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Aedifica: riconversione dell’edificio industriale Brin 69 a Napoli
ARCHITETTURA

Aedifica: riconversione dell’edificio industriale Brin 69 a Napoli

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Un progetto architettonico dello studio Vulcanica

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05/08/2010 – Il progetto Aedifica di riconversione dell’edificio industriale Brin 69 a Napoli est è stato messo a punto dagli architetti Marina Borrelli, Eduardo Borrelli ed Aldo di Chio dello studio Vulcanica. La progettazione delle strutture è opera di Interprogetti s.r.l.; mentre la progettazione degli impianti è firmata da Michael-Bruno e Ing.Lanzillo.
 
I principali dati di progetto/ “mixité urbana”
In un grande capannone industriale dei primi del ‘900 dalle belle proporzioni, lungo quasi 250 metri, largo circa 40 metri, con un’altezza di 22 metri al colmo più alto delle due grandi navate di cui è costituito, 110.000 metri cubi di volume totale dell’intervento, 27.000 metri quadrati complessivi di superficie, oltre 15.000 metri quadrati di parcheggi e sistemazioni esterne, la struttura nuova affiancata alla preesistente realizzata in acciaio strutturale per esigenze sismiche, costruttive e tecnologiche, con l’obiettivo di prevedere 75 unità per uffici e per il terziario in una mixité che favorisca lo sviluppo dell’area e in cui la qualità dell’architettura sia una risposta approfondita alla qualità del vivere.
 
Dalla “rivoluzione industriale” alla “rigenerazione urbana”
In un territorio della città de-strutturato, affastellato da segni confusi, crocevia tra gli assi metropolitani, il progetto cerca di creare una immagine nitida e forte, contemporanea ma insieme legata all’ordine e alla memoria del tempo, la grande fabbrica con il suo impianto geometrico rigoroso, rappresenta una forte preesistenza e una suggestione capace di sviluppare una nuova relazione con il paesaggio urbano e naturale al contorno.
 
Il progetto riveste un’importanza infrastrutturale ed economica, esso contiene anche un valore simbolico/pratico di possibile riscatto sociale per un’area fortemente problematica ma anche un valore estetico come rivalutazione di un paesaggio indeterminato troppo a lungo deserto soprattutto di atti progettuali.
 
Come sempre si sono evolute le più belle città d’Europa, per stratificazione, sovrapposizione di epoche, continuità storica, oggi si propone per l’area un segno urbano contemporaneo, proiettato verso il futuro, saldamente fondato nel passato: il nuovo edificio nasce dalla vecchia fabbrica.
 
Dall’esterno l’intorno urbano partecipa al progetto, le ampie strade al contorno, il ponte e la linea ferroviaria-metropolitana, la linea di costa: da essi si avrà una percezione dinamica; gli edifici e i quartieri limitrofi: da essi si avrà una percezione urbana; le sistemazioni pedonali ai piedi dell’edificio: da esse si avrà una percezione a dimensione umana.

Dall’interno il progetto svela il contesto, le viste, gli scorci prospettici, rimandano con decisione al paesaggio urbano e naturale al contorno: la città storica e il Castello, la città moderna e il Centro direzionale, il paesaggio post-industriale di Napoli est;  il mare, il Vesuvio, a determinare orientamento e proporzioni e si rivela un progetto urbano specifico per Napoli, di Napoli.

Un progetto economico e sostenibile, nella accezione più avanzata dei termini: rispetto dell’ambiente, economia del territorio, risparmio energetico, benessere ambientale; vanno interpretate in questo senso le scelte di rendere permeabile la costruzione, esaltare la qualità dell’aria circolante, il microclima, utilizzare le coperture per captare energia solare.
 
Oltre alla scelta dei materiali della costruzione, compatibili, leggeri e trasparenti, alla riduzione del consumo di energia attraverso l’integrazione dell’architettura con i principi dell’edilizia sostenibile, la scelta di esaltare la memoria della fabbrica, salvaguardare la qualità delle vedute panoramiche, significa contribuire ad innalzare il benessere fisico e psicologico dell’uomo, la nuova qualità della vita: lifestyle.
 
Lifestyle in architettura è il nuovo modo di vivere la città in cui l’uomo contemporaneo si identifica; non è solo l’espressione di chi siamo ma aiuta a trasformarci in chi vogliamo essere.
 
Organizzazione del progetto/ natura-architettura
In sezione i livelli sono quattro: un livello a quota stradale che ospita funzioni commerciali distribuite negli spazi che erano della grande fabbrica, il primo piano è il suolo artificiale della galleria aperta dove interagiscono le funzioni terziarie con lo spazio comune, i livelli superiori disposti a quota 8 metri e a quota 11,5 metri con gli uffici flessibili per posizione e forma, ben esposti, forniti di viste ampie e spaziose su prospettive di paesaggio urbano e naturale e di insolazione abbondante. All’interno del corpo terminale si dispongono i parcheggi su tre livelli a completare un disegno in pianta geometrico, funzionale ed insieme espressivo.
 
Gli spazi commerciali e gli uffici sono connessi con la galleria centrale aperta, scenografica, composta nel sistema classico del colonnato continuo testimone del tempo, in essa la fluidità dei percorsi e i ponti sospesi attraversano lo spazio e permettono di dominare l’atrio, il perimetro vetrato esalta il gioco scenografico, moltiplica e riflette permeabilità e trasparenza.
 
Lungo la galleria aperta si snoda anche il sogno di un paesaggio naturale che prevede un giardino pensile vero con alberi d’alto fusto piantati nel terreno profondo posto in quota, la presenza dell’acqua, la luce solare zenitale, la ventilazione naturale, che assicurano una situazione climatica interna confortevole, un microclima salubre. Un edificio simbolo di quella periferia industriale che aveva divorato le superfici verdi allontanando sempre più gli elementi naturali ora accoglie al proprio interno terra, acqua, aria.
 
Nell’ex fabbrica verde rigenerativo/ il verde come ideale rivoluzionario delle città post-industriali
A Napoli si ritorna a piantare alberi, come in molte città europee, nell’ex fabbrica Mecfond quasi 1000 metri quadrati di verde e d’acqua nella grande galleria a cielo aperto sormontata dalle spettacolari capriate in acciaio restaurate della vecchia fabbrica. Si tratta di specie con foglie a superficie larga grazie alla quale assorbono sostanze tossiche che anche i computer disperdono negli ambienti: Aceri, Tigli, Magnolie sono perfetti, assimilano monossido di carbonio, biossido d’azoto, anidride solforosa, polveri sottili; Dracena deremensis, basta un’aiuola di un m2 per eliminare 40/50 mg di benzene per m3 di aria; Bryophyllum pinnata, la sua azione è rivolta alla purificazione dell’aria dal CO2; Scindapsus aureus elimina i vapori chimici e i Nox dello smog; Spathiphyllum preziosa contro il benzene, la trielina, le polveri sottili.
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