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Professioni, gli Ordini chiedono modifiche al Regolamento

Incontro al Ministero della Giustizia su formazione, tirocini, sistema disciplinare, assicurazione, definizione di professione, pubblicità

vedi aggiornamento del 28/08/2012
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16/07/2012 - Formazione, tirocinio, obbligo dell’assicurazione di responsabilità civile, sistema disciplinare, definizione di professione intellettuale. Sono questi i punti della bozza di Regolamento per la riforma delle professioni che il Comitato Unitario delle Professioni (CUP) definisce “critici” e che ha chiesto al Ministro della Giustizia di modificare.

 
Il confronto tra il Guardasigilli, Paola Severino, e i rappresentanti di tutti gli ordini professionali si è tenuto giovedì scorso al Dicastero di via Arenula ed è stato l’occasione per discutere dei regolamenti attuativi della riforma degli ordinamenti professionali.
 
Entrando nel merito dei punti più controversi del Regolamento, la Presidente del CUP, Marina Calderone, ha affermato che “un aspetto fondamentale su cui abbiamo espresso le nostre perplessità è la formazione, concessa anche a non meglio definite associazioni professionali. Questa formulazione evasiva rischia infatti di ampliare i soggetti deputati a gestire la formazione, con il rischio di penalizzare i giovani praticanti”.
 
Tra gli altri punti critici, il CUP segnala le conseguenze della normativa prevista per il tirocinio: “l’ulteriore previsione di un corso di formazione da effettuare nell'arco di un semestre - spiega Calderone -, che sembra garantire una migliore preparazione teorica per il giovane, si traduce in realtà nell’impoverimento dell'esperienza tecnico-professionale che si può maturare in un contesto lavorativo”.
 
“Al Ministro Severino - ha affermato la Presidente del CUP - abbiamo chiesto di intervenire anche sull’obbligo dell’assicurazione di responsabilità civile per i professionisti, poiché, in questa specifica materia, la previsione delle associazioni tra professionisti come parti di convenzioni collettive si configura come un eccesso di delega”. Un altro punto importante su cui il CUP si è soffermato nel corso del confronto con il Ministro ha riguardato la modalità di gestione dei procedimenti disciplinari.
 
Chiesta, infine, dal CUP una migliore definizione di professione intellettuale. Per Calderone, “è necessario eliminare il riferimento a registri ed elenchi comunque tenuti da amministrazioni o enti pubblici, valutando meglio come precisare la nozione di professione regolamentata, per evitare che vengano fatte rientrare in questo ambito anche le associazioni professionali”.
 
L’incontro tra il Ministro e i rappresentanti di tutti gli ordini professionali ha seguito il parere del Consiglio di Stato, che ha espresso molti dubbi sulla bozza di Regolamento, soprattutto in merito al tirocinio, alla formazione permanente e al sistema disciplinare (leggi tutto).
 
E altre critiche arrivano anche dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori. “Se il tirocinio deve innalzare lo standard qualitativo, e competitivo, dei nostri laureati e far sì che possano accedere in tempi ragionevoli al mondo del lavoro - afferma in una nota il Presidente del Cnappc, Leopoldo Freyrie -, non può essere un percorso ad ostacoli nel corso del quale pagare altri corsi universitari e sottoporsi a continui esami: lo standard europeo è, invece, articolato, in modo semplice e razionale, in cinque anni di università, più uno di tirocinio negli Studi professionali, con un esame finale abilitante”.
 
Inoltre, circa la separazione, negli Ordini, della funzione amministrativa da quella del giudizio deontologico, per il Cnappc “non si comprende come si possa immaginare un modello più complicato e bizantino di quello di eleggere i Collegi di Disciplina separatamente dai Consigli degli Ordini”. Ed ancora, “è davvero inimmaginabile che si possa fare pubblicità sul prezzo dellaprestazione professionale prima  ancora che il potenziale cliente descriva i suoi bisogni”.
 
Nei giorni scorsi la bozza di Regolamento per la riforma delle professioni ha iniziato l’esame in Commissione Giustizia del Senato.
 
Il primo argomento di discussione è stato quello della pubblicità. Giacomo Caliendo (PdL) si è detto perplesso in particolare sulla possibilità riconosciuta ai singoli professionisti di pubblicizzare “con ogni mezzo” le proprie attività e ha invitato ad una ulteriore riflessione “su tale indiscriminata facoltà di informazione pubblicitaria” che fino a pochi anni fa era vietata e disciplinarmente sanzionata. Perplessità condivisa da Franco Mugnai (PdL) secondo il quale l’uso indiscriminato dell'informazione pubblicitaria, soprattutto comparativa, rischia di cambiare la natura delle professioni liberali.
 
Di altro avviso Alberto Maritati (PD) che ritiene “ormai tramontata quella visione per la quale le attività libero-professionale si devono considerare avvolte in un’aura di sacralità”. Secondo il senatore, il progresso, anche normativo, “impone di privilegiare a logiche di mero conservatorismo degli interessi di coloro che già esercitano arti liberali, lo sviluppo della concorrenza”. Marco Perduca (PD) ricorda che le attività pubblicitarie sono la regola in altri ordinamenti, come quello statunitense.
 
Il dibattito si è esteso poi a tutti gli altri contenuti e la Commissione ha deciso di interpellare in audizione i rappresentanti delle aree sanitaria, tecnica, economica-sociale e giuridica del CUP, i rappresentanti delle professioni tecniche (PAT) e dei sindacati, al fine di valutare le osservazioni già sottoposte al Ministro.
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