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MERCATI

Architetti, professione in crisi per il 40%, in crescita per il 25%

di Rossella Calabrese
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Ricerca Cnappc-Cresme: giù la progettazione di nuove abitazioni, su il risparmio energetico

Vedi Aggiornamento del 10/02/2012
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01/02/2011 - Negli ultimi due anni gli architetti stanno attraversando la “peggiore crisi” sinora vissuta. Lo ha affermato il il 37% dei 600 architetti intervistati per una ricerca realizzata dall’Osservatorio del Consiglio nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (Cnappc) e dal Cresme.
 
Il 22,5% degli intervistati - iscritti agli Ordini di Milano, Como, Treviso e Bari - evidenzia una forte polarizzazione sul mercato tra chi “la crisi non la sente” e chi invece “perde terreno”; un 17,1% sostiene che la crisi si concentra in alcuni segmenti e non in altri mentre, per il 19%, è in realtà una grande occasione di trasformazione.
 
Un architetto su cinque segnala, sia per il 2009 che per il 2010, la perdita di circa il 25% del proprio fatturato. Ma c’è anche chi cresce in modo rilevante: circa il 3,6% dei professionisti ha visto aumentare il proprio giro d’affari nel 2009 di oltre il 25%, e nel 2010 questa percentuale è salita al 6,8%. La polarizzazione sul mercato si conferma anche per le fasce intermedie: nel 2009 chi ha perso tra il 5 e il 25% del fatturato era pari all’11% del campione, percentuale che sale al 17% nel 2010.
 
D’altro canto, però, il 17% degli architetti ha visto crescere il fatturato tra il 5 e il 25% nel 2009, percentuale che sale al 19,3% nel 2010, anno che segna un ulteriore incremento della polarizzazione: chi perde oltre il 5% del fatturato è pari al 39% del campione (era il 31,8% nel 2009), mentre chi cresce nel 2010 è il 26% del campione (era il 20,8% nel 2009).
 
In sintesi si può affermare che circa il 40% degli architetti italiani soffre per la crisi in atto, un 35% resiste e un 25% sta invece crescendo.
 
Per quanto riguarda le attività, il crollo è verticale per la progettazione di nuove costruzioni residenziali (nel 2010, il 54% degli intervistati, peggio del 2009, la vede in calo, con un 41,5% che stima un calo superiore al 25%), e grandi difficoltà si notano anche nella nuova produzione non residenziale e nelle opere pubbliche.
 
Segnali più confortanti vengono dalla riqualificazione del patrimonio residenziale esistente (il 36% lo vede in calo, il 30,7% in crescita) e, soprattutto, dalle attività legate al risparmio energetico.
 
Per quanto riguarda il “Piano Casa 2”, quello degli ampliamenti di patrimonio esistente, il mercato era visto in crescita dal 17,3% del campione nel 2009, percentuale che sale al 28,8% nel 2010; nel 2009 il 29,1% del campione non credeva agli effetti della legge, valore che nel 2010 scende di poco al 24%. Quest’ultimo, nel 2010, è dato in crescita dal 44% degli intervistati e in calo solo dal 20%.
 
Altri due elementi costituiscono fattori di crisi: l’insoluto e i tempi di pagamento. Nel 2008 solo l’11% del campione affermava che l’insoluto superava il 20% del giro d’affari; nel 2010 la percentuale del campione sale al 25% mentre un altro 13% sostiene che l’insoluto è tra il 10 e il 20% dell’attività.
 
I tempi di pagamento, poi, si allungano: gli enti pubblici passano dai 100 giorni del 2008 ai 140 del 2010; le imprese da 63 giorni a 119; le famiglie da 46 a 81 giorni. Criticità sono poi rappresentate dalle tariffe al ribasso e degli stipendi troppo bassi. In un indice di criticità che ha per valore massimo 5, questa voce tocca il valore di 4,4. Segue a ruota, con 4,3, la questione degli eccessivi adempimenti burocratici che pesa sulla professione. Mentre la crisi della domanda pubblica, la concorrenza eccessiva si collocano al terzo posto con indice 4, addirittura prima del nodo del ritardo dei pagamenti e della scarsa attenzione per la tutela del territorio.
 
Secondo la ricerca del Cresme - che tra breve vedrà il coinvolgimento di molti altri Ordini - il 78% degli architetti svolge la propria professione in uno studio individuale; il 62,5% è l’unico titolare del proprio studio, mentre il numero medio degli addetti in uno studio professionale è di poco inferiore ad 8.
 
“È indubbio - sottolinea  Massimo Gallione, presidente del Consiglio nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori - che la grande maggioranza degli architetti si trovi di fronte ad una situazione di evidente difficoltà. La crisi economica e quella dell’edilizia, in particolare, si ripercuotono pesantemente sul settore della progettazione, determinando una situazione in cui la stessa architettura di qualità stenta ad emergere. Gli architetti italiani hanno da tempo individuato una serie di interventi ed hanno lanciato proposte al Governo - che finora sono cadute nel vuoto - per rilanciare il settore edilizio, storicamente modello di aggressione delle crisi economiche, puntando sulla semplificazione amministrativa nell’edilizia privata ed in quella pubblica; sulla riforma urbanistica per incentivare l’intervento privato nell’ambito del comparto pubblico; su una maggiore concorrenza qualitativa nei lavori pubblici; su misure economiche e finanziarie a sostegno della una categoria e sulla riforma delle professioni. Per quanto riguarda, poi, le modalità con le quali l’architetto svolge la propria professione occorre modificare il modello dell’organizzazione del lavoro, evolvendo - anche con il supporto di adeguati strumenti legislativi - le strutture professionali e la stessa gestione degli studi”.
 
