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Architetti contrari alle liberalizzazioni proposte dalla Manovra

Il Cnappc chiede di ‘mantenere la distinzione tra professioni intellettuali e non’

vedi aggiornamento del 31/08/2011
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13/07/2011 - Il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori esprime la sua più ferma opposizione all’emendamento sulle liberalizzazioni delle libere professioni presentato al testo della Manovra (Ddl di conversione) in quanto esso non distingue tra professioni già regolamentate per motivi di interesse generale e quelle che non lo sono.

 
A seguito di questo vizio sostanziale - spiega il Cnappc - si applica in senso lato il principio di libertà d’impresa, subordinandovi l’interesse generale e andando, così, contro i principi costituzionali ed europei. Per quanto riguarda la legislazione europea, infatti, il Consiglio Nazionale sottolinea che la "Direttiva Qualifiche Professionali" (2005/36/CE) all’articolo 43, prevede espressamente che “nella misura in cui si tratta di professioni regolamentate, la presente direttiva riguarda anche le professioni liberali che sono, secondo la presente direttiva, quelle praticate sulla base di pertinenti qualifiche professionali in modo personale, responsabile e professionalmente indipendente da parte di coloro che forniscono servizi intellettuali e di concetto nell”interesse dei clienti e del pubblico.

L’esercizio della professione negli Stati membri può essere oggetto, a norma del trattato, di specifici limiti legali sulla base della legislazione nazionale e sulle disposizioni di legge stabilite autonomamente, nell'ambito di tale contesto, dai rispettivi organismi professionali rappresentativi, salvaguardando e sviluppando la loro professionalità e la qualità del servizio e la riservatezza dei rapporti con i clienti”.
 
Sempre riguardo alla legislazione europea, la Direttiva 2006/123/CE, all'art. 4 (punto 8) individua la nozione di “motivi imperativi d'interesse generale”, ovvero “motivi riconosciuti come tali dalla giurisprudenza della Corte di giustizia, tra i quali: l’ordine pubblico, la sicurezza pubblica, l'incolumità pubblica, la sanità pubblica, il mantenimento dell'equilibrio finanziario del sistema di sicurezza sociale, la tutela dei consumatori, dei destinatari di servizi e dei lavoratori, l’equità delle transazioni commerciali, la lotta alla frode, la tutela dell'ambiente, incluso l'ambiente urbano, la salute degli animali, la proprietà intellettuale, la conservazione del patrimonio nazionale storico ed artistico, gli obiettivi di politica sociale e di politica culturale”.
 
Gli architetti italiani ribadiscono la disponibilità a discutere e a condividere una riforma di modernizzazione delle professioni, nel superiore interesse del Paese - anche in tempi molto brevi - che sia coerente con i principi di etica e di qualità ai quali si ispirano i professionisti italiani. Affinchè essa sia un investimento in termini di competenze e di capacità, e, quindi, - ribadiscono - lo sia per il Paese, chiedono a maggioranza e a opposizione di salvaguardare i diritti della collettività e dei cittadini, escludendo le professioni regolamentate dall’emendamento e indicando, invece, un termine ordinativo di sei mesi per legiferare separatamente in materia di professioni intellettuali.
 
 
Fonte: Ufficio stampa Cnappc
(riproduzione riservata)
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Altri Commenti

natalino

DA ARCHITETTO ISCRITTO ALL ORDINE SPERO PROPRIO CHE VENGANO TOLGANO DEFINITIVAMENTE ..IN SOSTANZA L'ISCRIZIONE E' SOLO UN ULTERIORE TASSA E NON DA' ALCUNA GARANZIA ..BASTI PENSARE CHE PER UNA VIDIMAZIONE DI UNA PARCELLA MI E' CAPITATO DI ASPETTARE 2 ANNI PER VEDERMI RICONOSCERE META' ....E' UNA VERGONA ITALICA CHE ESISTANO ANCORA QUESTE CORPORAZIONI MEDIOEVALI...PROFESSIONISTI SI E' SOLO SE SI LAVORA BENE ED ESSER ISCRITTO AD UN ELENCO NON E' GARANZIA DI QUALITA'

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