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Professioni, la mancata riforma non cancellerà tutti gli ordinamenti

Dopo il 13 agosto 2012 saranno abrogate solo le norme in contrasto con i nuovi principi

vedi aggiornamento del 09/05/2012
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16/12/2011 - Resta fissata al 13 agosto 2012 la data entro cui gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati ma, in assenza di riforma, non saranno abrogate in blocco tutte le norme vigenti sugli ordinamenti, ma soltanto quelle in contrasto con i princìpi elencati nel comma 5, lettere da a) a g), del DL 138/2011 convertito nella Legge 148/2011.

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È stato infatti approvato dalle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera un emendamento al ddl di conversione della Manovra Salva Italia (DL 201/2011) che ammorbidisce l’obbligo di riscrivere le norme che regolano le professioni.
 
I principi elencati nel comma 5, lettere da a) a g), del DL 138/2011, e che i nuovi ordinamenti professionali dovranno recepire, sono: libero accesso alla professione, obbligo di formazione continua, tirocinio retribuito, definizione del compenso all’atto del conferimento dell’incarico, assicurazione professionale obbligatoria, istituzione di un organo nazionale e di organi territoriali che si occupino di questioni disciplinari, pubblicità informativa libera.

Quindi, se gli ordinamenti vigenti non contrastano con i suddetti principi, resteranno validi anche dopo il 13 agosto 2012, se invece sono in contrasto con essi dovranno essere adeguati o saranno abrogati. È previsto, inoltre, che entro il 31 dicembre 2012, il Governo raccolga tutte le norme non abrogate, cioè non in contrasto con i principi di concorrenza, e le riversi in un Testo Unico.
 
Ricordiamo che il DL 138/2011, convertito nella Legge 148/2011, ha disposto che gli ordinamenti professionali vengano riformati, secondo i suddetti principi, entro il 13 agosto 2012 (leggi tutto). Qualche mese dopo, la Legge di Stabilità 2012 ha disposto che le vigenti norme sugli ordinamenti professionali siano abrogate dall’entrata in vigore della riforma (leggi tutto).
 
La Manovra Salva Italia di Monti, nel testo del decreto-legge, ha aggiunto che le vigenti norme sugli ordinamenti siano abrogate “in ogni caso, dalla data del 13 agosto 2012” (leggi tutto).
 
In sede di conversione in legge, il testo è stato modificato dalle Commissioni Bilancio e Finanze, rendendo la scadenza di agosto 2012 valida solo per gli ordinamenti più vecchi e in contrasto con i principi di libera concorrenza, trasparenza e pubblicità.
 
Oggi l’Aula di Montecitorio voterà la fiducia sul maxiemendamento del Governo, che dovrebbe mantenere la formulazione approvata dalle Commissioni Bilancio e Finanze.


I commenti
“Apprezziamo la sensibilità del Parlamento per aver modificato l’assurda norma che puniva le professioni nel caso in cui il Governo non avesse agito entro il 13 agosto”. Così il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. “Pur rimanendo vivi i dubbi sullo strumento del DPR - continua la nota del Cnappc - siamo pronti, entro due mesi, a mettere sul tavolo del Governo un progetto moderno di ordinamento.

E oggi, a margine della Conferenza Nazionale degli Ordini, il Presidente Leopoldo Freyrie ha detto che il Cnappc intende “anticipare al marzo del prossimo anno - senza aspettare le scadenze di agosto e di dicembre 2012 - i necessari interventi per adattare il nostro ordinamento ai criteri e alle indicazioni contenuti alla Legge di Stabilità e al Decreto Salva-Italia con l’impegno ad attuarla con rapidità ed efficacia. La comunità degli architetti - ha proseguito Freyrie - non solo non ostacola la riforma bensì si fa parte attiva per ridisegnare finalmente norme pre costituzionali e per contribuire, con nuove regole della professione, a partecipare al rilancio dell’Italia”.
 
Per Freyrie, “a fronte di questa nostra azione di accelerazione della riforma, e nella grave situazione di possibile recessione, è necessario che anche il Governo adotti una serie di immediati interventi a favore dello sviluppo - e per questo ci rivolgiamo al Ministro Passera - sbloccando le attività edilizie private - come si tenta di fare con le opere pubbliche - che sono ormai l’85% del mercato. Sono necessarie, in questa direzione, due azioni precise: riattivare il credito bancario sui progetti edilizi, spesso bloccato perché, ad esempio, le banche non accettano DIA e il silenzio-assenso alla stregua di permessi edilizi; serve anche un intervento volto ad indurre Regioni e Comuni a sbloccare i piani di governo del territorio, spesso insabbiati per anni in discussioni ideologiche, anche per evitare che le risorse degli investitori si dirigano verso quei Paesi in grado di garantire regole certe e non soggette al variare delle maggioranze”.
(riproduzione riservata)
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