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PROFESSIONE

Professionisti, Antitrust contraria a legare il compenso al decoro

di Paola Mammarella
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Valutazione della prestazione basata su parametri qualitativi e opposizione al numero chiuso nelle università tra le proposte dell’Autorità

Vedi Aggiornamento del 10/06/2013
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02/10/2012 – Antitrust contro compensi tarati sul decoro professionale e numero chiuso. Secondo l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, che ha inviato al Governo una segnalazione per la predisposizione del ddl sul mercato e la concorrenza, c’è ancora molto da fare nel percorso delle liberalizzazioni perché si inneschi una prospettiva di crescita e apertura dei mercati.
 
A detta dell’Antitrust, a prescindere dalle misure già adottate, i servizi professionali presentano ancora margini di apertura e manovra; allo stesso tempo è indispensabile non fare passi indietro.

Cosa è stato fatto
Nel suo documento l’Antitrust ha fatto il punto della situazione sulle misure già portate a termine con una serie di provvedimenti legislativi, come la Legge 248/2006, la Legge 148/2011, la Legge 27/2012 e il Dpr 137/2012.

Le disposizioni hanno contribuito ad abolire l’obbligatorietà delle tariffe professionali, abolire il divieto di pubblicità da parte dei professionisti, garantire il libero accesso alle professioni non regolamentate e ridurre il periodo di tirocinio professionale a 18 mesi.
 
Le misure da adottare
Per evitare passi indietro, secondo l’Antitrust bisogna eliminare il decoro professionale e l’importanza dell’opera come riferimento per determinare il compenso del professionista. Un meccanismo che potrebbe aprire la strada al ritorno implicito delle tariffe, abrogate dal Dl Liberalizzazioni.
 
Al momento, fa notare l’Antitrust, i riferimenti al decoro e all'importanza dell'opera come base per la determinazione del compenso, sono contenuti nell'articolo 2233, comma 2, del Codice Civile che prevede che “in ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera e al decoro della professione” e nell’articolo 9, comma 4, del Dl Liberalizzazioni 1/2012, in base al quale “in ogni caso la misura del compenso ... deve essere adeguata all'importanza dell'opera”.

Si tratta di norme che a parere dell'Antitrust potrebbero vanificare i tentativi di liberalizzazione intrapresi e non garantirebbe la qualità della prestazione professionale, sulla quale devono indagare gli ordini professionali in base a parametri qualitativi, non all’ammontare del compenso.
 
L’Autorità ritiene inoltre che il numero chiuso per l’accesso ai corsi universitari non dovrebbe basarsi sul fabbisogno di professionalità nel sistema sociale e produttivo. Un’impostazione del genere rappresenterebbe uno sbarramento ingiustificato, non strettamente legato all’offerta formativa delle università.
 
Ricordiamo che attualmente, dopo l'abolizione delle tariffe professionali, il DM 140/2012 ha definito i parametri con cui gli organi giurisdizionali possono determinare i compensi dei professionisti in caso di contenzioso. Resta invece ancora sospesa la situazione dei compensi nelle gare d'appalto per l'affidamento dei servizi di progettazione, per cui si attende l'emanazione di uno specifico regolamento.
© Riproduzione riservata

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Altri commenti
Antonio 2

Dimenticavo che questi sono contrari all'indicazione del "decoro" perchè sono loro i primi che non sanno cosa è ovviamnte politici sia tecnici che non compresi)!!!!!

Antonio

ma l'avete mai visto Catricalà quando parlava di liberalizzare le professioni (nel periodo in cui era lui a capo dell'anitrust) ...gli usciva la bava alla bocca come se stesse godendo come un pazzo. Questi hanno seri problemi di ordine psicologico. Io so solo che non riesco a pagare da due anni le tasse ne tantomeno i contributi ... però almeno adesso sono stato liberallizato ... Ma andate a quel paese!!!!