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Liberalizzazioni: stop del Senato alle norme sui professionisti

La Commissione Giustizia chiede la soppressione delle misure su minimi tariffari, preventivo, tirocinio professionale e confidi

vedi aggiornamento del 22/03/2012
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03/02/2012 - Parte con una sonora bocciatura l’iter di conversione in legge del DL 1/2012 sulle liberalizzazioni: la Commissione Giustizia del Senato ha chiesto la soppressione dell’articolo 9, quello che contiene l’abrogazione delle tariffe professionali, l’obbligo di pattuizione del compenso e la possibilità di svolgere il tirocinio durante gli studi.

 
Secondo la Commissione, l’abrogazione delle tariffe e la mancanza del decreto ministeriale che fissi i parametri di riferimento per le liquidazioni giudiziali dei compensi ha determinato il blocco di tali liquidazioni e l’emanazione dei relativi provvedimenti. Per i senatori è, inoltre, irragionevole la norma che prevede da un lato l’evoluzione di parametri legali e dall’altro l’ineludibilità a pena di nullità dei medesimi parametri.
 
Critiche sono state mosse anche al comma 2, che introduce l’obbligo di formulazione di un preventivo dettagliato degli oneri delle prestazioni professionali: secondo la Commissione, in molti casi, soprattutto per gli avvocati, questo obbligo è inattuabile poiché riguarda un’attività per la quale il professionista assume obbligazioni di  mezzi e non di risultato, con riferimento a vicende processuali che non sono prevedibili.
 
Bocciata anche la norma sui tirocini professionali: le innovazioni introdotte appaiono - secondo i senatori - difficilmente compatibili con la natura propria di tale istituto, che è quella di formare la competenza pratica minima necessaria per l’accesso alle professioni regolamentate e non tiene conto dell’obbligo - inserito nel testo di riforma della professione all’esame del Parlamento e condiviso da tutte le forze politiche e dagli operatori - di riconoscere un equo compenso al tirocinante.
 
Nel corso della discussione, tutti i componenti della Commissione si sono espressi negativamente sull’articolo 9 del decreto-legge, indipendentemente dallo schiramento politico di appartenenza. A partire dal relatore Franco Mugnai (PdL), che ha lamentato la mancanza del decreto sulla cui base i giudici devono procedere alla liquidazione degli onorari e ha proposto una disciplina transitoria.
 
A tale proposito, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Zoppini ha annunciato che il Governo sta valutando la predisposizione di una norma transitoria che, in ogni caso, riguarderà i rapporti giuridici non ancora sorti. Ma il senatore PdL Giacomo Caliendo ha fatto notare che il DL 1/2012 - e quindi l’abrogazione delle tariffe - è già vigente e ha chiesto che il Ministro adotti immediatamente il decreto recante i parametri per la commisurazione dei compensi.
 
Anche l’estensione ai liberi professionisti della possibilità di partecipare al patrimonio dei confidi, prevista dall’articolo 10, è stata oggetto di critiche: secondo Mugnai, l’equiparazione dei professionisti alle imprese è del tutto parziale, tenuto conto che, ad esempio, alle Società di professionisti non si applicano determinate detrazioni fiscali.
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Altri Commenti

giovanni (stavolta lo stesso...)

Mi ero dimenticato una nota importante: per tanti anni ho lavorato in Inghilterra con un grosso studio di Londra. Lì le tariffe sono "libere" ma gli ordini (neanche una lontana somiglianza coi nostri) hanno ,negkli anni, codificato e definito nei dettagli, non QUANTO un iung.arch deve prendere, ma CHE COSA deve fare. Cioè qual'è la "mission" (come dicono loro) che un cliente ordina: il mercato poi stabilisce, in base ai risultati ottenuti, tra loro confrontabili, quele sia la migliore e più adeguata retribuzione. Chi n on rispetta la mission è fuori mercato, ma nonperchè ha chiesto troppo o troppo poco, ma perchè ha fatto, o non fatto bene, quello che aveva promesso e PREVENTIVATO. Le nostrre tariffe sono del 1929 (con qualche inevitabile aggiornamento tabellare-economico), forse neanche il nostro "ordine" si era accorto che i tempi erano leggermente cambiati....

giovanni (un altro..)

In Italia, come sempre, si fanno lunghissime, quanto inutili, polemiche su cose che non esistono. Chi si occupa da tanto tempo di ingegneria (civile.. si fa per dire) sa benissimo che le tariffe sono state "abrogate" dal mercato da tanto tempo (a parte gli enti pubblici, che devono fare tanti trucchetti). Bisogna fare offerte scontate per avere incarichi dai privati, lo sanno tutti benissimo, ma quando si tratta di "grandi principi" bisogna "far finta". Se no, politicanti, commissaristi, ordinologi, giornalistoidi ecc. ecc. cosa avrebbero da fare?

