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Rinnovabili: incentivi ridotti per eolico, geotermico e biomasse

Tra le novità, obbligo di iscrizione al registro e procedura d’asta al ribasso. Le nuove regole in vigore dal 1° gennaio 2013

vedi aggiornamento del 08/02/2013
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16/04/2012 - Allineare gli incentivi alla media europea e introdurre meccanismi per governare la nuova potenza installata. Sono questi gli obiettivi del Governo per le fonti rinnovabili elettriche diverse dal fotovoltaico, cioè idroelettrico, geotermico, eolico, biomasse, biogas, da perseguire con il nuovo Decreto varato nei giorni scorsi. 

 
Come per il fotovoltaico (leggi tutto), il Governo ritiene che anche per le altre rinnovabili l’approccio finora seguito non sia stato ottimale, soprattutto in termini di costi, e che quindi occorra perseguire l’efficienza dei costi e la massimizzazione del ritorno economico e ambientale per il Paese.
 
Anche per queste fonti, secondo il Governo gli incentivi sono molto generosi e superiori agli standard europei. Ad esempio: eolico 148 €/MWh contro media UE di 122; biomassa 250 €/MWh contro media UE di 130; biogas 250 €/MWh contro media UE di 137.
 
L’obiettivo del decreto per l’incentivazione di idroelettrico, geotermico, eolico, biomasse, biogas è quello di ridurre gli incentivi per allinearli alla media europea.
 
Per l’eolico, si punta a scendere dagli attuali 148 €/MWh a 124, con riferimento ad un impianto di potenza pari a 10 MW. Per la biomassa invece, la previsione è quella di passare, per un impianto da 200 kW, dagli attuali 250 €/MWh ad un range compreso tra 174 e 257.
 
Per il biogas si passerebbe dagli attuali 250 €/MWh a 180-276 €/MWh. In controtendenza l’idroelettrico, che passerà dagli attuali 121 a 139 €/MWh. Infine, il geotermo-elettrico passerà da 121 €/MWh a 99-172.
 
Per governare la nuova potenza annua installata ed evitare una crescita eccessivamente veloce, il decreto introduce dei meccanismi differenziati in base alla potenza degli impianti:
 
- gli impianti di potenza compresa tra 1 e 50 kW sono liberi di accedere ad incentivo dopo l’entrata in esercizio (il quantitativo di questa categoria viene detratto dal contingente a registro nell’anno successivo);
 
- gli impianti di potenza superiore a 5.000 kW (20.000 kW per idroelettrico e geotermico) accedono agli incentivi se vincono la procedura d’asta al ribasso su incentivo nei limiti di quantitativi predeterminati di potenza annua;
 
- gli impianti di potenza compresa tra 50 e 5.000 kW (tra 50 e 20.000 per idroelettrico e geotermico) accedono previa iscrizione a Registro nei limiti di quantitativi predeterminati di potenza annua.
 
Per quest’ultima categoria di impianti, la priorità per l’accesso a Registri sarò data a:
- impianti iscritti al precedente registro che non sono riusciti ad entrare;
- piccoli impianti di proprietà di aziende agricole;
- criteri specifici per tecnologia (per impianti a rifiuti: attestazione della regione sulla funzionalità dell’impianto ai fini della corretta gestione del ciclo dei rifiuti; per impianti geotermici: quelli con totale reiniezione del fluido geotermico nelle stesse formazioni di provenienza);
- minor potenza degli impianti;
- anteriorità del titolo autorizzativo;
- precedenza della data della richiesta di iscrizione al registro.
 
In generale, il decreto mira a incentivare un mix di tecnologie allineato al Piano di Azione Nazionale (PAN) e a favorire le tecnologie ‘virtuose’.
 
Per favorire la filiera economica nazionale e stimolare l’innovazione sono previsti:
- premi per biomassa da filiera;
- premi per limitate emissioni CO2 (trasporto a breve raggio);
- premi per impianti geotermici innovativi a emissioni nulle;
- premi per impianti solari a concentrazione;
- trattamento specifico per riconversione zuccherifici (no aste e registri, tariffa incentivante fissa).
 
Per ridurre l’impatto ambientale sono previsti premi per limitate emissioni polveri sottili e altri inquinanti locali e per riduzione nitrati in impianti a biogas. Per favorire le ricadute positive su settori strategici contigui, il decreto prevede una specifica considerazione per impianti a rifiuti urbani (al 50% biodegradabili) e l’integrazione di impianti a biomasse e biogas con settore agricolo. I piccoli impianti saranno favoriti con varie modalità: esenzione da o prioritizzazione nei registri, tariffe più alte, ecc.
 
In conclusione, il decreto punta ad una crescita graduale e controllata della spesa per gli incentivi alle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche fino a 5-5,5 miliardi di euro l’anno (dai circa 3,5 attuali) e la loro successiva stabilizzazione entro il 2020.
 
Il decreto per le rinnovabili non fotovoltaiche entrerà in vigore il 1° gennaio 2013.
 
A questo decreto e al quinto Conto Energia seguiranno specifici interventi sulle rinnovabili termiche e sull’efficienza energetica


I COMMENTI
Con riferimento al minieolico, il senatore del Pd Francesco Ferrante segnala uno ‘svarione’ che va corretto: “i produttori italiani costruiscono pale di aerogeneratori da 55 KW e, quindi, il registro dai 50 KW favorisce sostanzialmente quelli più piccoli, prodotti in Cina. Effetto davvero paradossale, e forse frutto di ignoranza per chi, anche nel Governo, nel criticare il sistema di incentivazione delle rinnovabili puntava il dito contro l’assenza di una filiera totalmente italiana”.
(riproduzione riservata)
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