Impermeabilizzazione, isolamento termoacustico

Dalla riforma del lavoro una stretta sulle finte Partite IVA

Il CNAPPC contro la norma che obbliga il committente ad assumere il collaboratore che svolge di fatto un lavoro coordinato e continuativo

vedi aggiornamento del 31/12/2012
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29/03/2012 - Sono numerose e di notevole impatto le novità legislative che stanno interessando negli ultimi tempi i professionisti.

 
Dopo le misure introdotte dal Decreto Liberalizzazioni - che cancellano definitivamente le tariffe, impongono il preventivo e istituiscono le Società tra professionisti (leggi tutto) - ulteriori novità destinate a modificare non poco il lavoro quotidiano potrebbero arrivare dalla riforma del lavoro in via di definizione da parte del Governo.
 
Una delle misure che interessano moltissimi progettisti è quella relativa al rapporto di lavoro con Partita IVA: il Documento del Governo che illustra la riforma del lavoro spiega che per razionalizzare il ricorso alle collaborazioni professionali con titolarità di partita IVA, la riforma mira ad evitarne utilizzi impropri in sostituzione di contratti di lavoro subordinato.
 
In particolare, se la collaborazione dura più di sei mesi nell’arco di un anno e se da essa il collaboratore ricava più del 75% dei corrispettivi, e comporta la fruizione di una postazione di lavoro presso la sede del committente, si presumerà il carattere coordinato e continuativo (e non autonomo ed occasionale) della collaborazione. È fatta salva la possibilità del committente di provare che si tratti di lavoro genuinamente autonomo.
 
Qualora l’utilizzo della Partita IVA venga giudicato improprio, esso viene considerato una collaborazione coordinata e continuativa, e scatta l’obbligo per il committente di trasformare il rapporto in un rapporto di lavoro subordinato (sanzione di cui all’art. 69 comma 1 della Legge Biagi - Dlgs 276/2003).
 
Assolutamente contrario a questa previsione normativa si è detto il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, in una lettera inviata al Presidente del Consiglio e ai Ministri della Giustizia, del Lavoro e dello Sviluppo economico.
 
Secondo il Cnappc, questa norma creerebbe gravissimi danni agli architetti, sia in termini di disoccupazione che di marginalizzazione dal mercato. “La struttura media degli Studi di architettura italiani - spiega la lettera -  è assai piccola (tra due e quattro addetti) e si basa sulla cooperazione tra titolari e collaboratori”, “con un approccio culturalmente assai distante dal rapporto datore di lavoro/dipendente”.
 
“L’obbligo di assunzione in strutture che hanno volumi d’affari assai ridotti (uno Studio di architettura con tre addetti ha un volume d’affari medio di 120 mila euro) - spiega il Cnappc - avrebbe come conseguenza: la drastica riduzione dei collaboratori, per poter sostenere i nuovi oneri, con aggravio della disoccupazione soprattutto giovanile; la contrazione della dimensione delle strutture con ulteriore difficoltà delle stesse ad essere competitive sul mercato; la drastica riduzione dei contributi a Inarcassa”.
 
Il Cnappc evidenzia poi dei casi-limite: molti architetti sono per lunghi periodi di tempo mono-cliente, con l’assurdo che il committente del progetto dovrebbe assumere l’architetto. Ciò non riguarda solo i clienti privati ma anche Pubbliche Amministrazioni che spesso stipulano contratti di consulenza di liberi professionisti per gli Uffici Tecnici.
 
Tra le proposte che il Cnappc lancia al Governo vi è quella di inserire nei Codici Deontologici regole etiche e tipizzazioni contrattuali per regolare il rapporto tra titolare dello Studio e collaboratori iscritti agli Albi. Oppure quella di semplificare e rendere più economiche le forme di associazione professionale.
 
Gli architetti italiani chiedono con forza al Governo “di affrontare il tema con piena consapevolezza della complessa e articolata realtà professionale italiana e di rendersi conto che l’effetto finale di una tale norma sarebbe assolutamente risibile sulle grandi strutture professionali pubbliche o private che sono già organizzate con contratti di dipendenza - due quinti dei nostri iscritti sono dipendenti - ma deflagrante sul resto degli architetti italiani che verrebbero ulteriormente marginalizzati e resi meno competitivi sia sul mercato interno che su quello internazionale”.
(riproduzione riservata)
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Altri Commenti

