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Nel Decreto Sviluppo la proroga della detrazione fiscale del 55%

Allo studio tetti di spesa specifici, percentuali di detrazione più basse, agevolazioni per elettrodomestici ad alta efficienza

vedi aggiornamento del 12/10/2012
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30/09/2011 - Vedrà la luce probabilmente entro una decina di giorni il nuovo decreto per la crescita che il Governo sta mettendo a punto in queste ore.

 
Il provvedimento (consulta la bozza) propone la proroga per tre anni della detrazione fiscale del 55% sugli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, con alcune modifiche quali l’introduzione di tetti di spesa e la rimodulazione degli incentivi in funzione degli interventi.
 
Si ipotizza l’introduzione di tetti di spesa specifici, prima non previsti (non più tot €/mq di pannello solare, non più di tot €/kW per le caldaie ecc.), mentre per alcuni interventi viene proposto l’abbassamento della spesa massima detraibile.
 
Riproposta, inoltre, la detrazione per elettrodomestici ad alta efficienza e pompe di calore, ma con percentuali più basse. Per alcuni interventi, come finestre e piccole caldaie, è allo studio la riduzione fin da subito al 41% della percentuale di detrazione.
 
Stefano Saglia, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, ha affermato che “la procedura dell’Europa contro l’Italia sul rendimento energetico degli edifici è uno stimolo in più a inserire la detrazione del 55% nel Decreto Sviluppo” e che “la proroga delle detrazioni del 55% è uno strumento anticiclico perché consente di fare crescita economica ed è fondamentale estenderla per un periodo adeguato così da stimolare anche investimenti più cospicui”.
 
 
Il secondo capitolo del Decreto per lo Sviluppo è dedicato alle Infrastrutture, con misure volte ad accelerare la realizzazione delle grandi opere e ad incrementare la capacità di investire delle imprese.
 
Per rilanciare le grandi opere, il Governo sta ipotizzando di introdurre incentivi fiscali per i capitali privati investiti in infrastrutture. L’idea è quella di sostituire i contributi pubblici diretti con tagli a Irap e Ires per i privati che decidano di investire nei lavori pubblici. Non è ancora chiaro se gli incentivi riguarderanno solo 8/10 infrastrutture, tra autostrade e ferrovie (la Napoli-Bari e la Milano-Padova ad alta velocità), oppure una platea più ampia di opere.
 
Le altre misure allo studio sono: la semplificazione dell’iter autorizzativo del Cipe, la cessione di immobili pubblici come corrispettivo delle concessioni; la possibilità di utilizzare le riserve tecniche delle assicurazioni per finanziare infrastrutture; la semplificazione dell’iter di approvazione dei progetti dei concessionari autostradali; la destinazione dell’extragettito Iva al finanziamento delle opere.
 
Le misure proposte non hanno però convinto l’Associazione dei costruttori (ANCE). Nel corso dell’Assemblea annuale tenutasi mercoledì, il presidente dell’Ance Paolo Buzzetti ha definito “una presa in giro” l’ipotesi di “un’infrastrutturazione generica di sviluppo a costo zero” e ha chiesto che “le poche risorse disponibili non vadano a concentrarsi su poche grandi opere” ma si punti su “piccole e medie opere e su un Piano Città”. Durante l’Assemblea, il Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli è stato duramente contestato dagli imprenditori edili (leggi tutto).
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