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Le modifiche dei professionisti al decreto Liberalizzazioni

Confprofessioni: soci di capitale minoritari nelle Società tra professionisti, norme più chiare per le tariffe

vedi aggiornamento del 29/02/2012
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10/02/2012 - Società tra professionisti con capitale minoritario dei soci non professionisti; libertà per il professionista di negoziare direttamente la propria polizza assicurativa e di scegliere sul mercato i corsi di formazione, senza l’intervento degli Ordini; norme più chiare per le tariffe; equo compenso per i tirocinanti.

Le modifiche dei professionisti al decreto Liberalizzazioni

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Sono queste le proposte di modifica che Confprofessioni, la confederazione italiana delle libere professioni, ha formulato in merito alla normativa emanata negli ultimi mesi, dalla Manovra Bis (DL 138/2011 convertito nella Legge 148/2011) alla Legge di Stabilità 2012 (Legge 183/2011) al DL 1/2012 per le liberalizzazioni. Le proposte sono state presentate alla Commissione Industria del Senato, nell’ambito dell’iter di conversione in legge del DL 1/2012.
 
Secondo Confprofessioni, la normativa sulle Società tra professionisti (introdotte dalla Legge 183/2011), così com’è mette a rischio l’indipendenza del professionista, l’assenza di conflitti di interesse, la tutela del segreto professionale. Per questo si dovrebbe prevedere un apporto di capitale di soci non professionisti non maggioritario e attribuire la governance delle Società stesse esclusivamente ai soci professionisti. Ricordiamo che questa richiesta è già stata avanzata dai Consigli Nazionali degli Ingegneri e degli Architetti (leggi tutto).
 
Per quanto riguarda le polizze assicurative, pur condividendo l’introduzione dell’obbligo per il professionista di stipularla, Confprofessioni ritiene restrittiva rispetto alle regole del libero mercato la norma che attribuisce ai Consigli Nazionali degli Ordini la facoltà di negoziare le condizioni generali delle polizze, e propone che la negoziazione con le Compagnie assicurative venga lasciata alla discrezionalità dei professionisti e alle libere Associazioni o Confederazioni professionali titolate alla tutela degli interessi dei professionisti.
 
Parere negativo anche sulla competenza degli Ordini professionali della predisposizione dei percorsi di formazione dei professionisti. La proposta di Confprofessioni è quella di attribuire ai Consigli nazionali il compito di fissare i requisiti minimi dei corsi di formazione, uniformi sul territorio nazionale, così da permettere ai professionisti di scegliere liberamente sul mercato i percorsi formativi più idonei alla loro preparazione professionale e di stimolare la concorrenza degli altri organizzatori di eventi formativi.
 
Sul tema delle tariffe professionali, Confprofessioni fa notare che l’abrogazione tout court delle tariffe, di per sé oramai superate dai fatti, ha creato un vuoto normativo nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, in quanto fa riferimento a “parametri stabiliti con decreto del ministro vigilante”, non ancora emanato.
 
Inoltre, ritiene contraddittorio che l’utilizzo di quegli stessi parametri, imposti come nuovo riferimento per la liquidazione dei compensi da parte di un organo giurisdizionale, renda nulla la clausola relativa alla determinazione del compenso qualora riscontrata nei contratti tra professionisti e consumatori o microimprese.
 
Infine, la normativa impone l’obbligo di pattuizione del compenso al momento del conferimento dell’incarico e di indicazione per le “singole prestazioni” di “tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi”, ma - secondo Confprofessioni - non tiene conto, per prestazioni particolarmente complesse, della grave difficoltà se non dell’impossibilità di prevedere in anticipo tutte le voci di costo.
 
Quanto al tirocinio professionale, la richiesta è quella di armonizzare la disciplina con il nuovo Testo unico sull’apprendistato, in particolare con le misure per l’apprendistato di ricerca e di alta formazione, che definiscono un inquadramento contrattuale e tutele di welfare per i giovani praticanti, e di ripristinare l’equo compenso per i praticanti.
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Altri Commenti

marco

volevo solo segnalere al Geom Lucadjlux De Pieri che se le liberalizzazioni portano a scannarci tutti è meglio che non ci siano, perchè come dici te le imprese non percepiscono un equo compenso anche io confermo che come si è abbassato il prezzo delle imprese si è abbassato di molto la qualità, io parlo qua a Bergamo dove le imprese autoctone erano molto in gamba ora più della metà fanno lavorare albanesi, rumeni, egiziani che il giorno prima facevano l'imbianchino e prendo 6 euro all'ora (quando va bene) in nero. quindi ribadisco al governo monti e chi per lui che se le liberalizzazioni devo portare a questo allora è meglio pagare un po di più ma avere un minimo di guadagno pulito a chi lavora onestamente in modo da garantire una certa qualità nel lavoro svolto, sopprattutto a garanzia del cliente consumatore finale. p.s.: se le tariffe dei geom, ing e arch erano ritenute troppo alte invece di eliminarle si potevano tranquillamente rivedere e abbassare perchè un tetto minimo ci deve perforza essere.

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