Paolo

C'è già chi dice che se passa la riforma nn si potrà permettere di assumere i collaboratori come dipendenti: e c'è del vero. Ma c'è molto più del vero nel fatto che senza i collaboratori il singolo professionista in 8 ore di lavoro al giorno 120 mila € l'anno non li guadagnerebbe mai. Dovrebbe mollare molti lavori, accontentarsi di quel che riesce a fare da solo e lasciare agli altri colleghi (leggi "finte partite iva") i lavori che non riesce a gestire. Andremmo incontro a professionisti specializzati in cui ognuno fa la propria parte al pari tra colleghi. Un disegnatore verrebbe pagato da disegnatore e un architetto da architetto. E quindi ben venga la morte del piccolo studio che si regge sulle competenze altrui non riconosciute non retribuite non tutelate. Alla faccia dell'etica professionale.

Paolo

Amen! in 3 commenti la fotografia di un mondo. Pietro, Maria e MM hanno detto tutto. Il sistema è costruito da dentro, piace ai più anziani e a tutti quelli che hanno il coltello dalla parte del manico. E, ciliegina sulla torta, hanno pure il coraggio di citare il codice deontologico che, da come si evince, è considerato peggio della carta da cu**!

Pietro

Ne sono una testimonianza: P.IVA imposta dal mio studio (di oltre 20 collaboratori fissi a P.Iva) (altrimenti non ti prendono neanche), ora oltre 10 anni di "collaborazione" con orari, periodi di ferie concordati ecc ecc..insomma un dipendente a tutti gli effetti, tranne che per malattie, ferie e un contratto! Spese tutte a mio carico, formazione e quant'altro. E poi collaborazione? non si collabora per niente il più delle volte si fa da assistente super specializzato con angherie se per caso provi a far qualche tua pratica all'esterno. Siamo precari a tutti gli effetti. Comunque tutto questo si sà..c'è solo grande omertà.

maria

Ho 30 anni, sono laureata in Disegno Industriale (laurea magistrale III Facoltà di Architettura), faccio fatica ad arrivare a fine mese. Durante gli studi ho sempre lavorato come receptionist/venditrice sotto contratto, guadagnavo più di ora! Malattia, ferie, straordinari e permessi retribuiti. Da 4 anni lavoro nell'ambiente per cui ho studiato, prima in uno studio e poi in un altro, entrambi affermati. Ovviamente non ho mai avuto un contratto ed ho dovuto aprire la partita iva, regime agevolato "fortunatamente"! A giugno quando si avvicina il momento di pagare le tasse, come tanti altri miei coetanei, entro in crisi. Non ho soldi, mi ritrovo a doverle pagare a rate. Non parliamo di novembre, si paga tutto 'in un colpo'. Quest'anno mi ha aiutato mia madre che, dopo una vita di lavoro, tra 3 anni forse andrà in pensione con 400 € al mese.

maria

Ho 30 anni, sono laureata in Disegno Industriale (laurea magistrale III facoltà di architettura), faccio fatica ad arrivare a fine mese. Durante gli studi ho sempre lavorato come receptionist o venditrice sotto contratto, guadagnavo più di ora! Malattia pagata, ferie pagate, straordinari pagati, permessi retribuiti... Da 4 anni lavoro nell'ambiente per cui ho studiato come se fossi una collaboratrice assunta, prima in uno studio e poi in un altro, entrambi affermati. Ovviamente non ho mai avuto un contratto ed ho dovuto aprire la partita iva, regime agevolato "fortunatamente"! A giugno quando si avvicina il momento di pagare le tasse, come tanti altri miei coetanei, entro in crisi. Non ho soldi, mi ritrovo a doverle pagare a rate. Non parliamo di novembre, si paga tutto 'in un colpo'. Quest'anno mi ha aiutato mia madre che, dopo una vita di lavoro, tra 3 anni forse andrà in pensione con 400 € al mese.

maria

Ho 30 anni, sono designer, laureata in Disegno Industriale presso il Politecnico di Milano (laurea magistrale, III facoltà di architettura), faccio fatica ad arrivare a fine mese. Durante gli studi ho sempre lavorato come receptionist o venditrice sotto contratto, guadagnavo più di ora!!!!! Malattia pagata, ferie pagate, straordinari pagati, permessi retribuiti... Da 4 anni lavoro nell'ambiente per cui ho studiato come se fossi una collaboratrice assunta, prima in uno studio e poi in un altro, entrambi affermati. Ovviamente non ho mai avuto un contratto ed ho dovuto aprire la partita iva, regime agevolato "fortunatamente"!!! A giugno quando si avvicina il momento di pagare le tasse, come tanti altri miei coetanei, entro in crisi. Non ho soldi, mi ritrovo a doverle pagare a rate. Non parliamo di novembre, si paga tutto 'in un colpo'. Quest'anno me li ha anticipati mia madre che, dopo una vita di lavoro, tra 3 anni forse andrà in pensione con 400 euro al mese.

