Piano casa

Piano Casa, le ragioni del flop di domande

Leggi regionali restrittive, esclusioni di alcune tipologie edilizie e costi elevati tra le cause

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30/07/2010 - Panorama normativo eterogeneo e misure regionali restrittive alla base dello scarso numero di domande per il Piano Casa. Il problema, emerso durante numerosi incontri per chiarire le potenzialità e i dubbi che ruotano intorno alle norme adottate a livello locale, è stato confermato dal presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici.

 
I vincoli posti dalle leggi regionali hanno trasformato uno strumento pensato per fronteggiare la crisi economica attraverso gli effetti anticiclici sul settore edile generati dall’iniziativa dei privati.
 
Di fatto quasi tutte le norme ammettono gli interventi di ampliamento solo sugli edifici fino a mille metri cubi, escludendo quindi la possibilità di effettuare lavori negli appartamenti situati in immobili di dimensioni maggiori.
 
Le disposizioni non si applicano inoltre a soppalchi o chiusure di verande. Interventi che aumentano la superficie di calpestio a prescindere dalla volumetria degli edifici, ma che non possono essere realizzati in deroga agli strumenti urbanistici vigenti.
 
Un margine di applicazione maggiore dell’ampliamento volumetrico si sarebbe dovuto registrare per le villette, situate in molti casi in zone di pregio escluse dai regolamenti di attuazione comunale. Limiti analoghi sono stati introdotti nelle zone agricole, prive dei vincoli di distanza tra edifici.
 
Associazioni di costruttori e operatori economici hanno giudicato poco conveniente la sostituzione edilizia attraverso demolizione e ricostruzione. Spesso i premi volumetrici, considerati insufficienti, non riescono a compensare gli oneri per l’adeguamento alla normativa antisismica o la riqualificazione energetica.
 
Molte leggi regionali hanno escluso dagli interventi gli edifici non residenziali, la cui riqualificazione sarebbe invece utile per l’aumento della produttività. Allo stesso tempo le zone industriali non presentano i vincoli delle aree urbanizzate, nelle quali è importante il rispetto delle altezze massime e delle distanze minime.
 
A completare il quadro c’è l’incertezza dei privati, che non sono stati incoraggiati ad investire con incentivi studiati ad-hoc.
 
Molte norme intanto si avvicinano alla scadenza. In Toscana, Emilia Romagna e Umbria è infatti possibile presentare istanza di ampliamento o sostituzione entro il 31 dicembre 2010. Per avere un quadro più completo si dovrà quindi attendere l’inizio del 2011.
 
 

(riproduzione riservata)

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5 Commenti

Beniamino | a due velocità

lunedì 2 agosto 2010 - 10.46

Mi raccordo ad un parere che ho letto e condiviso per dire che è proprio vero che la legge italiana viaggia su due binari e a due diverse velocità: nello specifico- le leggi di indirizzo nazionale-ispirate alla soluzione dei problemi con tempistica veloce,perdono ogni srpint nel momento in cui devono essere applicate dalle istituzioni locali che, vuoi per inadeguatezza vuoi per collusioni,vuoi per non perdere i poteri della " gestione propria"fanno si che l'utente cittadino debba ripercorre le solite e svergognate regole dei " poteri locali" Sotto questo profilo, ho paura ad accettare anche il tanto decantato decentramento fiscale,così caldeggiato dal governo centrale.Servirà solo a ripianare e riparare gli errori commessi dalle "allegre amministrazioni"

Disilluso | Povera italia.....

lunedì 2 agosto 2010 - 08.53

Per sostituire il telo della mia pergola con un tavolato di perline devo chiedere la concessione edilizia! Con la modica cifra di 6.000 euro (tasse comunali e Geometra) posso montare il tettino dal costo di € 400. E devo ritenermi fortunato perchè c'è il piano casa.......... Apprezzo la buona volontà del governo per velocizzare e "sburocratizzare" le procedure, ma temo che a livello locale ci sia QUALCHE GROSSO PROBLEMA....

carlo gentech | Edilizia Napoletana

venerdì 30 luglio 2010 - 18.51

per quanto si possa chiedere al Governo Centrale, alla Camorra, alla buona volontà, alle leggi sbagliate in passato si dovrà combattere contro la burocrazia e l'ipocrisia di tutti i dipendenti del settore edilizio (corrotti) del Comune di Napoli; i quali davanti alle semplificazioni che propone lo Stato si inventono , con la scusa, della riduzione del personale la presentazione della Dia centralizzata e di quanto più complesso si possa pensare; siamo schifati.

CARLO | risultato deludente ma era ovvia questa fine

venerdì 30 luglio 2010 - 11.28

Purtroppo l'idea del Presidente Berlusconi (di per se buona e nata dallo stesso spirito del c.d. piano Fanfani per la ricostruzione) si è dovuta scontrare con l'attuale panorama legislativo italiano del 2010; ovvero un paese schiacciato da: normative, vincoli, pareri, aree "protette" (da nulla, siamo il paese d'Europa a magggior rischio idrogeologico) sovrintendenze e restrizioni di ogni sorta. Fino a che non si attaccano questi centri burocratici di potere feudale non ci sarà mai un rilancio della produzione edilizia.

Renato | Caos

venerdì 30 luglio 2010 - 10.50

Il Pc denota come fumzionano lo Stato, le Regioni ed i Comuni italiani.

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