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30/04/2012 - È entrata nel vivo in Commissione Lavoro del Senato la discussione sul disegno di legge per la Riforma del lavoro presentato dal Ministro Elsa Fornero.
Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita (Riforma del ..
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In Italia vi sono molti Ingegneri ed Architetti. Quasi la totalità dei giovani Architetti ed Ingegneri, che non hanno la possibilità di essere assunti presso qualche Amministrazione Pubblica o Ente Locale, lavora presso studi Tecnici percependo somme irrisorie - da fame! Nel nostro Bel Paese le prestazioni qualificate, fornite dagli iscritti agli Albi Professionali, sono sottopagate. Si premia infatti il lavoro non qualificato. GIOVANI DIPLOMANDI EVITATE NEL MODO PIU' ASSOLUTO DI ISCRIVERVI ALL'UNIVERSITA' (ARCHITETTURA o INGEGNERIA) perchè, dandovi in cambio paghe da fame, servirete soltanto a fare incassare specifiche consistenti ai soliti studi tecnici che, come pochi proifesionisti, hanno la possibilità di ottenere incarichi o assunzioni da parte di Amministrazioni.
Sergio
D'accordo con Max e gli altri.... Senza parlare degli ordini professionali che tutelano gli architetti contro.... gli architetti! Come se i giovani non pagassero iscrizione, contributi e tasse!
aleM
D'accordo con Max e Cristina:spero proprio che la riforma venga cambiata e che si metta un freno a questo sfruttamento vergognoso dei collaboratori! Tutto a vantaggio solo dei titolari dei grossi studi che, sottopagando i collaboratori, fanno prezzi stracciati e ribassi esagerati. Quasi sempre i collaboratori negli studi sono assimilati a veri e propri dipendenti,con la differenza che sono sottopagati e non hanno la benchè minima tutela!Dovremmo trovare il modo di ribellarci a questa legge iniqua!
Cristina
Condivido la posizione espressa da Max: anziché discutere di come rendere sostenibile per i professionisti onesti assumere dipendenti (come accade nella maggioranza degli studi europei), si preferisce tutelare chi, grazie all'utilizzo improprio delle collaborazioni, può offrire ribassi spudorati e fare concorrenza sleale. Se proprio si vuole depotenziare la riforma, comunque, meglio scrivere con chiarezza che si intende escludere dall'applicazione dell'articolo in questione tutti gli iscritti all'albo, e non ricorrere a ipocriti e aleatori giri di parole sulle mansioni proprie di un professionista iscritto: la questione non è se svolgo o meno i compiti propri della professione, ma se lo faccio in autonomia o per conto e alle dipendenze di qualcun altro.
Alvin1988
Ad un Insegnante di Ruolo, Iscritto all'Ordine degli Ingegneri , in quanto saltuariamente svolge attivita' di Consulenza, vedi CTU, vedi Prestazione Occasionale , come gli si puo' attribuire d'Ufficio una P. IVA ? Dati gli impegni di Docenza potrebbe svolgere solo una , due ... TRE (?) prestazioni Annuali !... o NESSUNA ! Infine... ma non da ultimo " In quale Studio di settore ricadrebbe tale Partita IVA ? " - Sono tantissimi i Docenti che " per sopravvivere con lo Stipendio che si ritrovano" ... possono fortunatemente (ancora) svolgere la libera Professione !
Max continua
E questi ultimi sanno bene che il sistema si regge su queste basi, diversamente sarebbero costretti a pagare maggiormente i propri dipendenti, riducendo i propri redditi, e rischiando di permettere una reale emancipazione dei giovani professionisti, che potrebbero così togliere in modo concorrenziale quote sostanziali di mercato a quelle parti del sistema ora tutelate da ordini, politica e cattiva economia. Questi giovani professionisti poi tanto giovani non sono. Si parla tranquillamente di una generazione che spazia dai 25 fino a rasentare i 40 anni. Si vuole continuare su questa strada, sostenendo la solita Italietta? Approviamo la legalizzazione delle finte partite iva iscritte agli ordini professionali. La strada maestra per la temuta e osteggiata Grecia è aperta!
Max
Immagino già l’esultanza e la gioia di molti affermati professionisti, ordini e rappresentanze politiche che li sostengono. Di contro in quel titolo si legge tutta l’espressione dell’Italia: un Paese di illegalità, corruzione e corruttibilità. Come descrivere una decisone del genere, se non alla stregua della legittimazione dell’illegalità? Non sono rimasto per nulla sorpreso della strada che nelle ultime settimane sta prendendo l’atteggiamento verso le finte partita iva, conoscendo il sistema che regna negli studi professionali, ordini e classe politica. Il problema più grave è un altro, ovvero su che basi e motivazioni verrà giustificata una tal presa di posizione. Si afferma di frequente che l’Italia è un Paese inefficiente, improduttivo, ove non regna la meritocrazia. Bene, questa scelta che si vuol adottare sulle finte partita iva consolida le basi di queste problematiche del tutto italiane. I giovani professionisti lavorano a tutti gli effetti negli studi professionali come veri e propri dipendenti, sottopagati, senza alcuna tutela lavorativa e contributiva, per di più col maggior onere di doversi gestire la contabilità dovuta al possesso di una partita iva. Si dice che si vogliono proteggere gli studi professionali (non tutti, perchè ne esistono anche molti che lavorano nella legalità e nel rispetto dei diritti dei lavoratori), che per loro natura sono così organizzati. Ma cosa sarebbero questi studi professionali nel mercato se non imprese fallite? Compensano inefficienze strutturali e mancanza di aggiornamenti professionali, legislativi e tecnici scaricandoli sull’unica parte produttiva e debole del sistema, ovvero i giovani professionisti, gli unici che, nella maggior parte dei casi, generano il reddito anche per i titolari degli studi.
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