maria

Ho 30 anni, sono designer, laureata in Disegno Industriale presso il Politecnico di Milano (laurea magistrale, III facoltà di architettura), faccio fatica ad arrivare a fine mese. Durante gli studi ho sempre lavorato come receptionist o venditrice sotto contratto, guadagnavo più di ora!!!!! Malattia pagata, ferie pagate, straordinari pagati, permessi retribuiti... Da 4 anni lavoro nell'ambiente per cui ho studiato come se fossi una collaboratrice assunta, prima in uno studio e poi in un altro, entrambi affermati. Ovviamente non ho mai avuto un contratto ed ho dovuto aprire la partita iva, regime agevolato "fortunatamente"!!! A giugno quando si avvicina il momento di pagare le tasse, come tanti altri miei coetanei, entro in crisi. Non ho soldi, mi ritrovo a doverle pagare a rate. Non parliamo di novembre, si paga tutto 'in un colpo'. Quest'anno me li ha anticipati mia madre che, dopo una vita di lavoro, tra 3 anni forse andrà in pensione con 400 euro al mese. QUESTA E' L'ITALIA CHE TUTELA I GIOVANI CHE TUTELA IL SUO POPOLO????? QUESTA E' L'ITALIA DEI FURBI E DEGLI EGOISTI CHE GUARDANO SOLO AL PROPRIO INTERESSE FREGANDOSENE DI CHI FA FATICA ED HA UNA FAMIGLIA DA MANTENERE! NONOSTANTE CIO', MI REPUTO 'FORTUNATA', C'E' CHI VERAMENTE STA PEGGIO DI ME. ALMENO IO HO UNA VITA DAVANTI PER MIGLIORARE E, MAGARI ANDARE IN UN ALTRO PAESE DOVE FARE CARRIERA E CRESCERE I MIEI FIGLI.

MM

Sono rimasto alquanto disgustato dall’atteggiamento esposto, specie dalla presidenza. Se questa è l’espressione dell’etica e del rispetto che circola all’interno degli ordini professionali nei confronti dei giovani professionisti, allora credo sia giunto il momento di fare veramente qualcosa di drastico. E’ scandaloso addirittura arrivare ad affermare che gli studi professionali reggono il momento di crisi grazie anche a questi rapporti di lavoro!! In tempi migliori i giovani professionisti erano già sfruttati, riservando la maggior parte dei ricavi ai titolari degli studi. Ora, in tempi di crisi, si ha pure il vantaggio (a fatturati qualche volta invariati rispetto anni precedente), di poter stringere ancora un po’ il cappio attorno al collo delle finte partite iva... Diciamola tutta... se molti studi medio piccoli sopravvivono è grazie allo sfruttamento delle ottime competenze in termini di utilizzo di strumenti informatici, aggiornamento normativo, dinamismo dei giovani professionisti. Non meno aiuta la possibilità di pagarli a rimborso spese o anche meno... Altra strategia è quella di escluderli sempre dal team di progettazione nei lavori pubblici, cosicché non possano mai farsi un curriculum personale e poter gareggiare a concorsi e lavori, svincolandosi dallo studio e diventando veri liberi professionisti... Tutte tessere di un puzzle costruito ad hoc al fine di garantire la generazione di professionisti che oggigiorno probabilmente sarebbe fuori mercato per competenze e professionalità, e che sarebbe costretta ad appoggiarsi a professionisti giovani pagandoli in modo equo! Questi “inquadramenti professionali” sopravvivono negli ordini nella completa omertà, e anche quando alcune commissioni giovani hanno affrontato apertamente e coraggiosamente il problema, nulla è stato fatto. Gli ordini non devono e non possono assumere funzione di controllo interna in merito a queste problematiche, in quanto è ben chiara la posizione a riguardo: non fare nulla!!....

massimo

con questa manovrà , rimarranno a casa anche quelli che ora lavorano con partita iva, visto che gli studi per il 90% stanno lavorando così. e per fortuna. grazie governo tecnico di professoroni.

Danilo

Il governo dei professori. Hihihihi ah aha ahahah uh uh uh uh

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