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Ingegneri: no alle Società di capitali per i servizi di progettazione

Il CNI boccia la logica del profitto e auspica una rapida riforma delle professioni

vedi aggiornamento del 05/03/2012
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23/12/2011 - “Non si possono appaltare agli industriali i servizi intellettuali come quelli dell’ingegneria”. È una bocciatura su tutta le linea quella che arriva dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri verso le Società di capitale che consentiranno a soggetti terzi - anche non professionisti - di detenere la maggioranza delle imprese operanti nel settore dei servizi ingegneristici.

 
Ricordiamo che l’art. 10 della Legge di Stabilità 2012 (Legge 183/2011) ha introdotto la possibilità di costituire Società tra professionisti, cioè Società per l’esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordinistico secondo i modelli societari regolati dai titoli V e VI del libro V del codice civile.
 
Il testo definitivo della Legge di Stabilità - a differenza delle bozze circolate prima dell’approvazione - consente ai soci non professionisti di avere una partecipazione anche maggioritaria nella Società e di partecipare alle attività riservate e agli organi di amministrazione della società.
 
Secondo il CNI, le nuove norme rischiano di “consegnare a centri di interesse, ben individuati, il compito di salvaguardare i diritti dei cittadini che, invece, la stessa Costituzione affida ai professionisti”.
 
Se sulle Società tra professionisti la sentenza è senza appello, sulla riforma delle professioni l’attenzione è sempre alta.
 
Il Presidente del CNI, Armando Zambrano, ha le idee chiare sul futuro della categoria: avanti tutta con il riassetto degli ordinamenti professionali, senza perdere tempo. Anzi, gli ingegneri non temono affatto la “famigerata” data del 13 agosto 2012, termine entro il quale tutte le categorie devono adeguarsi alla Manovra bis (DL 138/2011 convertito nella Legge 148/2011). Gli Ingegneri addirittura rilanciano: “noi, in effetti, siamo già pronti - incalza Zambrano -, abbiamo da tempo depositato al Ministero della Giustizia una proposta di ordinamento delle professioni tecniche le cui istanze sono già state in parte recepite”.
 
E la categoria auspica che anche per le Società di capitali possa esserci un epilogo positivo: “non possiamo permettere - stigmatizza Zambrano - che prevalga la sola logica del profitto a discapito della qualità e dell’etica professionale. L’art. 10 della Legge 183/2011 va rivisto: siamo possibilisti sull’ingresso di soggetti terzi nel capitale delle società, ma solo per quote di minoranza”.
 
Sotto l’albero di Natale il Governo Monti troverà un ulteriore “pacchetto” di proposte promosso dagli ingegneri, condiviso anche con i rappresentanti delle altre categorie tecniche, con uno scopo preciso: avviare una riforma davvero innovativa, coerente alle reali esigenze del Paese, nell’interesse dei cittadini e del territorio.
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