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Abruzzo, ingegneri: ‘La ricostruzione spetta ai professionisti’

No del CNI all’affidamento alle Università degli incarichi di progettazione

vedi aggiornamento del 05/04/2012
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19/01/2011 - Quattro membri del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, i Presidenti dei quattro ordini provinciali d’Abruzzo e la Federazione regionale. Sono questi i rappresentanti della categoria degli ingegneri che si sono riuniti la scorsa settimana a L’Aquila per diffidare il Commissario alla ricostruzione post-sisma dallo stipulare accordi diretti tra Comuni e Università per l’assegnazione degli appalti.

 
Secondo gli ingegneri, la ricostruzione non può essere affidata in via preferenziale ad atenei o ad enti similari - come prevede invece la bozza di convenzione tra Comuni e Università firmata dal commissario delegato Giovanni Chiodi lo scorso 19 novembre e inviata a tutti i sindaci del “Cratere” - ma deve necessariamente seguire le norme che regolano gli appalti pubblici.
 
La nota inviata da Chiodi, relativa ad “Accordi, convenzioni o contratti relativi a servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria, come progettazioni preliminari, definitive ed esecutive dei lavori, direzione dei lavori, incarichi di supporto tecnico”, ha fatto scattare la reazione immediata e decisa della categoria professionale, che ha diffidato il commissario dal proseguire su questa strada.
 
Nella conferenza stampa il CNI, insieme con le rappresentanze degli oltre 5.000 professionisti abruzzesi, ha spiegato le ragioni di quello che è stato definito, innanzitutto, un atto dovuto verso la collettività: “La nostra diffida - ha dichiarato Giovanni Rolando, Presidente del Cni - intende tutelare non gli interessi della categoria, ma quelli di tutti. La bozza di convenzione firmata da Chiodi non è a norma di legge, poiché non rispetta le regole del codice dei contratti pubblici: siamo nell’ambito di attività professionali, pertanto bisogna seguire le procedure nella massima legalità. Condividiamo pienamente i principi di ‘speditezza e qualità di risultati’ cui si ispira Chiodi, ma questa convenzione è in realtà doppiamente deleteria: non solo è impugnabile sotto il profilo della legittimità, ma è anche controproducente per il territorio perché, orientandosi sulle università, di fatto esclude tutti i liberi professionisti dei comuni coinvolti”.
 
“Questa bozza di convenzione - ha aggiunto Paolo Stefanelli, Consigliere Cni con delega ai contenziosi - non è in grado di garantire né la speditezza, né la qualità che proclama. L’unica garanzia di rapidità infatti è data dal rispetto delle regole e delle normative: solo così le procedure non vengono bloccate dai ricorsi e dai contenziosi e solo nella legalità si può ottenere la garanzia della sicurezza. Non bisogna far passare il messaggio fuorviante - ha concluso Stefanelli - che il lavoro poi venga svolto dalle Università in quanto ‘istituzioni pubbliche’, perché quei lavori poi verranno realizzati da singoli professionisti, ingegneri inseriti negli atenei in realtà per insegnare e ricercare, mentre sarebbe bene non disperdere le loro energie in attività parallele che finiscono per depauperare il nostro sistema accademico”.
 
Gli ingegneri chiedono quindi a Chiodi di fare marcia indietro e sono pronti ad andare avanti in ogni sede legale qualora fosse necessario; sono tuttavia disposti a collaborare in maniera fattiva alla ricostruzione, con la stessa dedizione e professionalità che li ha sempre contraddistinti fin dai primi momenti del post-sisma, quando in oltre 1.200 giunsero volontari a L’Aquila per le prime verifiche di agibilità degli edifici.
(riproduzione riservata)
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