possa subito emanare una "circolare espicativa" al piano casa e forse anche una modifica più permissiva alla stessa legge regionale.

MODON

E se vi costruissero una cosuccia appiccicata alla vostra amata alcova a 3 metri, giusto per osservare i vostri amplessi serali, immagino che sareste tutti felici di gioia, n'è vero ? Ah, dimenticavo. Voi blaterate in nome e per conto dei vostri cittadini-clienti. Ovviamente gli affari della vostra alcova domestica con il tv al plasma 8 mt x 20 dove abbandonarvi nel nulla, sono altra cosa. Forza brodi !

alberto

è un disastro e grande vergogna. L'Italia, è stata riportata a prima del 1861. Parlamento europeo che legifera, parlamento nazionale che legifera, regioni che legiferano, provincie che legiferano, comuni che legiferano e, forse domani le circoscrizioni che legiferanno. Per i poveri cittadini è un rompicapo. Il piano casa che aveva lo scopo di muovere l'economia, stagna per via delle indecifrabili e non operative leggi dei cosidetti apparati. Andate, per favore, tutti a casa, rinnoviamo il parco umano. Datevi una regolata e siate semplici e più operativi.

LIGURIA

ABOLIAMO LE REGIONI!!! IL PIANO CASA AVEVA POCHISSIME CONTROINDICAZIONI, IN LIGURIA VORREI SAPERE QUANTE PRATICHE SONO STATE CHIUSE AD OGGI CON SUCCESSO......A QUANTO NE SO, NEI COMUNI DOVE OPERO NEANCHE UNA!!!!!!!!!!! A TUTTI GLI EFFETTI UN ENORME FLOP!!!!!!! E VOGLIONO RILANCIARE L'ECONOMIA?!

arch steven

La casta politica non molla la presa: i piccoli non possono di fatto edificare, mentre i grandi costruttori fanno convenzioni, edificando anche in zone dove il PRG non lo prevede! Le costruzioni sono un settore troppo importante per liberalizzarlo davvero, come fanno in altri Paesi civili! La giungla di leggi e regolamenti serve solo come cortina fumogena dietro cui l'arbitrarietà è la discrezionalità della casta si dispiegano in tutta la loro arroganza!

marmi

Le Regioni hanno semplicemente creato una ulteriore rete di lacci e laccioli che hanno imbrigliato uno spunto di ipotetico rilancio di una attività che è vista come la causa di tutti i mali. L'edilizia, pur essendo trainante nel settore dell'economia nazionale e la casa considerata come una fonte di introiti da parte del fisco è stata vista come il fumo negli occhi. Tutti gli operatori dovrebbero darsi una sveglia!!!!!!!

as67

Il passaggio in Regione del PC è stato un disastro. Articoli incomprensibili, interpretati con circolari e smentiti il giorno successivo. Limitazioni assurde. Il risultato è che i progetti pronti rimangono nel cassetto...... e allora addio rilancio dell'edilizia.

arch Giusepp

solo per occupare una masnada di parassiti, burocrati,politicanti di carriera..Altro che regionalismo, occorre uno stato forte,con efficienti articolazioni territoriali,in grado,quest'ultime, di accogliere le pressanti istanze dei territori....Aboliamo le Regioni!!!

Renato

Doveva essere uno strumento per rilanciare il settore edile, ma con tutte le limitazioni imposte dalle Regioni, non produce gli effetti sperati.

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