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Società tra Professionisti, dagli ingegneri no al Regolamento

Secondo il Consiglio Nazionale Ingegneri, c’è il rischio di sperequazioni inaccettabili tra nuove STP e vecchie associazioni professionali

vedi aggiornamento del 08/02/2013
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02/07/2012 - “La misura è colma, la pazienza è finita: gli ingegneri sul piede di guerra esprimono forti perplessità in merito alle società di capitale”. Non usa mezzi termini il Consiglio Nazionale degli Ingegneri per dire no al Regolamento sulle Società tra Professionisti.

 
Il provvedimento, predisposto dal Ministero della Giustizia, di concerto con il Ministero dello sviluppo Economico, è stato diffuso alcuni giorni fa (leggi tutto) ed è attualmente all’Esame del Consiglio di Stato, ma - contestano gli ingegneri - non è stato “mai sottoposto all’attenzione delle categorie tecniche”, proprio quelle “che vantano una presenza diffusa di società professionali” su cui propongono una serie di emendamenti.
 
La prima criticità individuata dal CNI è la seguente: il Regolamento esclude dal suo ambito di operatività le associazioni professionali e le società tra professionisti costituite ‘secondo modelli vigenti alla data di entrata in vigore della Legge 183/2011’. Questa distinzione “risulta del tutto incomprensibile” per il CNI.
 
In pratica - spiegano gli Ingegneri - società come quelle di ingegneria o quelle di professionisti, costituite facendo riferimento ad una normativa speciale, non sarebbero assoggettate alle previsioni del nuovo Regolamento in quanto, in tali casi, farebbe comunque fede il modello societario vigente alla data di entrata in vigore della Legge 183/2011. Questa previsione provocherebbe, secondo il CNI, “sperequazioni inaccettabili nel trattamento giuridico di società riconducibili ad una medesima tipologia”.
 
Considerazioni negative arrivano anche in merito al tema dell’iscrizione delle Società, quando composte da soci professionisti appartenenti a diverse categorie professionali e, quindi, a diversi Albi; le iscrizioni sono previste nella sezione speciale del solo Albo professionale detenuto dall’Ordine nel circondario del quale ha sede la società.
 
“È invece evidente - spiega il CNI - la necessità che la Società sia iscritta a tutti gli Albi di riferimento dei soci, anche al fine di consentire l’esercizio dell’azione disciplinare nei confronti di ciascun singolo professionista che abbia prestato l’attività”.
 
Rischi di sperequazione anche in questo caso: “pure per le Società multidisciplinari l’iscrizione non può essere circoscritta al solo albo di riferimento dei professionisti che esercitino l’attività prevalente individuata nell’atto costitutivo”.
(riproduzione riservata)
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