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Finte Partite IVA: il Senato propone di ammorbidire le norme

Rilanciata l'ipotesi di escludere dall’obbligo di assunzione tutti i professionisti iscritti agli Albi

vedi aggiornamento del 18/07/2012
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15/05/2012 - Riprende oggi in Commissione Lavoro del Senato l’esame del disegno di legge per la Riforma del lavoro presentato dal Ministro Elsa Fornero.

 
Il tema che ci interessa più da vicino è sicuramente quello delle cosiddette finte Partite Iva, che il Governo intende regolarizzare con l’articolo 9, ponendo delle condizioni in presenza delle quali il committente è tenuto ad assumere il collaboratore titolare di Partita Iva.
 
Nella prima fase della discussione sono stati presentati oltre 60 emedamenti, che propongono di rendere più stringenti i presupposti necessari per considerare le collaborazioni a Partita Iva come rapporti di lavoro subordinato, limitando così i casi in cui la Partita Iva è considerata finta (leggi tutto).

La scorsa settimana, i relatori, in sintonia con gli emendamenti presentati da numerosi senatori, hanno espresso l’intenzione di restringere significativamente la casistica alla quale applicare l’obbligo per il datore di lavoro di assumere il collaboratore.
 
L’emendamento 9.100 dei relatori rilancia infatti la proposta di escludere dall’obbligo di assunzione le prestazioni lavorative svolte nell’esercizio di attività professionali per le quali è richiesta l’iscrizione ad un ordine professionale, o registri, albi, ruoli o elenchi. La ricognizione di queste attività sarebbe però demandata ad un Decreto del Ministero del Lavoro, da emanarsi entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della Riforma del Lavoro.
 
Per i professionisti, il testo Fornero considera ‘vere partite Iva’ le collaborazioni il cui contenuto sia riconducibile alle attività per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione agli Albi. Ad esempio, se un architetto con Partita Iva lavora come architetto presso uno studio, per oltre 6 mesi all’anno e guadagnando da quello studio più del 75% del suo reddito, può continuare a farlo senza che il titolare dello studio sia tenuto ad assumerlo.
 
In caso contrario, cioè se il professionista con Partita Iva svolge un’attività diversa da quella per la quale è iscritto all’Albo, il suo datore di lavoro dovrebbe assumerlo, perchè il solo fatto che sia iscritto all’Albo non determina automaticamente l’esclusione dal campo di applicazione delle nuove regole.

Con il nuovo emendemento dei relatori, si escluderebbero dall’obbligo di assunzione le attività svolte dai professionisti iscritti agli Albi, attività che però dovranno essere individuate da un successivo Decreto del Ministero del Lavoro.
 
Inoltre, viene riproposta l’esclusione dall’obbligo di assunzione i collaboratori le cui prestazioni lavorative siano caratterizzate da competenze teoriche di grado elevato e i titolari di un reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il livello minimo imponibile ai fini del versamento dei contributi previdenziali.
 
Il commento degli Architetti
“È necessario che in sede di approvazione del ddl Lavoro gli iscritti agli Albi siano esclusi dalle norme sulla assunzione obbligatoria delle Partite Iva, indipendentemente dalle soglie di reddito. In caso contrario, e nelle gravi condizioni di crisi del settore edilizio, i piccoli studi di architettura, che sono la maggioranza, sarebbero costretti alla chiusura, con l'effetto immediato di aumentare la disoccupazione non solo giovanile”. Così il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e la Conferenza degli Ordini provinciali.
(riproduzione riservata)
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