Secondo Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme “la cosa che colpisce di più, nell’indagine che abbiamo condotto, non è solo quella della dimensione della crisi, della riduzione del fatturato, dei tempi lunghi di pagamento e dell’insoluto, che disegnano un quadro che dovrebbe essere meglio valutato, per la sua criticità, dalla politica - le professioni, si può dire, se la devono sempre cavare da sole - ma è sopratutto la consapevolezza, da parte degli stessi architetti, che questa crisi vuol dire  trasformazione. Inoltre, dalle risposte emerge come la conoscenza sia posta al centro della competizione di un mercato che va verso l’energy technology, il partenariato pubblico-privato, il facility magement, i nuovi materiali e le  forme nuove del processo edilizio. In sostanza è la consapevolezza che la crisi penalizza chi sta fermo e non è in grado di evolvere il proprio modello di offerta attraverso un maggiore livello di sapere”.
 
L’Osservatorio Cnappc-Cresme realizzerà a primavera, dopo questa prima edizione sperimentale, una nuova ricerca che vedrà il coinvolgimento di dieci-quindici altre realtà territoriali. Obiettivo del Consiglio Nazionale degli Architetti è, infatti, quello di dotarsi di un Osservatorio permanente che, con cadenze fisse, e allargando la base campionata, censisca in tempo reale le trasformazioni del lavoro degli architetti italiani e delle relative modalità di svolgimento, al fine di identificare tempestivamente le più adeguate politiche professionali.


Fonte: Ufficio stampa Cnappc
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Altri commenti
pascal

Cari colleghi, sono convinto che i conti non tornano, le difficoltà vanno oltre le percentuali espresse. Comunque consiglio di rivedere la propria posizione e lanciare un appello a unirsi per vincere le difficoltà. Fare corpo unico, siamo in tanti in tutto il mondo a soffrire della situazione economica. E' arrivata l'ora di unirsi per vincere le battaglie del fare verso gli altri che soffrono nel mondo. Inventare progetti per quei paesi in via di sviluppo e soccorrere quei paesi in crisi e in difficoltà. Questa è la mia proposta provocatoria, senza retorica e al bando l'ipocrisia.

Onofrio

Le percentuali mensionate sono almeno al sud quasi veritiere.Credo comunque sia opportuno dire,ricollegandomi alla percentuale che lavora, che molto hanno dovuto limare e non di poco il loro onorario. Chi lavora sono solo coloro poco professionali e si accontentano,tanto sono sicuri che rispetto a chi chiede il giusto compenso dovuto a professionalità ed esperienza, possano superarli. Il motivo è uno solo in giro c'è poca liquidità è secondo me il 90% delle persone guarda il prezzo(risparmiare) e non la professionalità. Questo è il vero motivo. Credetemi sono nell'ambiente da tanti anni e vedo tecnici(...) che sanno meno di niente(ovviamente il mio giudizio è soggettivo, ma non credo tanto soggettivo).....Grazie

Alessandro

Chi lo aumenta?Chi prima aveva gli agganci con la politica, con chi aveva i capitali in città, con le grosse imprese di costruzioni. E come? Se prima prendevano 70 lavori su 100 ora prendono quasi il 100% dei lavori attuali, lasciando poco meno delle briciole agli altri...e perchè? Beh, ora si "adoperano" di più a "colloquiare" con gli agganci, possono fare tariffe più basse grazie allo sfruttamento di colleghi disperati che prendono a lavorare per un tozzo di pane....e mentre loro giocano a tennis, gli altri lavorano per loro....E costruiscono...ristrutturano...Una realtà piccola come è Asti uno studio solo lavora, e prende tutto...dal piccolo appartamento da ristrutturare, agli edifici di proprietà della banca principale della città e del comune...tutto è di uno studio solo...gli altri? Briciole delle briciole....

carlo

anche al nord non si scherza. vedo studi di architettura e ingegneria che non lavorano da almeno 2 anni e i cui "dipendenti" vanno in ufficio per girarsi i pollici. e nessuno fa niente.

Valeria

Solo il 40%????Credo che questa stima sia stata fatta per difetto.....almeno per chi come me vive la realtà del Sud Italia dove la percezione della crisi raggiunge valutazioni molto più alte....Ci attestiamo sul 70% di percezione di crisi e forse un 10% è in lieve crescita.....Siamo allo sbando totale e si continua a lottare con continue invasioni di campo professionale perpetuate da figure "professionali" che, con la professione di Architetto, hanno ben poco da paragonarsi.....e si vede!