Pedane, palchi, tribune

Piano Casa frenato da vincoli e oneri di urbanizzazione

Terminato l’iter di approvazione delle leggi regionali, efficienza energetica in pole position

vedi aggiornamento del 28/12/2010
Letto 16202 volte

19/03/2010 - Completato l’iter per l’approvazione dei Piani Casa. A quasi un anno dall’intesa tra Stato ed enti locali, Calabria e Sicilia hanno varato le leggi per il rilancio dell’edilizia attraverso gli interventi di ampliamento, demolizione e ricostruzione.

Mentre si attende la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della norma siciliana, che potrebbe spiegare i suoi effetti da luglio, il Governo ha impugnato il testo della Calabria, accusato di violare il principio di leale collaborazione tra Stato e Regione rinviando l’attuazione a un regolamento da approvare in un periodo successivo. Fatto che non rende operativa la norma principale.
 
Da un bilancio generale emerge una situazione differenziata, resa ancora più eterogenea dalle delibere comunali, che in molti casi hanno limitato la portata delle misure anticrisi.
 
In Toscana, prima regione ad essersi dotata del Piano Casa, sono state presentate circa duecento Dia e quindici domande di demolizione e ricostruzione, ma di fatto gli interventi sono bloccati dagli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria. Molte pratiche non sono infatti state ritirate per evitare di sostenere questa voce di costo.
 
La Regione sta puntando molto su economia verde e sistemi compatibili con l’ambiente. Per l’edilizia sociale sono infatti incentivate le costruzioni in legno, mentre si pensa alla diffusione del tetto ventilato, facile da inserire nel contesto architettonico e capace di raggiungere standard elevati di efficienza energetica grazie a camere d’aria, schermi e membrane traspiranti.
 
Anche in Lombardia gli effetti della legge regionale tardano a farsi sentire, complici le restrizioni messe a punto dai Comuni e l’aggiornamento dei piani di governo del territorio, che stanno rallentando l’applicazione delle misure.
 
In provincia di Venezia sono soprattutto i proprietari delle villette a cogliere le opportunità del Piano Casa. I numeri rimangono comunque inferiori alle aspettative. Tra gli interventi più richiesti c’è la chiusura dei porticati, sono invece basse le domande di sopraelevazione, mentre in alcuni casi si assiste a forme di accordo tra vicini di casa per la realizzazione degli ampliamenti.
 
Il principale motivo di freno risiede nell’impossibilità di derogare alle distanze tra edifici, un divieto che rende difficile l’applicazione nei centri cittadini. (riproduzione riservata)
Consiglia questa notizia ai tuoi amici
Inserisci un commento alla news
Clicca qui

Non hai un account Facebook?

I vostri commenti sono preziosi. Condivideteli se pensate possano essere utili per tutti i lettori. Le vostre opinioni e le vostre osservazioni contribuiranno a rendere questa news più precisa e completa.
Altri Commenti

Sandro Baldon - Padova

In tema di sopraelevazioni, é chiaro perchè sia ridotto il numero di domande presentate: le NTC in vigore dal 1° luglio 2009, mi si è detto, per le sopraelevazioni obbligano alla verifica e all'adeguamento strutturale dell'intero edificio; e questo anche se l'intervento è di modesta entità, per peso e volumi aggiunti alla struttura, e anche se fatto in zona a bassa sismicità. Mi sono scontrato contro questo nuovo vincolo che mi rende di fatto impossibile utilizzare un lastrico solare per una modesta sopraelevazione che vorrei realizzare in legno, anche se, secondo strutturalisti interpellati, la struttura dell'immobile potrebbe supportarlo. Un intervento simile, entro il 30 giugno 2009 avrei potuto farlo senza problemi. Avrei investito volentieri per un ampliamento della mia casa e sono amareggiato di dover lasciar perdere un'occasione simile. Saluti.

Cittadino arrabbiato

Ho presentato a un comune (della Toscana) il progetto per demolire una vecchia abitazione e ricostruirla nel rispetto delle normative vigenti in materia. Mi hanno risposto che il progetto è corretto ma mi hanno anche fatto intendere che si riservano il diritto di interrompere i lavori una volta pagati gli oneri....

Libero professionita di Padova.

A prescindere dalla competenza o meno degli amministratori locali che il più delle volte ricoprono incarichi a loro decisamente poco consoni (il commerciante che sovrintende l'urbanistica o i lavori publici, l'artigiano che si occupa di bilancio e cosi via), per cui vien da chidersi quali imput propostivi possano dare al proprio assesorato e in como siano in grado di sovrintenderne il buon funzionamento. Il problema sta nel fatto che l'amministratore pubblico è quasi sempre prima di tutto un politico che per il mantenimento del potere ha bisogno del consenso. E' risaputo che a livello locale non esiste macchina generatrice del consenso migliore della gestionae del territorio, ragion per cui la grande maggioranza dei Comuni ha preferito recepire al minimo quanto invece previsto ed auspicato dall'intesa Stato e Regioni sul piano casa e successivamene dalle varie Leggi regionali emanate in tal senso. Meglio far capire chiaramente ai propri amministrati che le possibilità edificatorie legat al territorio derivano si da scelte di carattere generale tradotte nei PRG, ma che si tratta comunque di scelte scaturite dal potere discrezionali delle amministrazioni locali, limitando pertanto al massimo l'intervento alla DIA generalizzata che al di là di un semplice controllo formale, contrariamente al permesso di costrure, lascerebbe poco spazioad eventuali valutazioni discrezionali. In sostanza l'amministrato-elettore deve sapere che chi concede è il Comune e non lo Stato o la Regione.

Giuseppe Fossati

Lo spirito delle leggi nazionali dovrebbero essere recepite anche dagli amministratori locali, ammesso che riescano a capire lo pirito stesso della legge. Anzi ammesso che capiscano cosa c'e' scritto nelle leggi. Altrimenti l'ultimo degli "scrivani" può vanificare tutto. Io sono una persona che si sta trovando in difficoltà per questo. Quando si lascia una possibilità , seppur minima , di rovinare tutto spesso ciò accade. Altro che concerto e condivisione dei diversi aspetti di una problematica a diversi livelli di competenza. Il presupposto è che vi sia la competenza (quella tecnica perlomeno) oltre che la condivisione di un progetto e quindi il suo eventuale miglioramento. Mancando questi presupposti : niente o pochi risultati.

Libero professionista di Padova.

Io non credo che il Piano Casa non abbia ancora dato i frutti sperati a causa della presenza dei vincoli sul territorio o a causa del fatto che per la realizzazione degli interventi si debbano versare gli oneri di urbanizzazione al comune. Se le Regioni in nome della propria autonomia legislativa in materia di gestione del territorio non avessero stravolto lo spirito iniziale del progetto di legge proposto dal Governo e se ancora le Regioni non avessero concesso ai Comuni nessuna possibilità decisionale in merito alle modalità applicative della Legge Regionale sul proprio territorio, forse le cose sarebbero potute andare meglio.

NEWS IN TEMPO REALE?
ISCRIVITI AI NOSTRI CANALI SOCIALI
Edilportale.com su Facebook
Spazio Plus