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Compensi professionisti, dal CdS parere positivo sui parametri

Il Consiglio raccomanda di estenderli alle liquidazioni d’ufficio e di includere i rimborsi nei corrispettivi dei progettisti

vedi aggiornamento del 23/01/2013
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11/07/2012 - Estendere l’applicazione dei parametri, che sostituiscono le tariffe professionali, anche alle liquidazioni d’ufficio e ricomprendere spese e oneri del professionista nel suo compenso. Sono alcune delle osservazioni che il Consiglio di Stato ha formulato nel suo parere sulla bozza di Decreto Ministeriale per la definizione dei corrispettivi nelle liquidazioni giudiziali.

 
In linea generale, il via libera del CdS è condizionato da esigenze di semplificazione, per una facile ed immediata applicazione della norma, ma anche dalla necessità che i parametri non si trasformino in “tariffe mascherate”.
 
Secondo il Consiglio di Stato, il DM non dovrebbe essere applicato solo in caso di contenzioso e mancato accordo tra le parti, ma anche nelle liquidazioni d’ufficio.
Il parere dei giudici segue la linea di pensiero espressa nel Decreto Legge 83/2012 per lo sviluppo e la crescita, in base al quale i parametri individuati dal decreto ministeriale possono essere utilizzati per definire i corrispettivi da porre a base di gara nell’affidamento di servizi di ingegneria e architettura. Tutto con un unico limite: che i parametri non possono condurre ad un importo maggiore delle previgenti tariffe professionali, abolite dal Decreto Legge 1/2012 sulle liberalizzazioni.
 
A detta del CdS, nel compenso de professionista dovrebbero essere conteggiate le spese , gli oneri e i contributi versati per portare a termine la prestazione. Al contrario, la bozza del DM nella quantificazione del corrispettivo comprende solo la prestazione professionale e le attività accessorie, escludendo rimborsi, eventuali contributi e costi per gli ausiliari che hanno coadiuvato il professionista a svolgere il suo incarico (Leggi Tutto).
 
Il Consiglio di Stato sottolinea inoltre che lo schema del DM non considera l’obbligo introdotto dal DL Liberalizzazioni 1/2012, in base al quale il professionista deve presentare al cliente un preventivo di massima. Secondo il CdS, in caso di disaccordo, il compenso verrebbe sì liquidato dal giudice, che però dovrebbe valutare negativamente la mancanza di prove sulla presentazione del preventivo di massima al fine della riduzione del compenso da liquidare.
 
Per il CdS è necessario sottolineare che le soglie indicate nella bozza di decreto ministeriale non sono vincolanti. Per evitare che si trasformino in tariffe mascherate sarebbe quindi preferibile non indicarne la misura minima, né in termini numerici né di percentuale, ma solo i valori medi, modificabili fino ad una misura massima.
 
Il Consiglio di Stato conclude il suo parere affermando che le formule utilizzate per la quantificazione del corrispettivo non sono di facile applicazione e non rispondono alla necessità di semplicità del linguaggio, che è invece necessaria in un rapporto tra professionista e cliente.

Oltre al parere sui parametri, nello stesso giorno il Consiglio di Stato si è pronunciato anche sulle società tra professionisti (Leggi Tutto). (riproduzione riservata)
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Altri Commenti

marco

a leggere l'articolo il parere mi senbra tutt'altro che positivo visto tutte le modifche che richiede. però in Italia siamo tutti ottimisti per cui vediamo le cose positive

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