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Riforma del lavoro: i professionisti iscritti agli Albi sono ‘‘vere Partite Iva’’

Tra gli emendamenti al testo Fornero, la proposta di escludere dall’obbligo di assunzione i profili professionali più qualificati

vedi aggiornamento del 31/12/2012
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30/04/2012 - È entrata nel vivo in Commissione Lavoro del Senato la discussione sul disegno di legge per la Riforma del lavoro presentato dal Ministro Elsa Fornero.

 
Al testo sono stati presentati oltre 1000 emendamenti, circa 60 dei quali sono relativi all’articolo 9, quello finalizzato a scoraggiare l’utilizzo di lavoratori titolari di Partita Iva per collaborazioni che hanno invece le caratteristiche di lavoro subordinato.
 
Si tratta di situazioni, le cosiddette finte Partite Iva, che il Governo intende regolarizzare, ponendo delle condizioni in presenza delle quali il committente è tenuto ad assumere il collaboratore titolare di Partita Iva.
 
Nel testo proposto dal Ministro Fornero, l’articolo 9 prevede che le prestazioni lavorative rese da titolari di Partita Iva siano considerate collaborazioni coordinate e continuative qualora ricorrano, salvo prova contraria del committente, almeno due dei seguenti presupposti:
a) che la collaborazione duri più di 6 mesi nell’arco di un anno;
b) che il corrispettivo derivante da tale collaborazione costituisca più del 75% del reddito del collaboratore nell’arco dello stesso anno;
c) che il collaboratore disponga di una postazione di lavoro presso la sede del committente.

Diversi emendamenti propongono di rendere più stringenti i presupposti necessari per considerare le collaborazioni a Partita Iva come rapporti di lavoro subordinato, limitando così i casi in cui la Partita Iva è considerata finta. Ad esempio, si propone di elevare da 6 mesi ad un anno o a più anni la durata della collaborazione, e dal 75 al 100% il reddito che il collaboratore deve percepire dalla collaborazione, e di prendere in considerazione solo i lavoratori che si rechino quotidinamente e ad orari prestabiliti presso la sede del committente o che lavorino per un solo committente.
 
I professionisti iscritti agli Albi
Un discorso a parte va fatto per i professionisti iscritti agli Albi: il testo del Governo considera ‘vere partite Iva’ le collaborazioni il cui contenuto sia riconducibile alle attività professionali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione agli Albi.
 
Ad esempio, se un architetto con Partita Iva lavora come architetto presso uno studio, per oltre 6 mesi all’anno e guadagnando da quello studio più del 75% del suo reddito, può continuare a farlo senza che il titolare dello studio sia tenuto ad assumerlo. In caso contrario, cioè se il professionista con Partita Iva svolge un’attività diversa da quella per la quale è iscritto all’Albo, il suo datore di lavoro dovrebbe assumerlo, perchè il solo fatto che sia iscritto all’Albo non determina automaticamente l’esclusione dal campo di applicazione delle nuove regole.

Anche per questa fattispecie, gli emendamenti sono numerosi: c’è chi propone di escludere dalle nuove norme tutte le prestazioni rese dai professionisti iscritti agli Albi, oppure le attività di lavoro autonomo identificate dagli Studi di settore, o ancora le prestazioni lavorative connotate da competenze di grado medio ed elevato.
 
Quest’ultima proposta prevede di escludere le prestazioni caratterizzate da conoscenze teoriche acquisite attraverso percorsi formativi significativi o da capacità tecnico-pratiche acquisite attraverso consistenti esperienze sul campo e remunerate con compensi superiori ai minimi previsti dai contratti nazionali per figure professionali analoghe ma con contratto da dipendente.
 
Un altro emendamento propone di escludere non solo le collaborazioni dei professionisti iscritti agli Albi ma anche i contratti di consulenza che richiedono un apporto di competenza specifica nella fase operativa.

Gli oneri contributivi
Nel testo del Governo, quando la prestazione lavorativa del titolare di Partita IVA si configura come collaborazione coordinata e continuativa, gli oneri contributivi derivanti dall’obbligo di iscrizione alla gestione separata dell’Inps saranno per due terzi a carico del committente e per un terzo del collaboratore, il quale, nel caso in cui la legge gli imponga l’assolvimento dei relativi obblighi di pagamento, avrà il diritto di rivalsa nei confronti del committente.
 
La decorrenza delle nuove norme
Salvo modifiche, la stretta sulle finte Partite IVA si applicherà ai rapporti di lavoro che inizieranno dopo l’entrata in vigore della Riforma, mentre per i rapporti in corso a tale data è prevista una fase transitoria di un anno, per dare ai professionisti e alle aziende il tempo di adeguarsi alle nuove regole.
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Altri Commenti

Rino 50

In Italia vi sono molti Ingegneri ed Architetti. Quasi la totalità dei giovani Architetti ed Ingegneri, che non hanno la possibilità di essere assunti presso qualche Amministrazione Pubblica o Ente Locale, lavora presso studi Tecnici percependo somme irrisorie - da fame! Nel nostro Bel Paese le prestazioni qualificate, fornite dagli iscritti agli Albi Professionali, sono sottopagate. Si premia infatti il lavoro non qualificato. GIOVANI DIPLOMANDI EVITATE NEL MODO PIU' ASSOLUTO DI ISCRIVERVI ALL'UNIVERSITA' (ARCHITETTURA o INGEGNERIA) perchè, dandovi in cambio paghe da fame, servirete soltanto a fare incassare specifiche consistenti ai soliti studi tecnici che, come pochi proifesionisti, hanno la possibilità di ottenere incarichi o assunzioni da parte di Amministrazioni.

