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RISPARMIO ENERGETICO

Certificazione energetica: stop all’autodichiarazione in classe G

di Rossella Calabrese
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L’autocertificazione potrà essere sostituita con una delle procedure di certificazione energetica semplificate

Vedi Aggiornamento del 24/05/2013
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12/09/2012 - Non sarà più consentito ai proprietari di edifici energivori autocertificare la classe energetica G. La novità è contenuta in una bozza di decreto ministeriale che sarà emanato nelle prossime settimane.
 
Il decreto si è reso necessario per rimediare alla procedura di infrazione a carico dell’Italia aperta dalla Commissione Europea per incompleta attuazione della Direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico in edilizia.
 
La UE ha contestato, in particolare, la possibilità - prevista dalle Linee guida per la certificazione energetica degli edifici (DM 26 giugno 2009) - per i proprietari di immobili con scarse prestazioni energetiche, di autodichiarare la classe più bassa (la G) al momento del trasferimento inmmobiliare. Secondo la Commissione Europea, questa opzione vìola l’art. 7, paragrafi 1 e 2, della Direttiva 2002/91/CE (leggi tutto).
 
Le Linee guida, ad oggi, consentono al proprietario dell’edificio, consapevole della scadente qualità energetica dell’immobile, di scegliere di ottemperare agli obblighi di legge attraverso un’autodichiarazione in cui afferma che l’edificio è di classe energetica G e che i costi per la sua gestione energetica sono molto alti.
 
Con le modifiche alle Linee guida, apportate dalla bozza di Decreto, l’autodichiarazione potrà essere sostituita con una delle procedure di certificazione semplificate già definite dalle stesse Linee guida, e cioè il software gratuito Docet predisposto da Enea e Cnr (Allegato A, paragrafo 5.2, punto 2) e la procedura semplificata di cui all’Allegato A, paragrafo 5.2, punto 3.
 
A seguito della cancellazione della possibilità di autodichiarare la classe G, la bozza di decreto dettaglia maggiormente la casistica degli edifici esentati dall’obbligo di certificazione energetica, escludendo quelli per i quali è tecnicamente impossibile o non significativo effettuarla (box, cantine, autorimesse, depositi, ecc.), i ruderi e gli scheletri strutturali.
 
Sono poi meglio specificati i ruoli degli enti tecnici, CTI, Enea, Cnr, per la qualificazione dei software commerciali per il calcolo della prestazione energetica, ed è stata dettagliata la forma dei sistemi di calcolo di riferimento nazionale che i suddetti enti devono rendere disponibile.

 
Il decreto sui requisiti dei certificatori
Lo schema di decreto rivela che il regolamento relativo ai requisiti degli esperti nella certificazione energetica degli edifici e nelle ispezioni degli impianti termici ha quasi concluso il suo iter di approvazione: manca il secondo passaggio in Consiglio dei Ministri. Si tratta dell’ultimo decreto attuativo della Direttiva 2002/91/CE, che andrebbe ad aggiungersi al Dlgs 192/2005, modificato dal Dlgs 311/2006, al Dpr 59/2009 e alle Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici.
 
La nuova Direttiva 2010/31/CE sugli Edifici a Energia Quasi Zero
Infine, la relazione alla bozza di decreto aggiunge che la nuova Direttiva 2010/31/CE sul rendimento energetico in edilizia, “che dovremo recepire entro giugno 2012”, rafforza lo strumento della certificazione energetica e rende più incisive le sue norme applicative. La scadenza di giugno 2012 è evidentemente superata e non si hanno ancora notizie dei provvedimenti di recepimento della nuova direttiva.
 
In ogni caso, i nuovi edifici, costruiti a partire dal 2020, dovranno essere “a energia quasi zero”, cioè edifici ad altissima prestazione energetica, in cui il fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo deve essere coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili. Entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere “a energia quasi zero”; per gli edifici pubblici questa scadenza è anticipata al 31 dicembre 2018.
© Riproduzione riservata

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Altri commenti
Roberto Andreani

Sarebbe a mio avviso molto opportuno se non necessario che ci fosse una normativa a livello nazionale resa valida per tutto il territorio italiano. Al momento mi sembra che ogni regione tenda a farsi le proprie regole proprio per la mancanza di una normativa nazionale in vigore. Gli stessi metodi di calcolo dovrebbero valere su tutto il territorio nazionale mentre attualmente alcune regioni impongono i propri programmi con le conseguenze immaginabili in termini di complicazioni tecniche e amministrative.