Stefano

@Marco Lanzi Buonasera. Leggendo le Sue riflessioni non posso esimermi dal chiederLe: - come sono correlati liberalizzazione delle tariffe e accesso alla professione? - perchè? secondo lei 240000 Avvocati sono pochi? - perchè usa il termine "liberalizzazioni"? - quanti Notai, Avvocati, Architetti ecc. conosce che non siano figli o nipoti di appartenenti alla medesima categoria? - ha pensato agli impegni costituzionali di certe categorie ed all'incompatibilità con la (totale) libera concorrenza? - come fa un Avvocato a fare un preventivo se non sa quante udienze ci saranno, quante prove chiederà la parte avversa, quante volte il Giudice rinvierà o farà tardare per delle ore, ecc.? - come fa a sostenere il principio delle libera concorrenza integrale e poi a criticare la legge del più forte nella stessa frase? - quale CASTA? quella degli avvocati giovani in maggior parte contribuenti minimi che verranno spazzati via dalle riforme? o quella degli avvocati che potranno chiedere centinaia di euro l'ora? Potrei andare avanti, qualora volessimo aprire una discussione seria sul tema e non avanzare delle invettive qualunquiste sulla "casta", senza specificazioni ed analisi. Mia opinione professionale è che togliere le tariffe porterà nel medio lungo periodo ad aumentare i costi per gli utenti, che non è importante aumentare gli organici dei farmacisti ma qualificare la professione per chi la fa e non per i meri "commercianti", che l'aumento dei notai non porterà certo alla diminuzione delle spese (semmai si potrebbero togliere delle funzioni e portarle agli enti pubblici). La cosa più grave però e mi sorprendo meno evidenziata è l'apertura ai SOCI DI CAPITALE: ma vi rendete conto di cosa significa? Perchè preoccuparsi del resto se passa questo? Cordialità.

Giacomo

I non professionisti dovrebbero anche un po' informarsi invece di parlare a sproposito. Sono architetto e il pane me lo guadagno sudando assai da parecchi anni, cercando di lavorare bene, con coscienza, nell'interesse del cliente. E' dal 2006 che il decreto Bersani ha introdotto la deroga ai minimi tariffari di ingegneri, architetti, geometri ... Praticamente si può fare lo sconto ceh si vuole rispetto ai minmi, quindi che senso ha abolire i minimi? Significa solo cancellare un univoco riferimento a costi/prestazioni che sono una tutela per il cittadino e inoltre, IMHO, come già suggerito da qualcuno, insinuare una sorte di "liberalizzazione" di tutto il mercato del lavoro, dipendenti compresi, miei cari che scagliate contro le cosidette "caste". In realtà nonstante questi interventi di "marketing politico" le caste rimarranno e saranno ancora più solide perchè le caste non sono le categorie ma stanno dentro di esse....

FEDERAZIONE NAZIONALE ARCHITETTI INGEGNERI

Liberalizzare le tariffe di a)una intera categoria sociale “regolamentata” da leggi dello stato, b)che svolge prestazioni di interesse pubblico e collettivo(architetti ed ingegneri) c) cui si accede tramite laurea e concorso di abilitazione di Stato, d) in cui veniva prestabilito in maniera chiara e diffusa mente nota, che tra i diritti acquisiti vi sarebbe stato anche quello di avere la garanzia ad un minimo inderogabile sulle prestazioni; e dunque far perdere qualunque riferimento di proporzionalità tra retribuzione e lavoro, È INCOSTITUZIONALE OLTRE AD ESSERE UNA BARBARIA!!! Con questo ancestrale PRINCIPIO si innescherebbe un perverso e retrogrado meccanismo con cui in seguito sarebbe lecita la liberalizzazione dei minimi salariali di tutti i lavoratori italiani (vincitori di concorso di Stato) ! Ciò renderebbe l'Italia un Pese da terzo mondo, in cui sarebbe permessa la schiavizzazione delle categorie e dei lavoratori in base ad un mercato selvaggio regolato dalla legge del più forte. PLAUDIAMO LA COMMISSIONE GIUSTIZIA PER AVER EVIDENZIATO LA BARBARIA CHE ERA IN ATTO E AUSPICHIAMO UN RIPRISTINO IMMEDIATO DELLA OBBLIGATORIETÀ' DELLE TARIFFE MINIME insieme ad una legge che sancisca e regoli il controllo certosino che esse vengano realmente applicate.

Giovanni

Mangia pane a tradimento!!!! Ci vuole concorrenza e niente tariffe, tanto già è così si fanno i preventivi a chi fa il ribasso maggiore ma quale tariffe. Ipocriti

silvio

speriamo si faccia chiarezza sull'introduzione dei minimi e sul decreto Bersani....

Danilo

Chissà perchè si è chiesta la soppressione di tutte quelle riforme delle libere professioni ad eccezione dell'obbligo dell'assicurazione. Mah, se la saran dimenticata? Questo stop porterà le libere professioni all'età della pietra.

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