Sergio

D'accordo con Max e gli altri.... Senza parlare degli ordini professionali che tutelano gli architetti contro.... gli architetti! Come se i giovani non pagassero iscrizione, contributi e tasse!

aleM

D'accordo con Max e Cristina:spero proprio che la riforma venga cambiata e che si metta un freno a questo sfruttamento vergognoso dei collaboratori! Tutto a vantaggio solo dei titolari dei grossi studi che, sottopagando i collaboratori, fanno prezzi stracciati e ribassi esagerati. Quasi sempre i collaboratori negli studi sono assimilati a veri e propri dipendenti,con la differenza che sono sottopagati e non hanno la benchè minima tutela!Dovremmo trovare il modo di ribellarci a questa legge iniqua!

Cristina

Condivido la posizione espressa da Max: anziché discutere di come rendere sostenibile per i professionisti onesti assumere dipendenti (come accade nella maggioranza degli studi europei), si preferisce tutelare chi, grazie all'utilizzo improprio delle collaborazioni, può offrire ribassi spudorati e fare concorrenza sleale. Se proprio si vuole depotenziare la riforma, comunque, meglio scrivere con chiarezza che si intende escludere dall'applicazione dell'articolo in questione tutti gli iscritti all'albo, e non ricorrere a ipocriti e aleatori giri di parole sulle mansioni proprie di un professionista iscritto: la questione non è se svolgo o meno i compiti propri della professione, ma se lo faccio in autonomia o per conto e alle dipendenze di qualcun altro.

Alvin1988

Ad un Insegnante di Ruolo, Iscritto all'Ordine degli Ingegneri , in quanto saltuariamente svolge attivita' di Consulenza, vedi CTU, vedi Prestazione Occasionale , come gli si puo' attribuire d'Ufficio una P. IVA ? Dati gli impegni di Docenza potrebbe svolgere solo una , due ... TRE (?) prestazioni Annuali !... o NESSUNA ! Infine... ma non da ultimo " In quale Studio di settore ricadrebbe tale Partita IVA ? " - Sono tantissimi i Docenti che " per sopravvivere con lo Stipendio che si ritrovano" ... possono fortunatemente (ancora) svolgere la libera Professione !

Max continua

E questi ultimi sanno bene che il sistema si regge su queste basi, diversamente sarebbero costretti a pagare maggiormente i propri dipendenti, riducendo i propri redditi, e rischiando di permettere una reale emancipazione dei giovani professionisti, che potrebbero così togliere in modo concorrenziale quote sostanziali di mercato a quelle parti del sistema ora tutelate da ordini, politica e cattiva economia. Questi giovani professionisti poi tanto giovani non sono. Si parla tranquillamente di una generazione che spazia dai 25 fino a rasentare i 40 anni. Si vuole continuare su questa strada, sostenendo la solita Italietta? Approviamo la legalizzazione delle finte partite iva iscritte agli ordini professionali. La strada maestra per la temuta e osteggiata Grecia è aperta!

Max

Immagino già l’esultanza e la gioia di molti affermati professionisti, ordini e rappresentanze politiche che li sostengono. Di contro in quel titolo si legge tutta l’espressione dell’Italia: un Paese di illegalità, corruzione e corruttibilità. Come descrivere una decisone del genere, se non alla stregua della legittimazione dell’illegalità? Non sono rimasto per nulla sorpreso della strada che nelle ultime settimane sta prendendo l’atteggiamento verso le finte partita iva, conoscendo il sistema che regna negli studi professionali, ordini e classe politica. Il problema più grave è un altro, ovvero su che basi e motivazioni verrà giustificata una tal presa di posizione. Si afferma di frequente che l’Italia è un Paese inefficiente, improduttivo, ove non regna la meritocrazia. Bene, questa scelta che si vuol adottare sulle finte partita iva consolida le basi di queste problematiche del tutto italiane. I giovani professionisti lavorano a tutti gli effetti negli studi professionali come veri e propri dipendenti, sottopagati, senza alcuna tutela lavorativa e contributiva, per di più col maggior onere di doversi gestire la contabilità dovuta al possesso di una partita iva. Si dice che si vogliono proteggere gli studi professionali (non tutti, perchè ne esistono anche molti che lavorano nella legalità e nel rispetto dei diritti dei lavoratori), che per loro natura sono così organizzati. Ma cosa sarebbero questi studi professionali nel mercato se non imprese fallite? Compensano inefficienze strutturali e mancanza di aggiornamenti professionali, legislativi e tecnici scaricandoli sull’unica parte produttiva e debole del sistema, ovvero i giovani professionisti, gli unici che, nella maggior parte dei casi, generano il reddito anche per i titolari degli studi.

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